Nel blu dipinto di blu: le 10 cover più improbabili di Volare

Una carrellata con le reinterpretazioni più spericolate di questo classico della musica italiana

Dal 1958 Nel blu dipinto di blu detiene l’indiscusso scettro di canzone regina della musica italiana e non potrebbe essere diversamente per quel che ha rappresentato in termini musicali (rivoluzionando l’ingessata proposta italica di allora) e di vendite in tutto il mondo.

Un fascino che procede ancora oggi immutato perché, a dispetto del trascorrere degli anni e del passare delle mode, Franco MigliacciDomenico Modugno hanno concepito una canzone dal fascino unico e irripetibile.

Come ogni canzone regina che si rispetti ovviamente (ahimé) una miriade di artisti (italiani e non, famosi e sconosciuti) si sono cimentati nel celebre «volareeeee ohh ohh», anche se di regola con risultati ben al di sotto ora delle attese e ora della decenza (dalla versione pianobar da bocciofila della triade delle meraviglie Rosanna Fratello, Bobby Solo e Little Tony, alla versione urlata senza motivo di Gianna Nannini, soprassedendo su quell’imbarazzante versione live sbiascicata da Kirk Hammett e Robert Trujillo dei Metallica quando passarono in Italia nel 2018). Vogliamo dunque offrirvi una carrellata estemporanea delle 10 cover più improbabili di questo classico della cultura di casa nostra.

Io e i Gomma Gommas (2008)

Quando si dice che Nel blu dipinto di blu è una canzone davvero cantata da tutti non si scherza. Un po’ in rappresentanza di tutti gli esponenti dei vari sottoboschi musicali, ecco Io e i Gomma Gommas, una band marchigiana che riarrangia dal 2002 vecchie canzoni italiane in stile punk rock; vi ricorda qualcosa? Sì, sono praticamente la versione italiana dei Me First and the Gimme Gimmes, loro palese fonte d’ispirazione a partire dal nome, un divertente super gruppo punk statunitense nato a metà anni ’90 con un repertorio fatto esclusivamente di cover di brani anni ’60 e ’70. Spesso il gioco funziona, purtroppo per il classico modugnano il risultato non pare esattamente memorabile.

Pepe Lauanne (1976)

Cosa c’è di meglio per svoltare una giornata uggiosa se non una po’ di discomusic finlandese? Magari una cover? Magari una cover di una grande successo italiano? Eccoci serviti la magnifica Taivaan sinessä reinterpretazione finnica del successo di Modugno per mano di Pepe Lauanne, qui addobbata di scintillanti pailettes. Sembra così assurdo e allo stesso tempo ben fatto che potrebbe essere la solita burla degli Elio e le Storie Tese invece è tutto vero, tutto meravigliosamente vero.

Al Bano Carrisi (1999)

Aggirandoci col nostro filo di Arianna in questo labirinto di orrori, il ruolo di mostro mitologico non può che prevedibilmente essere affidato ad Al Bano Carrisi: l’uomo metà cantante e metà agricoltore. Su questa creatura (parliamo ovviamente di the voice from Cellino San Marco) tutto si è già detto e già ci si è chiesti che cosa scatti nella testa di un cantante che, superati certi traguardi, ritenga suo dovere svillaneggiare qualunque cosa (sacro e profano che sia). L’ascolto della sua versione reggaeggiante a noi tanto cara con acuti annessi e rapper caraibico d’ordinanza può essere introdotta e condotta solo da un mesto silenzio, mentre il nostro se la canta e se la balla in compagnia della scuola di ballo della terza età in qualche masseria del Salento.

Raffaella Carrà (1980)

Con certa sorpresa anche Raffaella Carrà nel 1980, con la scusa della sigla per il programma televisivo Millemilioni, si è cimentata nella sua versione, ovviamente danzereccia, del classico di Modugno. Qui è tutto un tripudio di percussioni, archi, groove discomusic, con tanto di corpo di ballo e abiti sgargianti. Col senno di poi (e il timore di restare a terra), lascia vagamente perplessi l’idea di fondo, dato che la Raffa nazionale interpreta alla lettera il messaggio della canzone: se Modugno volava sospinto dal vento, lei vola in business class con Alitalia in un poderoso spot per la compagnia di bandiera!

