Mauro Pelosi Ho fatto la cacca

Mauro Pelosi – Ho Fatto La Cacca (1977)

Mauro Pelosi Ho fatto la caccaLa musica italiana a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 ci ha regalato una schiera di giovani cantautori obliqui e non allineati come Liberovici, Andrea Tich, Faust’O, Ivan Cattaneo e Alberto Fortis prima maniera, ma potremmo includere per estensione anche “Aria” di Alan Sorrenti senza essere ingenerosi. Insomma un bel gruppo di pazzi, come li definirebbe qualcuno, che non avevano paura di sperimentare con musica, voce e testi come bambini calle prese con le matite colorate.

In questo gruppo di artisti potremmo inserire anche Mauro Pelosi non tanto per il lato sperimentale della sua musica, quanto per un pessimismo cosmico che permea tutta la sua produzione e che non ha probabilmente eguali nella scena pop tricolore, roba che Gino Paoli al confronto sembra un inguaribile ottimista.

Mauro Pelosi è la versione cantautoriale di Giacomo Leopardi trasportato nel XX secolo, la sua non è “banale” malinconia, ma nichilismo introspettivo in salsa pop come esemplifica chiaramente “Suicidio”, canzone che chiude come una pietra tombale il suo primo LP.

Questo suo animo nero e tormentato raggiune il climax nel brano “Ho Fatto La Cacca” tratto dal suo disco omonimo del 1977, una ballata con un bel finale progressive che sfrutta coraggiosamente la tematica scatologica non come atto estremo di rifiuto del mondo, ma per attaccare il capitalismo imperante, visto come feci che si depositano su tutto: musica, letteratura, mass media, ricorrenze, amore ed ovviamente la personalità degli individui stessi.

Un attacco punk negli intenti, sofisticato nelle liriche e fanciullesco nell’approccio, magari il risultato non sarà un capolavoro, ma suona più vero e sentito di certi proclami fatti dai palchi del Festivalbar o di qualche trasmissione televisiva.

Ho fatto la cacca

Ho fatto la cacca sul mio pianoforte, sembrava un accordo e sui dischi, anche quelli di jazz e di musica classica, sul teatro i quadri, sulla mia chitarra americana, sui libri, le poesie, ho fatto la cacca sulla creatività degli specializzati, artisti alla faccia di chi non si è mai potuto esprimersi, l’ho fatta anche su un albero di natale e poi proprio lì sul televisore, c’ho impiastricciato la radio, i giornali, le foto di famiglia e le lenzuola del mio letto matrimoniale, ho fatto la cacca sulle parole, insomma l’ho fatta proprio dappertutto, il gabinetto in fin dei conti mi sembra il posto meno adatto e poi per essere obiettivo, m’è costata fatica, mi son cacato addosso. Queste parole costano 5 mila lire circa e dietro queste note c’è la mia sensibilità e lo sfruttamento di mezzo mondo… Mi ricordo una mattina camminavo… Compagni miei, dal ’68 ad oggi, quante paia di blue-jeans c’ hanno venduto. Voglio essere un cane, di quelli che fanno l’amore in mezzo alla strada, tra la faccia schifata dei passanti, circondato da bambini liberi e da altri cani come me e tutti insieme, tutti quanti insieme, andare in giro a mordere.

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