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John Travolto… da un insolito destino, la parodia rispettosa di un debuttante Neri Parenti

john travolto locandinaForse non tutti sanno che il celebre film Saturday Night Fever in origine avrebbe dovuto intitolarsi The Tribal Rites of the New Saturday Night. L’idea veniva da un articolo del New York Magazine scritto dal giornalista rock Nick Cohn e pubblicato nel 1976 di cui il film fu pressappoco una trasposizione romanzata. Si trattava di un reportage sulla scena discotecara newyorchese degli anni ’70 e si focalizzava sull’aspetto più popolare e sottoproletario incarnato da un ragazzo italoamericano che Cohn intervistò presso la popolare discoteca 2001 Odyssey. Il giovane raccontò episodi della sua vita quotidiana, le sue avventure e le sue abitudini, tra cui la discoteca come principale sfogo per una vita noiosa e senza prospettive.

L’articolo colpì talmente tanto l’opinione pubblica dell’epoca, mettendo in mostra un fenomeno ancora sconosciuto al grande pubblico, tanto da venir poi trasposto nel celebre e seminale film di John Badham. Solo una ventina d’anni dopo l’autore del reportage confesserà di averlo inventato di sana pianta, eventi e personaggi compresi, dopo l’amarezza per la difficoltà che aveva trovato nell’immergersi e studiare quel mondo così accattivante ma allo stesso tempo così inesplicabile, impenetrabile e chiuso all’esterno.

In pratica una delle più grandi mode di sempre e uno dei più grandi fenomeni culturali del XX secolo esplosero grazie a quella che oggi chiameremmo una bufala, puro fake news, e milioni di persone, tra artisti, registi e persone comuni avrebbero vissuto ispirandosi a un fenomeno che non è mai esistito, o almeno non come credevano loro.

Il “travoltismo” e la Febbre del Sabato sera in salsa italica

Il “travoltismo” che conseguì al successo della pellicola nel biennio d’oro della discomusic italiana (1978-1979) aveva toccato picchi musicali e cinematografici discutibili (e non solo nel nostro paese), simbolo del tentativo della gioventà italiana di rimettersi in carreggiata e prendere in mano il proprio destino in un periodo di crisi economica, nonché uno dei periodi più bui della storia politico-sociale di casa nostra. L’imitare gli atteggiamenti di John Travolta colto dalla Febbre del Sabato sera, coscientemente o meno, implicava il riuscire a divenire i soli artefici del proprio futuro dimenticandosi le (dis)illusioni politiche e utopiche degli anni ’60 e ’70. Ormai tutto era svanito e l’unica via d’uscita per la gioventù del periodo era quella di fare delle discoteche il proprio mondo.

La politica e gli ideali in ogni sua forma sembravano passati in secondo piano in favore di un edonismo commerciale sfrenato e John Travolta venne visto erroneamente come il simbolo di questa ribellione semi-individualista contro la decadenza del mondo contemporaneo. Il personagio di Tony Manero divenne il simbolo fiero di una società decadente, cafone ed egocentrico, osteggiato dagli impegnati e dai professoroni, un figura quasi reazionaria e fascistoide, ma il pubblico di massa, tra cui anche quello italiano in particolare, non si rese conto che in realtà era lui il vero proletario.

Ma anche questa visione commercializzata e distorta di Tony Manero per certi versi aveva deluso molti, tanto che da una sfilza di film usciti nell’arco di pochissimi mesi, che tentavano di essere semi-remake italiani delle avventure di Tony Manero e tutti sonorissimi flop (American Fever, Disco Delirio, Rock & Roll, Brillantina Rock…), ecco che a metà del 1979 uscì un titolo che era tutto un programma: John Travolto… da un insolito destino, esordio alla regia di nientepopodimeno che Neri Parenti e probabilmente tra le sue opere migliori.

L’unico vero travoltasploitation

A una prima occhiata sembra essere una parodia del genere, della moda e dei miti di quel periodo laccato d’oro (e non solo per il titolo beffardo), in realtà sembra indeciso sulla vera strada da prendere in quanto tutti i protagonisti sono frequentatori assidui della discoteca e nutrono un’ammirazione smodata e sincera per John Travolta (soprattutto le ragazze, ovviamente) senza caricature di sorta o prese in giro del loro stile di vita, anzi. Tanto che il film potrebbe essere definito una “parodia rispettosa” fatta dall’interno della sub-cultura (ancora più rispettosa di quanto lo sia stato qualunque altro “discotecarello”) nonché l’unico vero travoltasploitation.

Ma al di là di queste definizioni bisogna tenere a mente che il film venne realizzato esclusivamente per l’estrema somiglianza di Giuseppe Spezia, giovane sardo alla sua prima e unica esperienza cinematografica, col divo del momento (il quale immaginiamo gli abbia fornito un notevole ascendente sul gentil sesso di quei anni) che per l’occasione sembra essere stato doppiato da Flavio Bucci (con una marcata cadenza dell’isola di Benito Urgu), lo stesso che doppiò il vero John Travolta nella Febbre del Sabato sera e in Grease.

