Jonny Jakobsen è un signore che voleva disperatamente essere un cantante country e suonare nei saloon dell’ex America confederata, ma purtroppo per lui era nato in Svezia e non in Texas o Alabama. Tuttavia ci credeva moltissimo, così tanto che nel 1996 riuscì anche a pubblicare un album sotto il nome evocativo di Johnny Moonshine and the Troubled Water Band. Il tipico armamentario c’era tutto: cappellaccio da cow boy alla Walker Texas Ranger, faccia truce e canzoni dai titoli come Nasty Neighbourhood. Prevedibilmente questo disco non ebbe il benché minimo successo, né in patria né altrove. Il nostro però bramava fama e gloria, ma che cosa poteva fare uno svedese che vuole a tutti i costi cambiare nazionalità? Semplice: seguire lo spirito del tempo.

Ispirato dall’enorme successo della bubblegum dance che stava conquistando il mondo a partire dai paesi scandinavi, grazie ai vari Me & My, Cartoons, ma soprattutto agli Aqua e a tutti i loro emuli come i Toy-Box, Jakobsen decise allora di ripartire da zero e farsi passare per un personaggio ancora più esotico, volutamente caricaturale, con testi semplici e stereotipati accompagnati da melodie di facile consumo; scelse inoltre come collaboratore il produttore Robert Uhlmann, noto per essere la mente dietro progetti eurodance di successo come le danesi SMiLE.dk. Fu così che nel 1998 apparve sulle scene Dr. Bombay.

Dr. Bombay

Jonny Jakobsen discografia bubblegum danceIl background del personaggio è quello che ci si aspetterebbe da una simile macchietta: un simpatico imbroglione, un po’ santone un po’ incantatore di serpenti, che caccia la tigre, cavalca elefanti e per fare qualche rupia in più nel tempo libero guida il taxi dello zio Gandhi (!?). Jakobsen si presenta armato di turbante, occhiali scuri tondi, barbetta posticcia e una giacchetta di lino aperta che mostra la pelle tinta di ocra. Inutile dire che probabilmente nessuno oggi oserebbe fare una cosa del genere.

Piaccia o no questo genere di musica, non si può negare l’abilità di Uhlmann nel produrre melodie accattivanti che entrano subito in testa, in questo caso ben mixate con sonorità dal sapore indiano, tra flauti e sitar sintetizzati, versi di animali e i balbettii finto-hindi del guru. Il risultato è l’album Rice & Curry pubblicato nel 1998, un riuscito esempio di bubblegum dance comica che non necessitava di allusioni sessuali per essere popolare.

Da esso vennero tratti ben cinque singoli: i primi due, Calcutta (Taxi Taxi Taxi) e S.O.S. (The Tiger Took My Family) occuparono le primissime posizioni delle classifiche svedesi e norvegesi, forse trainati anche dai simpatici clip che vedono il nostro scatenare il panico con un taxi che va letteralmente a pezzi e dare la caccia a una dolce modella truccata da tigre.

Ridendo e scherzando, Jonny Jakobsen mette in saccoccia tre dischi di platino e uno d’oro. Nel resto d’Europa i numeri non furono altrettanto eclatanti, ma la vera sorpresa fu l’accoglienza molto positiva di alcuni paesi asiatici, come Malesia, Giappone e quella stessa India che il nostro prendeva bellamente per il culo. In effetti pare che ai tempi alcuni membri del governo indiano avessero pensato di citare in giudizio lo straniero che dissacrava il loro paese, per poi desistere, dato che non si può fare causa a qualcuno solo perché fa il buffone.

Dr. MacDoo

Jonny Jakobsen discografia bubblegum danceNonostante il buon responso ottenuto con il personaggio di Dr. Bombay, l’artista svedese per qualche motivo decise di mettere rapidamente in soffitta il guru indiano e sostituirlo con una nuova identità altrettanto stereotipata: il 2000 fu l’anno dello scozzese Dr. MacDoo, un altro truffatore (stavolta venditore di souvenir e organizzatore di viaggi turistici) sempre con occhiali scuri e pizzetto finto (questa volta rosso), ma ricoperto di tartan dalla testa ai piedi.

Le tematiche delle canzoni sono ovviamente luoghi comuni quali cornamuse, clan familiari, Loch Ness, fantasmi, manca solo l’avarizia in stile Zio Paperone. Rispetto al precedente album, l’aspetto comico è ancora più accentuato, con un’abbondanza di effetti sonori da cartoon, vocine e melodie forzatamente allegre.

Sebbene la copertina del disco lo definisca «incredible, amazing & spectacular», lo scozzese rappresenta sotto ogni aspetto un’involuzione rispetto a Dr. Bombay: nonostante la presenza di Uhlmann, gli arrangiamenti sono mediocri, le canzoni tutte simili tra loro, il lato visuale (dai costumi alle cover) raffazzonato e amatoriale, l’irritante accento usato è tutto meno che scozzese e i video sono palesemente girati nel sud-est asiatico (perché?).

