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Disco delirio (1979, film)

Una delirante pellicola diretta da Oscar Roy ch fa il verso a La febbre del Sabato sera: dialoghi deliranti, scenette da commedia pecoreccia e un concentrato di tristi macchiette con un assurdo finale a sorpresa

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Disco delirio 1979 film dario bramanteLa moda della musica disco esplose in Italia come una bomba atomica che covava da tempo sepolta nel tessuto socio-culturale dell’Italia dell’epoca. John Travolta e La febbre del Sabato sera furono solo l’occasione da cui si sprigionò quella scintilla che diede origine ad un gigantesco fenomeno senza precedenti che si riversò nella società di fine anni ’70. La scena musicale fu solo il filtro attraverso cui si propagarono estetiche, mode e stili di vita adottati più o meno consciamente da milioni di giovani italiani delusi da una situazione politica e sociale soggetta ad una profonda crisi.

Come ogni moda che si rispetti non mancarono imitazioni, influenze e taroccchi (nel nostro Paese e non solo) che in brevissimo tempo (dall’inizio del 1978 fino a metà del 1979, circa) infestarono la produzione di musica e film a tematica discomusic; in effetti “delirio” è la parola sicuramente più adatta per descrivere questa tendenza costruita ad hoc sull’onda di un movimento e di una sottocultura made in USA che in Italia non è mai esistita se non nell’immaginario costruito dai media.

Arriviamo dunque a Disco delirio, opera del 1979 del regista Oscar Righini (qui accreditato col nome di Oscar Roy) che, come da tradizione per questo genere di discoploitation, non aveva nulla a che spartire con il mondo della discomusic, tanto che l’unica sua altra opera che si ricordi è la sceneggiatura dell’assurdo Nazisploitation Le lunghe notti della Gestapo nel 1977 (altro grande genere sensazionalistico molto popolare all’epoca, guardacaso anch’esso nato dal fraintendimento e dallo sfruttamento commerciale di celebri opere come Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini).

La non-storia di questo Disco delirio vede protagonista un gruppo di amici che, annoiati dalla monotonia della vita di provincia, trova nella discoteca e nelle competizioni di ballo il loro unico sfogo. Tra questi vi è Dario Bramante, balerino idolo del momento pubblicizzato come “il Tony Manero italiano” da riviste e rotocalchi dell’epoca e che terminò i suoi 15 secondi di notorietà interptretando in questa pellicola un frustrato fotografo di moda che si lamenta di dover immortalare donne nude tutto il giorno e che si calma solo quando scende sulla pista da ballo.

La vicenda di Mario s’interseca con quella dei suo amici, tutti personaggi spaesati e alienati con l’unico obiettivo di vincere un’importante gara di ballo in discoteca. In un cast di totali sconosciuti, misteriosamente, tra i doppiatori c’è persino Ferruccio Amendola, che presta la voce ad un attempato donnaiolo membro del gruppo, detto il Bomba. Non si contano i dialoghi deliranti che tentano disperatamente di apparire divertenti, ovviemente senza riuscivi minimamente, sfociando in scenette da commedia pecoreccia in un vero e proprio concentrato di tristi macchiette che non strappano nemmeno mezzo sorriso. Su tutte le sequenze con un ragazzo russo e la sua spasimante, basate sugli stereotipi della commedia dell’epoca e su giochi di parole deficienti tipo «Tu vuoi dormire con me, mia troika?».

Gli attori sembrano presi dalla strada con performance recitative da film neo-realista, ma il prodotto complessivo è quasi da teatro dell’assurdo tanto è grande il nulla che impera nel film: nessuna storia, nessun intreccio narrativo, nessuna sceneggiatura degna di questo nome, bensì un canovaccio scritto probabilmente su un coriandolo che racconta della vita di tutti i giorni di un gruppo di giovani disillusi della provincia milanese, della loro passione per i motori e la discoteca come unico svago.

A rendere le cose ancora più noiose per un film che dovrebbe basarsi principalmente sulle coreografie e le scene di danza, ecco che moltissime sequenze, soprattutto quelle di ballo, oltre che particolarmente buie sono fisse e riprese da lontano in campo lunghissimo, come se stessimo spiando i protagonisti.

Disco delirio sembra perfettamente tenere fede al proprio nome anche quando arriverà improvviso un finale tanto delirante (appunto) quanto tragico, che spezza il non-ritmo di quello che sembrava un film dal tenore completamente diverso. Dopo le buffonate di tutti i protagonisti, l’aria generale da commediaccia di serie Z e la gara di ballo, ecco la svolta improvvisa: Dario tornando a casa dopo una serata di baldorie con gli amici farà un incidente con la moto venendo investito da un treno perdendo l’uso delle gambe. Un finale drammatico insensato, senza morale e totalmente avulso dal contesto dell’opera, inserito a forza nel film a colpi di machete.

Inutile dire che Disco delirio fu un completo fiasco al botteghino, realizzato in maniera frettolosa e rudimentale e uscito nelle sale quando tutti ormai si erano dimenticati anche solo chi fosse Dario Bramante. La prova che riempire un film di alcune fastidiose canzoni del momento non basta (e sul fatto che siano stati pagati i diritti non ci scommetteremo), soprattutto se vengono ossessivamente ripetute per tutta la durata del lungometraggio, su tutte The Day That My Heart Caught Fire e Love Is in the Air di John Paul Young, Le Freak degli Chic e Superstar di Bob McGilpin ma anche Rock Around the Clock, perché un brano degli anni ’50 ci deve sempre stare in discoteca, non importa se è come mettere il cacio sul caffé.

Ultima curiosità, leggenda vuole che in Jugoslavia e nell’Est Europa il film, uscito come Travoltijada, riscosse un grande successo, divenendo perfino più famoso del film col vero John Travolta, questo poiché l’originale Saturday Night Fever era bandito nei paesi oltre Cortina di ferro in quanto un prodotto degenerato dell’America capitalista.

Disco Delirio (Disco Music Fever) (Colonna sonora originale del film)

Tracce:
A1. John Paul Young – The Day That My Heart Caught Fire
A2. Paris Connection – Eloise
A3. Shotgun – Good, Bad & Funky
A4. B. Mc Gilpin – Superstar
A5. Bill Haley And Comets – Rock Around The Clock
B1. Araxis – Araxis Space Ship
B2. Alex R. Costandinos – Romeo & Juliet
B3. Idris Muhammad – S.E.X.
B4. John Paul Young – Love Is In The Air

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3 COMMENTI

  1. Pensavo a un deja vu poi ho controllato e l’altro film da voi trattato è “Jocks – Angeli in discoteca”. Non capivo perchè non ci fosse un riferimento in questo articolo.

    PS: ci sono un po’ di errorucci nel testo ci sarebbe da dare una ricontrollata 😉

  2. Uhm… Forse in effetti il film è neorealismo mascherato da discoploitation! A me è capitato a volte, purtroppo, di uscire ed andare in disco, dire e sentire cazzate poco o nulla divertenti e sprecare serate e soldi nn divertendomi. Per fortuna mia sgambetto ancora ma lo sappiamo tt che ad altri è successo di schiantarsi e finire anche peggio del protagonista! Forse chi ha imbastito il film voleva mandare un massaggio di questo tipo! Del resto La Febbre Del Sabato Sera è un film drammatico!!!

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