Cab Calloway

Anche Cab Calloway è caduto nella trappola della disco music

Tra tutte le celebrità che tentarono di rinnovarsi e di trovare un nuovo pubblico durante la discomania alla fine degli anni ’70 sicuramente Cab Calloway rientra tra quelli di più vecchia data. Il suo stile nato in seno al jazz degli anni ’30, alla musica da big band e lo stile tra lo spoken word e il cantato-scatting è quanto di più lontano ci possa essere dalla musica disco che tutti noi conosciamo. Eppure non deve essere sembrato così alla Hologram Records, neonata etichetta di New York che chiamò l’ormai anziano artista (all’epoca settantenne) a registrare il singolo di lancio della casa discografica che voleva gettarsi a capofitto sulla musica che tanto andava di moda.

La scelta cadde sull’iconico brano di Calloway Minnie the Moocher del 1931, ben poco conta che le ottimistiche e sfrenate sonorità discomusic ben poco si amalgamassero col ritmo lento e lugubre dell’originale, senza contare il testo pieno di riferimenti velati a droga e criminalità che raccontava della sfortunata Minnie “la scroccona”, ballerina di danza del ventre (e probabilmente anche prostituta) che si mette con il cocainomane Smokey, conosciuto in un sobborgo di Chinatown, e dei suoi sogni dopo aver fumato oppio che la condurranno a un triste destino.

La canzone all’epoca della sua uscita ebbe un successo stratosferico e insolito per un singolo jazz, divenendo uno dei primi brani del genere a superare il milione di copie divenendo estremamente popolare anche tra il pubblico bianco il quale non colse tutte le sfumature dello slang nero riferite alla droga presenti nel testo che aggirarono con successo la censura.

Seppur profondamente controvoglia Cab Calloway, notoriamente reticente a registrare la sua musica già all’epoca della sua maggior popolarità, accettò di incidere una nuova versione disco del suo famoso brano solo dopo le promesse di un ingente ritorno economico da parte della casa discografica. Il nuovo brano presenta così chitarre e batteria su un ritmo funkeggiante condito da sintetizzatori e archi pacchianissimi che fanno sembrare il tutto un mash-up uscito male. Non una versione pessima, ma decisamente superflua e, come la maggior parte dei prodotti discomusic più commerciali, invecchiata malissimo.

Forse inutile dirlo ma la nuova versione del brano non ebbe alcun reale successo e venne etichettato più come una piccola curiosità che una vera hit da discoteca. Di conseguenza il progetto per un intero album discomusic-jazz di Cab Calloway venne rapidamente accantonato anche a causa del rapido declino della discomusic che portò la stessa Hologram Records a chiudere rapidamente i battenti già nel 1979. Lo stesso anno Cab Calloway propose la nuova versione disco di Minnie the Moocher come parte della colonna sonora di The Blues Brothers, un film che stava girando con John Landis, il quale si mostrò assai accorto nel rifiutare una canzone che suonava già datata ma soprattutto troppo in contrasto con lo spirito del film; Landis preferì tuttavia usare una versione più tradizionale del brano. Una scelta per cui lo ringraziamo ancora oggi.

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