Bestia che discografia! La carriera musicale dimenticata di Massimo Boldi

Da Ricky Gianco a Gino Paoli e l’arrivo al Derby Club

Il 1968 si rivela un anno cruciale per lui. Oltre ad accompagnare Claudio Lippi, La Pattuglia Azzurra diventa la backing band di Ricky Gianco e, non contento, il solo Boldi inizia a suonare la batteria anche per Gino Paoli sia durante i concerti al Casinò di Levanto (che in quegli anni era diretto dal cantautore), sia durante quelli alla Bussola di Marina di Pietrasanta (il locale dove Gino Paoli, all’inizio degli anni ‘60, conobbe e corteggiò con successo l’allora 15enne Stefania Sandrelli).

È in questo clima di frenetica attività live che arriva al Derby Club, il locale aperto da Angela e Gianni Bongiovanni insieme ad Enrico Intra, per sostituire la band che era solita suonarci (ora dove sorgeva il club ora c’è un centro sociale, il Cantiere). Boldi all’epoca ha 23 anni e, come succederà per tanti che varcheranno quella porta e saliranno su quel palco, l’ingresso al Derby cambierà radicalmente la sua vita.

Massimo Boldi alla batteria negli anni '60

L’impiego della band consiste nel suonare degli stacchetti musicali tra un numero e l’altro, tutti i giorni tranne il lunedì dalle 20.30 all’1.00. Da dietro la batteria vede susseguirsi sul palco Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Umberto Bindi, Diego Abatantuono, Paolo Villaggio, Bruno Lauzi, Walter Valdi, I Gufi e tanti altri artisti che hanno reso grande la storia del cabaret milanese. E Massimo Boldi, pur non essendo un cabarettista, inizia ad attirare l’attenzione di Gianni Bongiovanni, vero deus ex machina del locale. Lo osserva alla fine delle serate e dopo qualche tempo gli offre la possibilità di passare davanti alla batteria per esibirsi come comico. L’inizio, complice l’emozione, è disastroso ma ben presto scoprirà di trovarsi a suo agio davanti a un microfono tanto quanto dietro la batteria. E qui la sua carriera come musicista inteso in senso tradizionale si interrompe. O meglio, muta. Perchè da batterista si trasformerà in autore e cantante per tutte le sue future sortite discografiche.

Enzo Jannacci, Cochi e Renato, la televisione e il cinema

Cruciali sono gli incontri con Enzo Jannacci e Cochi e Renato. Non soltanto perché lo aiutano a limare e migliorare la propria comicità, ma anche perché sono i primi a spingerlo a mettersi alla prova anche al di fuori del Derby. Il primo nel 1973 lo coinvolge in uno spettacolo teatrale intitolato Come nel ciclismo, mentre i secondi lo fanno debuttare in televisione chiamandolo a partecipare ai loro sketch durante Canzonissima del 1974: capolavori di comicità surreale che andavano in onda da un ipotetico scantinato posto sotto il palco principale. E dunque è di nuovo uno scantinato a tenere a battesimo un debutto di Massimo Boldi: ci suonava col suo primo gruppo serio, ci ha debuttato come cabarettista e poi anche come personaggio televisivo.

Prima di vederlo ancora alle prese con la musica c’è tempo per un altro debutto, quello al cinema. Nel 1975 ottiene una piccola parte in Due cuori, una cappella, commedia diretta da Maurizio Lucidi che vede Renato Pozzetto come protagonista e la presenza di Ursula Andress, Aldo Maccione (già membro dei Brutos), Alvaro Vitali e Mario Brega. A 30 anni inizia così per Boldi la terza carriera, quella che lo renderà più celebre e che gli lascerà sempre meno tempo per quelle di musicista e di cabarettista.

Massimo Boldi Sei repellente Elisa

Ma nel 1976 la musica torna a reclamare uno spazio nella sua vita. È uno spazio piccolo (in quell’anno gira quattro film fra cui l’imprescindibile Sturmtruppen) ma molto importante: scrive per Enzo Jannacci Senza i danè che finisce sia nello splendido album O vivere o morire che nella colonna sonora di Come ti rapisco il pupo di Lucio De Caro, film in cui oltre allo stesso Boldi recitano altri pezzi da novanta: Teo Teocoli, Felice Andreasi, Franca Valeri, Walter Chiari e Umberto Smaila.

Il testo è completamente intriso della poetica surreale e nostalgica del dutur, e non sfigura al fianco delle altre canzoni del disco che sono firmate da gente come Beppe Viola, Dario Fo e Lina Wertmüller. Il brano, che l’anno dopo verrà inciso anche da Cochi e Renato che lo inseriranno nell’album Libe-libe-là, è l’inizio di una collaborazione che porterà alla nascita, quattro anni dopo, del primo LP del Massimo Boldi cantante.

