Bestia che discografia! La carriera musicale dimenticata di Massimo Boldi

Il primo album scritto con Enzo Jannacci e la nascita di Cipollino

Massimo Boldi Scatolette LP 1980

Arriviamo finalmente al 1980 e al primo LP Scatolette. Interamente scritto insieme a Enzo Jannacci (con contributi anche di Beppe Viola, Pino Donaggio e Sergio Poggi), che veste anche il ruolo di produttore e arrangiatore, oltre che suonare le tastiere. Un coinvolgimento totale, tanto che potremmo quasi definirlo un suo disco dimenticato. Non sorprende quindi che l’album si presenti come un mix di canzoni e monologhi comici in cui l’impronta surreale di Jannacci è predominante.

Si passa così attraverso una serie di racconti che parlano di ascensoristi schiacciati da un ascensore che vanno al night, cantanti che perdono la band, mobilieri che ricordano i personaggi vanziniani che interpreterà di lì a pochi anni e accenni ai suoi tormentoni (l’abbozzo di Come prima di Tony Dallara che ritornerà anche nel secondo album e in diverse performance televisive in coppia con Teo Teocoli). In apertura del lato b c’è un breve pezzo parlato, Cabaret, in cui la suddetta arte viene definita «un trapezio senza rete»; bene, queste sono le parole che il proprietario del Derby Gianni Bongiovanni, di cui Boldi imita la parlata piena di suoni e pause, gli disse agli inizi della sua carriera di comico.

E se il mood generale del disco richiama appunto quello del cabaret dell’epoca, non manca un pezzo serio, quasi drammatico: quel Fa niente in cui Enzo Jannacci, anche tastierista in tutti i pezzi, presta la voce per i cori. Vale la pena anche ricordare un passaggio in Zombi (un richiamo al famoso disco di Gianfranco Manfredi?) in cui Boldi, che nella canzone resta senza batterista, si propone di prendere il suo posto premettendo di non saper suonare ed eseguendo un perfetto assolo di batteria… con la bocca. Per la parte musicale, infine, il comicobatterista-cantante si avvale di alcuni fra i migliori turnisti del periodo: Tullio De Piscopo, Julius Farmer, Flaviano Cuffari, Dino D’Autorio, Bruno De Filippi e Aldo Banfi. Insomma, il disco è una chicca dimenticata che merita sicuramente una riscoperta.

Per sentirlo cantare di nuovo bisogna aspettare due anni, durante i quali gira ben otto film: Sono fotogenico di Dino Risi, Prestami tua moglie di Giuliano Carnimeo, Nessuno è perfetto di Pasquale Festa Campanile, L’esercito più pazzo del mondo di Marino Girolami, Fracchia la belva umana di Neri Parenti, Eccezzziunale…veramente di Carlo Vanzina, Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi di Mariano Laurenti (a modesto parere di chi scrive il più interessante del lotto, anche se purtroppo è anche il più difficile da trovare) e Sturmtruppen II di Salvatore Samperi. Nonostante i numerosi impegni cinematografici trova il tempo di partecipare a due trasmissioni televisive su Antenna 3. Una, Bingooo dell’82/83, lo vede come ospite del Quartetto Cetra insieme a Teo Teocoli, Gerry Bruno dei Brutos e Gianni Magni dei Gufi. Durante il programma alcuni episodi famosi della storia venivano parodiati attraverso delle canzoni. Canzoni che verranno distribuite soltanto nel 2010, raccolte nell’album Antenna 3, le parodie di Bingooo! – La storia secondo i Cetra. Massimo Boldi compare in tre pezzi: nelle due parti di Una spia chiamata Cicero e Monaco 1938 – Una conferenza senza pace.

Nel frattempo sempre nel 1982 e sempre su Antenna 3 va in onda Non lo sapessi ma lo so (come il celebre tormentone boldiano), trasmissione che oltre a Massimo Boldi vede la partecipazione dei soliti Teo Teocoli e Gerry Bruno. Il programma ha inoltre come autori Gino e Michele, suggeriti da Nanni Svampa, e Zuzzurro e Gaspare (che si occupano in particolar modo dei testi della coppia Boldi-Teocoli). La prima puntata segna anche la nascita di uno dei personaggi più celebri di Boldi: Teo Teocoli aveva il compito d’introdurre un suo personaggio per il quale però nessuno aveva ancora pensato a un nome. E lì sul momento, improvvisando come aveva imparato a fare ai tempi del Derby, lo invita sul palco presentandolo come Cipollino, il nome che lo accompagna ancora oggi.

La sigla della tramissione, che ne riprende il titolo, viene cantata dai due presentatori che su una melodia che continua a ricordare i pezzi incisi con Enzo Jannacci cantano un testo che è puro nonsense boldiano, con versi come:

Lo sai che quando penso io mi illumino d’immenso
lo sai che nel calzone il formaggino è troppo denso
[…]
lo sai che di nascosto non ti devi mai toccare
lo sai che sulla bocca non mi devi mai baciare
lo sai che il formichino va lasciato lì dov’è
il pino cresce alto ma di pigne non ce n’è.
[…]
lo sai che il fuorigioco mi dovresti sventolare
lo sai che anche un tedesco qualche volta può sognare.