Da notare anche la canzone Family MacDoo costruita sulla melodia di Yankee Doodle, che con la Scozia non c’entra proprio un cazzo. Tutto dà l’impressione di un lavoro fatto puramente per scopi alimentari e/o per ragazzini di bocca buona. Nonostante un effimero successo in Giappone (sempre loro), i fan iniziano a voltare le spalle alle baracconate di Jonny Jakobsen, che infatti manda in pensione Dr. MacDoo dopo l’omonimo CD e due singoli: Under the Kilt e Macahula Dance. Quest’ultimo lo si trova anche in versione remixata dagli Eiffel 65, che fanno un lavoro altrettanto pedestre e svogliato.

Carlito

Jonny Jakobsen discografia bubblegum danceIl nostro però non demorde e, lasciato passare qualche anno, ritorna sulle scene con un nuovo personaggio, nonostante la popolarità della bubblegum dance fosse ormai in caduta libera. Nel 2005 Jakobsen si trasforma questa volta nel rauco messicano Carlito, grazie a un paio di baffoni assurdamente posticci, un immancabile sombrero e un abito da mariachi raccattato in qualche negozio di costumi, oltre ai soliti occhiali scuri.

L’idea è meno stupida di quanto possa sembrare: il nuovo sound si discosta dalla musica da discoteca più maranza per avvicinarsi alla pop-dance di sapore latino-americano, che proprio allora stava rifiorendo ovunque (ricordate bachata e compagnia bella? Appunto). Anche stavolta, lo svedese e i suoi produttori colgono in pieno i trend del momento.

Carlito si fa conoscere con due singoli, intitolati in modo appropriato Carlito (¿Who’s That Boy?) e Poco Loco, infarciti di chitarre, trombe, nacchere (tanto per molta gente Messico e Spagna sono uguali…), termini spagnoli buttati qua e là, e un’ammiccante seconda voce femminile che fa subito “macho latino”.

Appare chiaro come la produzione sia decisamente più curata e rifinita rispetto alla grezza musicaccia tunz-tunz del Dr. MacDoo, sia negli arrangiamenti sia negli elementi di contorno quali videoclip e packaging, a livelli perlomeno superiori al “cestone dell’autogrill”. Sono ridotti anche gli elementi più demenziali, senza contare l’intrinseca idiozia del personaggio, naturalmente.

Jonny Jakobsen discografia bubblegum danceAi singoli fanno seguito ben due album: Fiesta nel 2006 e World Wild nel 2007; quest’ultimo merita una menzione particolare, in quanto porta alle estreme conseguenze la “poetica” di Jakobsen. L’idea alla base del disco infatti è il giro del mondo di Carlito, quindi quasi ogni canzone è dedicata ad una tappa del tour e pertanto agli stereotipi di quella certa nazione. Per fare degli esempi, abbiamo Samba de Janeiro, oppure Holiday con gli jodel e una breve citazione da The Sound of Music… Si raggiungono vette sublimi di assurdità, come in Sukiyaki Teriyaki, in cui lo svedese si finge messicano e canta in inglese con accento mezzo spagnolo e mezzo giapponese. Addirittura, nell’orecchiabile quanto stramba Backpack Girl, il nostro mette in scena un duetto con se stesso tra Carlito e… Dr. Bombay!

Il nostro amico non ha più la stessa presa sul pubblico europeo al di fuori della natia Svezia, ma ancora una volta sono i giapponesi, noti estimatori di personaggi bislacchi e comicità demenziale, a far divenire Carlito un vero e proprio idolo: nel novembre 2006 il paese del Sol Levante rilascia Fiesta (Ultimate Collection), una combo CD+DVD in cui, oltre alle canoniche versioni remix di svariati pezzi, troviamo anche alcune tracce esclusive per il mercato nipponico, tutti i videoclip del nostro, gli spot TV e una serie di brevi animazioni (Carlito: The Movie) realizzate appositamente per il consumo interno. Non è tutto: il suo singolo d’esordio, ribattezzato Go! Go! Carlito!, entra a far parte della colonna sonora della versione nipponica del film Nacho Libre con Jack Black.

Il mariachi rappresenta l’ultimo alter ego di Jakobsen, che non rilascia più altri dischi, ma ciò non vuol dire che sia sparito del tutto. Nel 2007 viene rilasciato dalla divisione svedese di Warner Music Dr. Bombay – The Hits: a dispetto del titolo, il disco è un’accozzagia dei brani più famosi di Dr. Bombay e di Dr. MacDoo, tutti i videoclip dei due personaggi e il truzzissimo remix Calcutta 2008 a opera dell’immancabile Basshunter.

E oggi? Nonostante la scomparsa della bubblegum music, e nonostante il differente clima culturale riservi inevitabilmente accuse di razzismo a chiunque voglia proporre simili personaggi caricaturali, Dr. Bombay è ancora in mezzo a noi: Jonny Jakobsen non ha smesso di vestirsi da buffone, di prendersi in giro e farsi vedere sul palco dei numerosi festival nordici dedicati ai revival anni ’90, mentre ripropone in playback i suoi pezzi più conosciuti. Per concludere vi regaliamo questa intervista (parzialmente in inglese) in cui il buon dottore viene interrogato sulla Brexit e ci propone una versione unplugged della sua “Calcutta“.

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