Così l’immaginabile trama è presto detta: Gianni (Giuseppe Spezia) è un timido e provinciale cuoco d’albergo di origini sarde segretamente innamorato follemente di Ilona Staller (sì, proprio lei), nonché DJ di una discoteca della provincia milanese, il John’s Fever (e ti pareva). Gli altri suoi amici discotecari (nonché colleghi dello stesso albergo) lo verranno a sapere e tenteranno di aiutare Gianni a conquistare il cuore di Ilona. Per puro caso si accorgeranno anche della somiglianza di Gianni con John Travolta e tenteranno di approfittare della cosa sapendo che la star americana stava venendo di passaggio in Italia…

john travolto ilona staller

Rispetto agli altri disco-movie del periodo John Travolto… da un insolito destino ha un pregio non da poco: sa realmente intrattenere, la trama è abbastanza curiosa e spudorata da accattivarsi lo spettatore e i personaggi risultano più che simpatici, dagli intermezzi comici del mitico Enzo Cannavale (portiere d’albergo sonnambulo) agli amici della discoteca, una pletora di grandi caratteristi italiani come Massimo Giuliani, Massimo Vanni, Claudio BigagliAdriana Russo, la splendida Sonia Viviani e persino Gloria Piedimonte, ballerina scatenata divenuta famosissima nel 1978 grazie alla siglia di Discoring che tentò per un breve periodo la carriera di attrice (a proposito: se qualcuno ha avuto occasione di trovare una copia di Baila guapa, l’unico film di Gloria come protagonista dello stesso anno ci faccia sapere) e la già citata Ilona Staller ovviamente, all’epoca non ancora impegnata nel cinema hard col nome di Cicciolina ma già nota per gli show di nudo integrale su e giù per l’Italia e le controverse apparizioni televisive.

Immancabili sequenze da commedia degli equivoci una volta che Gianni si travestirà fingendosi John, dal burbero padrone della discoteca che vuole sfruttarlo come attrazione alle riflessioni esistenziali del protagonista che capirà che per conquistare Ilona sarà necessario ben altro che l’apparenza e la somiglianza col divo del momento. Sorprendente inoltre che in questo film non ci siano battute sconce o nudi, ma solo buoni sentimenti e una scazzottata pirotecnica prima del gran finale.

Runaround e la colonna sonora

john travolto runaroundNon si può non parlare infine del comparto musicale che fa la sua figura e calza a pennello, con alcuni brani che sembrano veri e propri “omaggi” ai brani dei Bee Gees, curato da Paolo Vasile e con ulteriori pezzi di Claudio Simonetti, i Nuovi Angeli e Vince Tempera, il tutto arrangiato dal maestro Gianni Mazza (sì, quello di Scommettiamo Che e della partecipazione a Sanremo con Il lazzo).

L’album della colonna sonora ufficiale si apre con Runaround che fa da tema principale del film, a nome di People Live, band fantoccio creata da Vasile con la collaborazione di Freddie Cannon, artista disco di fugace successo anche in Italia che lavorò per la colonna sonora di American Fever, e Go Away, cantata da Linda Lee, cantante del Daniel Santacruz Ensemble e anch’essa riapparsa per diverse colonne sonore disco del periodo. Due brani dei fratelli Balestra, Mirror e The Show is Over (quest’ultima con acuti in stile Bee Gee‘s) e tre canzoni suonate dall’orchestra condotta dal maestro Gianni Mazza, tra cui Ilona’s Theme e il funkeggiante John’s Fever, altro brano cardine del film usato sempre magistralmente nelle scene clou.

Il lato B è costituito invece da brani che non vennero scritti appositamente per il film, ma che furono successi del periodo e che troviamo inseriti nel film come Disco Quando, la nuova (discutibile) versione discomusic del brano storico di Tony Renis che spopolò nel 1978, il già citato brano di Linda Lee e Hot Cha Cha pezzo più latineggiante che disco del trio Bixio, Frizzi & Tempera sotto il nome Fruit of the Gum, lo stesso che usarono per la colonna sonora di Rock & Roll. Now invece è un pezzone pop-rock con influenze disco dei Nuovi Angeli, (riciclato dalla colonna sonora del film Controrapina di Antonio Margheriti e uscito nelle sale nello stesso periodo di John Travolto …da un insolito destino) e due cover così così: una versione disco-gospel di Oh Happy Day e una de La Bamba. Presente nel film ma non inserita nella colonna sonora c’è anche Baby, I Love You degli Easy Going scritta da Claudio Simonetti. Se trovate in giro una copia di questo disco tenetevela stretta: su Discogs è venduta in media a circa 120 Euro.

Da parodia a film culto

Il film con gli anni divenne meritatamente un cult, sia per la trama originale nonostante tutto (particolarità di cui Neri Parenti non farà sfortunatamente un suo trademark di carriera), sia per la spaventosa somiglianza effettiva di Giuseppe Spezia con John Travolta (che qualche malalingua attribuiva ad un’operazione di chirurgia estetica) che dopo aver interpretato un ruolo minore in Vieni avanti cretino di Luciano Salce del 1982 chissà dove è finito. Non dimentichiamoci poi delle musiche, perfettamente rappresentative per l’epoca. Persino all’estero attirò l’attenzione divenendo un piccolo fenomeno distribuito con i titoli altrettanto paradossali di The Face with Two Left Feet, Travoltomania e The Lonely Destiny of John Travolto.

Tracce:
A1. People Live Runaround
A2. C. G. & M. Balestra – Mirror
A3. C. G. & M. Balestra – The Show Is Over
A4. Orchestra Gianni Mazza – Ilona Theme
A5. Orchestra Gianni Mazza – Mascarade
A6. Orchestra Gianni Mazza – John’s Fever
B1. Antonia – La Bamba
B2. Tony Renis – Disco Quando
B3. Linda Lee – Go Away
B4. Fruit Of The Gum – Hot Cha Cha
B5. Nuovi Angeli – Now
B6. Marion Williams – Oh Happy Day