Lou Reed Metal Machine MusicBasterebbero solo i primi album dei Velvet Underground a consacrare Lou Reed come icona rivoluzionaria e assolutamente spartiacque della musica rock e non solo (per la precisione i primi quattro, in quanto l’ultimo è l’apocrifo Squeeze in cui non compare nessun componente originale), ma il celebre rocker non si è accontentato nemmeno di questo.

L’ulteriore apporto alla storia della musica il buon Lou lo diede nel 1975 con il super controverso Metal Machine Music, un disco estremo che ancora oggi, a oltre quarant’anni di distanza, gode di ogni tipo di giudizio e interpretazione e che per lungo tempo è stato considerato semplicemente una “trollata” (come diremmo oggi) per vendicarsi della RCA, l’etichetta discografica con cui era sotto contratto che lo costrinse a rilasciare il commerciale Sally Can’t Dance ma che in clausola permetteva a Reed di pubblicare in seguito qualsiasi cosa avesse registrato.

Detto fatto, Lou registrò un album appoggiando un paio di chitarre su degli amplificatori accesi, causando un ininterrotto e fastidioso muro sonoro di feedback devastanti. In seguito le tracce vennero sovrapposte ed equalizzate per permettere di suonare ancora più amplificate. Un vero e proprio suicidio commerciale che venne percepito come uno scherzo di cattivo gusto (nonostante le vendite non proprio disastrose molte persone riportarono il disco al negozio confuse e frastornate).

La critica, come è facile immaginare, fu estremamente negativa non sapendo come esprimersi su un’opera così estrema, tanto che nel tempo il disco venne addirittura inserito da taluni nella lista dei peggiori album di sempre mai pubblicati da grandi artisti, e messo alla stregua di quella fesseria di Having fun with Elvis on Stage pubblicato l’anno prima per intenderci (e curiosamente per la stessa etichetta).

Fiumi d’inchiostro sono stati utilizzati sia da chi lo riteneva una semplice cazzata senza senso fatta solo per mandare a quel paese l’etichetta discografica (o peggio un’opera pretestuosa e provocatoria fine a se stessa), sia chi, al contrario, ci vedeva anche un valore musicale intrinseco, una ricerca per nuovi imprevisti scenari musicali futuri (come ad esempio il sempre geniale Lester Bangs che lo definì «il più grande disco mai fatto nella storia dell’orecchio umano»).

Lou Reed Metal Machine Music

Ci fu chi parlò di presunte influenze della musica classica avvertibili tra i vari riverberi, chi narrava di influenze di altri musicisti “estremi” come l’amico La Monte Young del Theatre of Eternal Music, o come gli ex compagni dei Velvet Undergound Angus MacLise e John Cage, ma anche Karlheinz Stockhausen e il nostrano Luigi Russolo. Era chiaro che parecchia droga girava non solo tra i musicisti.

Lou Reed Metal Machine Music
Una delle prime recensioni di Metal Machine Music

A posteriori Metal Machine Music venne considerato il progenitore di tutta la scena punk e no wave di New York, senza contare l’influenza essenziale per i vari sottogeneri che sarebbero nati successivamente come il noise, il drone, l’industrial, il power electronics, il dark ambient e così via.

Nonostante le solite spocchiose affermazioni dello stesso Lou Reed che esaltava la sua opera a pietra miliare della musica («I just think it’s one of the most remarkable pieces of music ever done by anybody, anywhere. In time, it will prove itself.»), non possiamo dimenticarci la sua intensissima attività “drogativa” in quegli anni («I was serious about it… I was also very stoned»), tanto che nelle note all’interno del disco venne scritto che l’album era il primo esempio di musica heavy metal e che allo stesso tempo ne costituiva l’inizio e la fine del suddetto genere, non rendendosi conto di quanto si fosse spinto oltre.

Per il semplice ascoltatore si tratta di un’ora di rumore puro senza titolo tra l’angelico e l’infernale, minuziosamente suddivisa sui quattro lati del doppio vinile. Feedback furiosi si riversano a cascata nelle orecchie di chi ascolta, in un qualcosa che trascende il senso di musica come anche quello di arte concettuale: un flusso sonico quasi impossibile da ascoltare nella sua interezza anche per chi è abituato ai generi più estremi. Senza contare, inoltre, che il vinile era stato concepito per suonare all’infinito, continuando a riprodurre il contenuto fino a quando la puntina non fosse stata rimossa manualmente dal disco (cosa ovviamente irriproducibile negli altri formati).

Essenziale per l’avanguardia e l’arte concettuale applicata alla musica in generale, l’album vendette oltre 100.000 copie solo negli Stati Uniti (non contando coloro che riportarono l’album al negozio gridando la “truffa”) e venne comprato da ascoltatori sempre più incuriositi, forse già consapevoli probabilmente, dopo il primo ascolto, delle conseguenze e delle nuove prospettive che Lou Reed aveva portato nuovamente alla scena musicale col suo grande terremoto sonoro che influenzerà in maniera fondamentale gente del calibro di Throbbing Gristle, Suicide, Crass, Sonic Youth, John Zorn e Merzbow solo per citarne alcuni.

Lou Reed Metal Machine Music
Un giovane Thurston Moore Sonic Youth) mentre ascolta Metal Machine Music

Di sicuro Metal Machine Music è un album più discusso che ascoltato nella sua interezza. Non è certo il primo album rumoristico di sempre, ma resta uno spartiacque nella storia della musica rock e non solo a causa della sua attitudine: un’esperienza estrema che o si ama alla follia o si odia totalmente. Se non lo si comprende almeno concettualmente, si può dire probabilmente di non aver compreso nemmeno i primi album dei Velvet Underground in quanto estremizzazione totale della stessa forza cruda e prorompente esposta in tutta la sua rumorosa nudità. E anche per questo, al contrario di molto altro “rumore” prodotto dopo, quello che probabilmente è l’album storicamente più importante della carriera solista di Lou Reed suonerà per sempre nuovo.

Tracklist:
A1. Metal Machine Music A-1
A2. Metal Machine Music A-2
B1. Metal Machine Music A-3
B2. Metal Machine Music A-4

Domenico Francesco Cirillo
Studente di Antropologia ed amante dell'eccezione, dell'eccentricità e di tutto ciò che possa definirsi fuori dalla norma. Ricercatore, con un occhio occasionale per il macabro, di ogni tipo di stranezza artistica del passato (e non) con il debole per l'arte realizzata da non-artisti, bambini, criminali, malati mentali. Lettore accanito bibliomane/bibliofilo appassionato di b-movies d'epoca, rock'n' roll anni '50, psichedelia, jazz, occultismo e beat generation.

5 COMMENTI

  1. Metal Machine Music è l’unico motivo per perdonare a Reed di aver fatto tutto quello che ha fatto prima e dopo (Velvet e non) anche se dirai che esagero. Ciao Domè

  2. Di questo disco di sicuro se ne ricorderanno anni dopo i Die Krupps dato che sia una loro famosa canzone si chiama così mentre la cover è tale e quale a quella di The Machineries of Joy sempre della sopra citata band…comunque ha anticipato di qualche anno la musica industriale che di lì a poco esploderà grazie al contributo di band quali Throbbling Gristle e Cabaret Voltaire…

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