Robbie The Werewolf At The WalebackI classici mostri della storia del cinema che ritrovarono ampio spazio negli anni ’50 influirono anche sulla musica non solo dell’epoca ma anche nei decenni sucessivi (dalla misconosciuta Tarantula Ghoul & Her Gravediggers a tutto il filone horror punk e psychobilly, fino al più recente Dead Elvis & His One Man Grave). Mai, però, cisaremmo aspettati di trovarci davanti ad un disco folk dalle ambietazioni horror-demenzali.

Pubblicato nel 1964, At The Waleback di Robbie The Werewolf potremmo definirlo quasi di uno dei primi album di ciò che oggi chiameremmo freak folk, forse addirittura anti-folk. Il tutto durante l’anno dell’esplosione della Beatlemania.

Robbie “The Werewolf” Robison evidentemente non si curava di quanto stava avvenendo intorno a lui e organizzò uno spettacolo al Waleback, un un piccolo locale di Santa Monica in California esibendosi in una sorta d’incrocio tra la stand-up comedy e vaudeville (e, ci piace immaginare, truccato come sulla meravigliosa copertina di questo LP). Lo show venne registrato e autonomamente stampato su vinile in pochissime divenendo con gli anni un pezzo ricercatissimo dai collezionisti.

Ciò a cui assistitiamo è una piccola perla di demenzialità: Robbie The Werewolf suona la sua chitarra acustica con rabbia e passione cantando con voce schizofrenica. il nostro si presenta come un ironico cantastorie dell’orrido narrando di bizzarre vicende tra vampiri, uomini lupo, diavoli arrapati e uso di stupefacenti. Uno humour nero di non poco conto dato che parlare così liberamente di certe tematiche come il suicidio e la morte in generale, l’abuso di alcol e marijuana oltre alle battutine a sfondo erotico era ancora molto sconveniente, il tutto reinterpretando il più delle volte brani più o meno noti della tradizione in maniera dissacrante.

Ecco che la ballata antimilitarista Drums and Guns diventa la storia di una madre che si vuole sbarazzare del suo bambino che fa i capricci. La canzone western Streets of Laredo diventa un breve sketch intitolato Streets of Transylvania (interpretato ovviamente con finto e marcato accento slavo stile Bela Lugosi) mentre il brano degli anni ’20 Tiptoe through the Tulips (successivamente riportato alla luce nell’inquietante versione di Tiny Tim, uno dei principali cantanti citati in Songs in The Key of Z) diventa Tiptoe Through the Wolfbane.

Negli altri brani possiamo assistere anche una certa varietà di stili e di temi (seppur posti tutti in un’ottica da horror carnevalesco) come il rockabilly acustico di Rockin’ Werewolf o i brani satirici contro la censura come Censored Man e Censored Dooley.

Nonostante il coraggio e le buone intenzioni lo humour di Robbie The Werewolf il più delle volte è ripetitivo e suona talvolta datato quando non ridicolo e irritante (Frankie-Stein e la l’inutilmente lunga quanto totalmente fuori contesto History of Flamenco lo dimostrano), ma dalle reazioni super-entusiastiche del pubblico emerge il grande appeal che le canzoni comico-orrorifiche avevano sul pubblico della West Coast dell’epoca.

Dopo questo primo e unico album solista da folksinger fuori dagli schemi (in un’epoca di folksingers tutti uguali) nel 1966 Robbie divenne il leader dei Brain Train una curiosa band di acid rock con all’interno la presenza di ben due batteristi (un solo singolo all’attivo pubblicato nel 1967, ma che singolo ragazzi!) che con qualche cambio di line-up nel 1967 si trasfomarono nei Clear Light, ottima band psichedelica proto-hard rock che realizzarono un unico omonimo album prodotto da Paul A. Rothchild (lo stesso che curerà album storici di Doors, Janis Joplin, Love e Tim Buckley) che possiamo annoverare tranquillamente tra i più interessanti dischi dell’epoca ed in cui, tra le complesse strutture armoniche e i barocchismi lisergici notiamo anche virtuosismo chitarristico di Robbie il lupo mannaro.

In un epoca di ristampe compulsive anche questa bizzarro reperto dopo oltre 50 anni nel 2016 trova una seconda vita con un’inaspettata ristampa (su CD e vinile) per la gioia di pochi ma fedelissimi ammiratori.

Tracklist:
A1. Vampire Man
A2. Drums and Guns
A3. My Little Brother
A4. Frankie Stein
A5. That Judge
A6. Censored Man
A7. Count Dracula
B1. Lucifer
B2. Streets of Transylvania
B3. Rockin’ Werewolf
B4. Inside Story of Flamenco
B5. Tip Trough The Wolfbane
B6. Censored Dooley

Domenico Francesco Cirillo
Studente di Antropologia ed amante dell'eccezione, dell'eccentricità e di tutto ciò che possa definirsi fuori dalla norma. Ricercatore, con un occhio occasionale per il macabro, di ogni tipo di stranezza artistica del passato (e non) con il debole per l'arte realizzata da non-artisti, bambini, criminali, malati mentali. Lettore accanito bibliomane/bibliofilo appassionato di b-movies d'epoca, rock'n' roll anni '50, psichedelia, jazz, occultismo e beat generation.

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