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Gianna Nannini – Le Corna (2007)

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gianna nannii le cornaGianna Nannini ngli anni ’80 oltre ad aver avuto il merito indiscusso di essere riuscita a sfoderare una delle peggiori pettinature che la storia cpontemporanea ricordi, è stata l’unica vera donna rock in Italia; imperdibili i suoi concerti tutti sudore, passione e carisma che l’hanno fatta diventare una star di prima grandezza non solo in Italia, ma anche all’estero e soprattutto in Germania dove e considerata una vera icona del rock made in Italy. Vabbè.

Nel corso della sua lunga carriera a fianco di album splendidi come “California” e a qualche compromesso commerciale comunque di buona qualità come “Bello e impossibile”, “Meravigliosa creatura” e “Fotoromanza”, ci ha abituato a partorire alcune fetecchie colossali, solo per citare le più note: “Radio Baccano” con Jovanotti e “Un’estate italiana” scritta a sei mani con Edoardo Bennato ed il maestro Giorgio Moroder.

Nel 2007 in occasione del suo nuovo disco Gianna decide di proporci un concept dedicato al personaggio dantesco di Pia De’ Tolomei, donna senese come Gianna, moglie di Nello D’Inghiramo dei Pannocchieschi che la lasciò morire di stenti perché sospettata erroneamente di adulterio. Per comporre le liriche di questa opera rock dal forte sapore femminista “Pia come la canto io” venne in aiuto la scrittrice toscana Pia Pera che partecipò anche al tour che ne seguì.

Una serata alle cascine con gli amici, una cassa po’ di bottiglia di rosso della casa, un po’ d’erba di buona qualità. Le battute si sprecano, le risate anche, un giro di grappe e si va in studio di registrazione a buttare giù qualcosa inebriati dall’euforia della serata.

Voglio proprio sperare in cuor mio che le cose siano andate proprio così, altrimenti non saprei spiegarmi il motivo il motivo di questa débâcle che risponde al nome di “Le corna”.

La base elettronica è oltretutto interessante, ma non basta a tenere insieme questo pasticcio senza capo nè coda: un testo che vorrebbe avere un piglio goliardico, ma che lascia solo interdetti, metrica forzata in più parti, ritornello pessimo e ripetuto fino alla nausea e un coro finale assolutamente avulso sia al contesto che alla melodia del pezzo.

Una bizzarria fine a se stessa che ricorda terribilmente le cose peggiori di Adriano Celentano dei primi anni ’90 quando il “re degli ignoranti” aveva perso completamente la bussola, almeno in questo caso speriamo si tratti solo di un episodio dovuto a quell’ingenuità che riesce a dare solo l’euforia etilica.

Le Corna

Le corna
Le corna

Quanta paura hanno i maschi delle corna!
Perché è come se un altro
gli ci piantasse la sua bandierina,
sul territorio loro.
Come se un cane gli venisse a farci
una pisciatina.

Le corna
Le corna

Basta fargli il gesto, delle corna,
e quelli non ragionan più!
Così fa presto Ghino a vendicarsi:
va a dire a Nello che sua moglie,
tutto il tempo che lui era in guerra,
era stata a divertirsi col suo amante.

Le corna
Le corna

Becco e bastonato!
Ma se in lei fede non aveva perduto,
com’è che poi s’è creduto cornuto?
Com’è che la va a spiare?
Troppo buio,
il bacio era indistinto.

Il buio fa sì che non si discerna
chi sia; sol biancheggiar vede una gonna.
Ma ratto salta dalla parte interna
un uom che s’appoggiava a una colonna.
E alzando la splendida lanterna
fa il volto rischiarar della sua donna.
La riconosce e dei due scorge il doppio
abbraccio e fin del bacio ode lo scoppio.

Le corna
Le corna

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3 COMMENTI

  1. ero indeciso se mettere “Bomboloni” o meno solo perchè rispetto alle altre due fa una figura migliore, almeno ha una buona base rock anche se il testo è da buttare

  2. Giustissimo il riferimento al Celentano anni ’90, il passo col coro ricorda esageratamente “Arrivano gli uomini” dell’ex molleggiato. Veramente una zozzeria (questo pezzo, intendo, ma anche “arrivano gli uomini” fa schifo mica da ridere).

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