Ma non è tutto perché nel 1982 vede la luce anche il singolo Scemo prodotto da Claudio Cecchetto. Questa volta si tratta di un’inaspettata cover di un brano dei Cugini Di Campagna tratto dal loro album Gomma (pubblicato lo stesso anno). La cosa sorprendente non è l’inaspettato ritmo ska, ma il fatto che la canzone pare scritta su misura proprio per Massimo Boldi, tormentone incluso. Tra l’altro il brano venne arrangiato proprio da Paul Manners, all’epoca chitarrista e cantante dei Cugini Di Campagna.

Il successivo 45 giri arriva nel 1984, anno in cui Boldi gira due film: I due carabinieri di Carlo Verdone (batterista come lui, anche se meno bravo) e Il ragazzo di campagna di Castellano e Pipolo, che ne cristallizzerà per sempre la figura di scoreggione grazie al mitico Severino, il cugino di Artemio/Pozzetto. Per dovere di cronaca va ricordato che Pipolo era il nome d’arte di Giuseppe Moccia, che se da una parte ci ha regalato diversi film diventati di culto dall’altro ha compromesso inevitabilmente il giudizio sulla sua opera e sulla sua vita crescendo un figlio come Federico Moccia.

Il nuovo pezzo del Cipollino si diceva. È senza dubbio uno dei brani più particolari della sua discografia, quantomeno a livello musicale. Sì perché questa volta sveste i panni del cabarettista surreale per indossare quelli del new waver. Sceglie infatti di coverizzare un pezzo di quello che negli anni ’80 si contende con Garbo il titolo di “David Bowie italiano”: Faust’o, nome d’arte di Fausto Rossi. Facciamo un passo indientro: qualche anno prima, nel 1979, il cantautore friulano aveva pubblicato l’album Poco zucchero nel quale era contenuto uno dei suoi singoli di maggior successo, Oh! Oh! Oh!. Boldi nel 1984 decide di rileggerlo a modo suo lasciando sostanzialmente invariata la parte musicale, che quindi si discosta parecchio dai suoi lavori precedenti, e modificando il titolo che, riprendendo un suo tormentone, diventa Oh! Oh! Oh! (…Va bene!) e alcune parti del testo.

La canzone viene presentata a Vota la voce con una formazione che Boldi, probabilmente improvvisando, presenta come I Papillon. È curioso notare come, in contrasto con la parte musicale che esplora nuovi territori ci siano due chiari richiami al suo passato: il verso del tacchino già presente in Sei repellente Elisa e un assolo di batteria fatto con la bocca come in Zombi.

Precedente 1 2 3 4 Successivo

  1. Qualche piccola precisazione (senza nulla togliere ad un articolo fantastico)

    Nel 1960 Teocoli e Boldi cercarono effettivamente di fondare un gruppo, ma desistettero perché l’unico chitarrista disponibile era effettivamente Fabio Boldi (allora 11enne, in quanto nato nel 1949)

    Nella prima formazione dei Gentlemen (già Atlas) oltre a Massimo alla batteria c’erano
    Renato Vignocchi alla chitarra e Giorgio Fazzini al basso (entrambi diverranno componenti dei New Dada), Carlafranca Lovati al piano e ancora Fabio Boldi oramai 15enne come turnista alle chitarre

    Negli anni del Tricheco, Caterina Caselli si esibiva col complesso de Gli Amici (prodotti dalla CGD) con la seguente formazione: alla chitarra Alete Corbelli, alla batteria Sergio Flori, alla tastiera Ivo Callegari e al basso Mario Montagnani. La Caselli pare fosse giunta al Tricheco grazie al supporto di suo cugino Rino Annovi (poi prete presso il Duomo di Modena dal 1968 al 2011).

    L’uomo che presentò De Sica a Boldi era Enrico Rovelli, allora impresario di Celentano e fondatore all’Alcatraz di Milano.

    L’album di Jannacci contenente “Senza i danè” è “O vivere o ridere” datato 1976.

  2. Mi fa ridere il riferimento a Carlo Verdone “meno bravo” di Boldi alla batteria…Boldi fa pena ma si crede bravo, Verdone almeno ammette i tanti limiti!

    1. A me fa ridere ma anche penzare tantissimo questo commento.
      Davvero stai argomentando (piccato) che Massimo Boldi sia peggio di Carlo Versone alla batteria??? Ma come fai a saperlo?
      A meno che tu non sia Verdone stesso colpito nell’orgoglio e con un moto d’ira da cosa lo stabilisci?? 🙂

      E a livello di fiati secondo te chi é il migliore,Boldi o Verdone? E al piano?

    2. Sentendo l’imitazione della batteria con la bocca in Oh! Oh! Oh! (…Va bene!), nessuno mi convincerà che non sia l’ispirazione del celeberrimo brano Disco Band degli Scotch (brano uscito, guarda caso, l’anno successivo). Comunque un plauso a Massimo Boldi che, in coppia con Teocoli, mi faceva sbellicare dalle risate al mitico Drive In (i miei preferiti insieme allo stralunato Francesco Salvi). Peccato che a partire dagli anni ’90 si sia “fossilizzato” nell’interpretare pressoche’ solo cinepanettoni uno più imbarazzante dell’altro…
      (anche se in fondo gli si vuol bene lo stesso)

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.