Prima, però, escono due singoli: Sei repellente Elisa/Mangiato le mele nel 1977 e Tamburino pendulino/Zan zan le belle rane (cioè Sei repellente Elisa con un titolo diverso) nel 1979.

Il primo 45 giri ha una fortissima impronta jannacciana tanto che lo stesso Enzo Jannacci ne inciderà una sua versione nel 1983 per l’album Discogreve, ma personalmente la versione di Cipollino, qui al meglio della forma, ha un qulcosa in più. A parte l’ambiguo riferimento al rapporto sessuale che si stereotipizza con l’onomatopeico «zan zan» e la cosiddetta immagine sessogena collettiva dell’epoca che si rifaceva a degli innocenti anfibi palustri, la canzoncina è ben costruita e dotata di un ritornello orecchiabile, trascinante e ironico come solo Enzo Jannacci sapeva scrivere, salvandola da un sicuro e prematuro dimenticatoio. Imperdibile l’esecuzione registrata durante Saltimbanchi si muore con una “band” di tutto rispetto: Diego Abatantuono, Giorgio Faletti, Giorgio Porcaro e Mauro Di Francesco.

Sul lato B invece abbiamo la bislacca Mangiato le mele,  canzone che chiaramente si rifà all’imperante moda della disco music dell’epoca, scritta da due colossi: lo scrittore e cantautore Gianfranco Manfredi e Roberto Colombo, storico produttore del periodo “arlecchino elettronico” di Alberto Camerini che arriverà da lì ad un paio d’anni. Ancora una volta il testo sembra avere dei riferimenti sessuali legati ai ricorrenti accostamenti ortaggio-anatomici, ma questa volta la chiave demenziale-goliardica è nettamente superiore. Purtroppo non serve a nulla che il nostro si esibisca in una specie di inglese sardo-maccheronico, perché nonostante il bell’arrangiamento sembra di ascoltare uno scarto dei Gatti di Vicolo Miracoli.

Tamburino pendulino è invece una canzone scritta a sei mani da Jannacci insieme a Cochi e Renato e che si inserisce perfettamente nel solco delle loro produzioni.

Precedente 1 2 3 4 Successivo

  1. Qualche piccola precisazione (senza nulla togliere ad un articolo fantastico)

    Nel 1960 Teocoli e Boldi cercarono effettivamente di fondare un gruppo, ma desistettero perché l’unico chitarrista disponibile era effettivamente Fabio Boldi (allora 11enne, in quanto nato nel 1949)

    Nella prima formazione dei Gentlemen (già Atlas) oltre a Massimo alla batteria c’erano
    Renato Vignocchi alla chitarra e Giorgio Fazzini al basso (entrambi diverranno componenti dei New Dada), Carlafranca Lovati al piano e ancora Fabio Boldi oramai 15enne come turnista alle chitarre

    Negli anni del Tricheco, Caterina Caselli si esibiva col complesso de Gli Amici (prodotti dalla CGD) con la seguente formazione: alla chitarra Alete Corbelli, alla batteria Sergio Flori, alla tastiera Ivo Callegari e al basso Mario Montagnani. La Caselli pare fosse giunta al Tricheco grazie al supporto di suo cugino Rino Annovi (poi prete presso il Duomo di Modena dal 1968 al 2011).

    L’uomo che presentò De Sica a Boldi era Enrico Rovelli, allora impresario di Celentano e fondatore all’Alcatraz di Milano.

    L’album di Jannacci contenente “Senza i danè” è “O vivere o ridere” datato 1976.

  2. Mi fa ridere il riferimento a Carlo Verdone “meno bravo” di Boldi alla batteria…Boldi fa pena ma si crede bravo, Verdone almeno ammette i tanti limiti!

    1. A me fa ridere ma anche penzare tantissimo questo commento.
      Davvero stai argomentando (piccato) che Massimo Boldi sia peggio di Carlo Versone alla batteria??? Ma come fai a saperlo?
      A meno che tu non sia Verdone stesso colpito nell’orgoglio e con un moto d’ira da cosa lo stabilisci?? 🙂

      E a livello di fiati secondo te chi é il migliore,Boldi o Verdone? E al piano?

    2. Sentendo l’imitazione della batteria con la bocca in Oh! Oh! Oh! (…Va bene!), nessuno mi convincerà che non sia l’ispirazione del celeberrimo brano Disco Band degli Scotch (brano uscito, guarda caso, l’anno successivo). Comunque un plauso a Massimo Boldi che, in coppia con Teocoli, mi faceva sbellicare dalle risate al mitico Drive In (i miei preferiti insieme allo stralunato Francesco Salvi). Peccato che a partire dagli anni ’90 si sia “fossilizzato” nell’interpretare pressoche’ solo cinepanettoni uno più imbarazzante dell’altro…
      (anche se in fondo gli si vuol bene lo stesso)

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.