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Orchestra Spettacolo Casadei – La Droga (1970)

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Orchestra Spettacolo Casadei La Droga«Da voi non me lo sarei mai aspettato». E’ questo ciò che direi all’Orchestra Casadei se li incontrassi buttati in un vicolo a pizzicarsi le vene ed è più o meno in un’immagine del genere che è andata a finire la mia mente ingenua quando ho letto il titolo del 45 giri “La droga / Il valzer degli sposati”.

Lasciamo perdere il fatto che il vinile ha più il gusto della piadina che dell’eroina e teniamoci il primo lampo ingenuamente incondizionato, quello dei Casadei che si drogano a bestia, almeno per due secondi, prima di chiarire definitivamente il fatto che l’Orchestra Spettacolo Casadei disprezza la droga. Non quanto Adriano Celentano, ma la disprezza.

A questo punto direi che il problema assume la mimica di un volto interrogativo che cerca di spiegarsi come sia possibile esprimere rabbia e disprezzo mediante l’utilizzo del liscio. Per calibrare i neuroni, confesso che mentre scrivo sto ascoltando l’album “Reign In Blood” degli Slayer.

Effettuata l’operazione di ricalibro sono sicuro di poter dire che veicolato dal liscio anche un discorso riguardante la necrofilia apparirebbe innocuo e divertente. Di contro, l’immagine degli Slayer che parlano dei casolari in Romagna risulterebbe scorretta e disgustosa.

Orchestra Spettacolo Casadei La Droga
Secondo Casadei col nipote Raoul Casadei

Il liscio è indubbiamente magico, un misto fra valzer, polka, mazurca e culatello, che ha il potere di scatenare buonumore e libidine; quantomeno tra gli over 60 nel settentrione italiano. Si potrebbe parlare di tutto durante l’esecuzione in una qualsiasi sagra paesana senza scalfire minimamente i sorrisi dei frenetici partecipanti al ballo: sesso clandestino, aborto, odio razziale, critica contro le istituzioni e droga, appunto.

Nonostante le premesse non stiamo parlando di una cosa tipo Amore Tossico: il quadro dipinto sulla tela di questa polka hard core in formato 7″ rappresenta un consiglio spassionato da parte di una ragazza che vuole convincere un ventenne del 1970 a non drogarsi. La voce è di Nadia Betti e la suddetta opera di convincimento ha come fulcro l’interessantissima proposta di fare l’amore. Non essendo per ovvi motivi contemplato lo spinello post amplesso, mezzo mondo si chiede se il giovane ribelle potrà mai accettare.

Secondo una ricostruzione storica il ragazzo, dopo aver dato prova delle sue doti sessuali, ha avuto giusto il tempo di ritornare al volo nella sua comunità di fricchettoni prima di cadere nel barato degli anni ’80.

Se vuoi provar l’effetto che ti fa la droga lasciati baciare
il mondo gira gira tu per non cadere stringiti al mio cuor
la droga è quella cosa che ti fa sognare poi ti fa morire
vent’anni sono belli, lascia star la droga vieni a far l’amor.

Sappiamo che l’Orchestra Casadei ha radici talmente antiche che se non prossime all’Impero Romano poco ci manca. L’anno 1970 rappresentò quasi un passaggio di consegne fra Secondo Casadei e suo nipote Raoul Casadei, entrambi immortalati nella foto in copertina: tale passaggio perpetuato nei secoli ha la funzione di rinnovare perennemente l’immagine del noto gruppo folk a conduzione familiare. Una fra le innovazioni di Raoul Casadei fu proprio l’introduzione di voci femminili. Della tematica sociale non sappiamo, ma qualche sospetto lo abbiamo.

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