MusicaItalia per l’Etiopia (1985)

A metà anni ’80, di fronte al dramma che si sta consumando in Etiopia, Gran Bretagna e Irlanda con la Band Aid ci regalano Do They Know It’s Christmas? e gli Stati Uniti rispondono l’anno successivo con la storica We Are the World. L’orgoglio italico reagisce come meglio può, sfoderando il supergruppo MusicaItalia per l’Etiopia, megaraccolta di artisti tra cui Giuni Russo, Banco del Mutuo Soccorso, Loredana Bertè, Angelo Branduardi, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Gianna Nannini, Milva, Fabrizio De André, Enrico Ruggeri e Patty Pravo (con Domenico Modugno che se ne tiene ben distante) nella più improbabile versione del brano. Quindi, su base da pianolina delle scuole medie, fiato alle trombe e tutti a cantare a squarciagola con un risultato semplicemente delizioso. Paradossalmente, si riuscì poi a fare peggio con il video che a suo modo merita comunque attenzione per almeno tre motivi: De André, notoriamente schivo, decide di buttarla sul ridere e Branduardi cerca di dare un senso al tutto, mentre Vasco pare in preda a visioni mistiche.

B-1 feat. Maverick (2003)

Anche i truzzi amano Volare e così eccoci servita una versione a cassa dritta in un adattamento un po’ libero ma religiosamente brutto di B-1 con tale Maverick alla voce, da ballare in discoteca o forse solamente da dimenticare velocemente trangugiando dosi massicce di pessimi cocktail. 

David Bowie (1986)

Il 1986 è un periodo di grandi cambiamenti storici e sociali ma un motivo vero per questa cover non c’è. David Bowie passava un periodo un po’… diciamo confuso e incerto su quale direzione musicale intraprendere, quindi per la sonora di Absolute Beginners non si fa troppe domande e accetta di reinterpretare il classico della musica italiana regalandoci una cover simpatica, un po’ jingle pubblicitario, un po’ segreteria telefonica del numero verde con tanto di accento a caso.

Barry White (1991)

Far cantare un classico della musica italiana alla voce al tungsteno di Barry White fu davvero una una buona idea? Arrangiamento a suon di midi, cori di bambini, pronuncia a caso, Barry White che fa Barry White… ma i tempi scitillanti di You’re the First, the Last, My Everything sono lontani, davvero lontani. Rimane solo il disagio e un segreto senso di colpa come quando si vede per la prima volta la nonna senza dentiera.

Original Love (2010)

Vera iettattura da oltre trent’anni sono i Gipsy Kings, che negli anni ‘80 hanno avuto la “stupenda” trovata di rivisitare in chiave flamenco il brano di Domenico Modugno, tiranneggiando da allora qualsiasi serata perché, inutile starci a girare, da carnevale a Capodanno, alle feste di compleanno viene puntualmente piazzata quando il tasso alcolico inibisce qualsiasi vergogna (perché da sobri sarebbe impossibile farsi coinvolgere da tanta bruttezza) sulle note della loro canzone. Possibile fare qualcosa di peggio? Certo, basta chiederlo: una versione in giapponese con arrangiamento spagnoleggiante. Per questa meraviglia ringraziamo i magnifici Original Love. Olé!

Elio e le Storie Tese (1990)

Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 gli Elio e le Storie Tese erano in piena fase creativa: dimenticatevi i vari Festival di Sanremo, dimenticatevi le ospitate nei salotti buoni della televisione e dimenticateveli come discutibili testimonial pubblicitari. In quegli anni erano un gruppo che faceva spaventare le mamme (le loro cassettine le ascoltavi quasi di nascosto) e trasudavano follia e delirio, senza preoccuparsi del politically correct da prime time. Per una serie di ragioni nell’estate del 1990 vanno in Giappone (a Osaka per la precisione) e si trovano a duettare con il soprano Aruka Mari sulle note proprio di Nel blu dipinto di blu, un po’ in italiano e un po’ in giapponese. Ovviamente lo scambio culturale viene “eliizzato” mischiandoci mazurka, jazz, salsa e valzer, per esplodere in un punk rock indiavolato con assolo finale in odore di heavy metal. Cosa chiedere di più? Insuperabili.

Vittorio “Vikk” Papa e Giuseppe Patta

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