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Marco Lucchinelli: il campione di motociclismo con la passione per la musica

Dal motociclismo alla musica il passo è breve, ce lo dimostra Cavallo Pazzo Marco "Lucky" Lucchinelli

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Che cosa succede quando la galassia della musica incontra un’altra dimensione capace di evocare forti sensazioni come il mondo dei motori?

Non tratteremo però dell’attuale Formula Uno, sport in cui il pilota di questi missili governati da computer e centraline ha inesorabilmente lasciato il passo alla tecnologia e la vittoria è sempre più spesso frutto di strategie e calcoli di scuderia piuttosto che merito dell’abilità del guidatore. Parliamo invece di un altro mondo, in cui la passione rimane ancora intatta, in cui i sorpassi sono all’ordine della curva e in cui i personaggi continuano a sopravvivere: le competizioni di motociclette.

Marco Lucchinelli Discografia
Marco Lucchinelli nel 1981 a bordo della sua Suzuki RG Gamma 500

Il VIP canterino di oggi è Marco Lucchinelli: tredici stagioni comprese tra gli anni ’70 e gli anni ’80 in tre diverse categorie: 350, 500 e Superbike. Tradotto in numeri, più di 100 gran premi, conditi da 8 vittorie, 23 podi e la ciliegina del titolo mondiale nella classe regina conquistato nel 1981 a bordo di una Suzuki RG Gamma 500.

Una passione quella per la velocità e per la guida spericolata che gli valse il soprannome di Cavallo Pazzo, per via del suo modo di guidare al limite, che molto spesso lo portava a rovinose cadute ma che lo aiutò a detronizzare l’allora re indiscusso delle competizioni a due ruote, l’americano Kenny Roberts.

Dopo una vita a volte sopra le righe fatta di alti e bassi, tra cui una brutta storia di droga e la tragica perdita del figlio trentenne, è tornato nelle case di tutti gli italiani facendosi apprezzare questa volta in veste di commentatore sportivo.

Oltre alla passione per le moto e per le belle donne, Marco aveva anche quella per la musica: look da rockstar, piercing all’orecchio (che per i tempi significava vera ribellione) e un piccolo ma particolare record, quello di essere stato il primo pilota di motociclette ad esibirsi sul catartico palco del Festival di Sanremo. Performance per la quale passerà alla storia.

Marco Lucchinelli DiscografiaIl pezzo cantato sul palco dell’Ariston come ospite d’onore dell’edizione del 1982 s’intitolava Stella fortuna, una canzone autobiografica con tema principale la passione di Marco per la moto, con tanto di palese riferimento nel titolo al suo soprannome Lucky, che era solito scrivere sui mezzi da lui pilotati. Il tutto in un’atmosfera alla Goldrake; in fondo, ai tempi, il pilota di motociclette era forse il personaggio che più si avvicinava a figure mitiche dell’animazione giapponese quali Hiroshi Shiba e Haran Banjo.

L’esibizione ebbe anche un seguito discografico grazie alla EMI che pubblicò il 45 giri corredato dalla dimenticabilissima Ognuno di voi sul lato B. Il punto di forza era però la copertina: una bella foto del nostro dal titaneggiante sorriso con giubbetto da competizione su cui svetta uno stellone in bella vista e la scritta Lucky sovrapposta, a mo’ di rebus della Settimana Enigmistica, chiaro rimando al titolo della canzone sanremese.

Marco Lucchinelli Discografia
Il retro del 45 giri Stella fortuna

A onor del vero il tutto, grazie alla produzione di Maurizio Bassi (la mente dietro il progetto Baltimora che a breve avrebbe conquistato il mondo con Tarzan Boy) si rivelò molto superiore alla media di tanti altri pezzacci passati per il Festival. Come ciliegina sulla torta il 45 giri fu abbinato al “superconcorso” omonimo sponsorizzato dalla rivista Intrepido Sport e che metteva in palio (ironia della sorte) una moto Honda XL 125.

Completò l’anno un altro 45 giri sempre per la EMI dal titolo La volevo… per lanciare la canzone omonima che fu utilizzata come sigla del programma televisivo Sport in concerto; questa volta scritta dal misconosciuto concittadino Riccardo Borghetti che contemporaneamente incideva l’inno calcistico Spezia oh eh. La canzone gioca con i soliti stereotipi donne e motori su una base un po’ synth-pop arricchita da fiati in sapore di rhythm’n’blues.

Non manca anche questa volta l’immancabile inutile lato B Questa mia faccia che non aggiunge nulla di particolarmente interesante al blando repertorio del pilota spezzino.

Nel 1983 Lucchinelli venne scelto per interpretare alcuni pezzi del film-documentario culto sul mondo del motociclismo e dell’automobilismo anni ’80 Turbo Time: i brani Lucky Rock n’ Roll e Anche un po’ per te scritti dal compositore Daniele Patucchi vennero pubblicati come colonna sonora ufficiale anche se in realtà si tratta solo di un 45 giri con due pezzi electro-wave. Il più interessantre è sicuramente lo scanzonato rock’n’roll-boogie dal sapore retrò di Lucky Rock n’ Roll dove si gioca sempre sullo stereotipo del ragazzo sciupafemmine. Che  cosa c’entri con il mondo dei motori non ci e chiaro.

La vera tragedia è il lato B Anche un po’ per te, imbarazzante canzoncina romantica con mirabili arrangiamenti da televendita teletevisiva e un marco Lucchinelli che sembra appena essersi svegliato dopo una nottata a far bisbocce.

Il prodotto più pittoresco della carriera canora di Lucky rimarrà tuttavia l’interlocutorio Lei Cagiva, lui Ducati: un’improponibile canzone italo disco con un testo sword and sorcery che narrava le gesta di due innamorati chiamati, tenetevi forte, Cagiva e Ducati. Le vicende della coppia passano per laghi addormentati, ali colorate, soli splendenti, cuori di metallo e cavalcate a bordo di elefanti: un pezzo visionario che anticipava, in un inquietante mix, le sonorità di Formula di DJ Visage e i testi rivisitati di Gabry Ponte.

Un vero e proprio capolavoro di datazione incerta e corredato dal canonico lato B, questa volta dal titolo Voglio dire. Anche questa tuta opera del solito Riccardo Borghetti.

La discografia ufficiale termina qui dopo solo una manciata di sigoli e non è difficile capire perché, ma prima di concludere come non menzionare le varie canzoni celebrative degli eroi del Motomondiale e del campionato Superbike: da Foggy Day, dedicata al pilota britannico Carl Fogarty, ai due pezzi dedicati a Valentino Rossi, Vale di più e WLF Valentino che vuoi che ti dica, fino ad arrivare a Una giornata storica e alla sigla delle trasmissioni delle competizioni della Moto GP 2017 trasmesse su TV8. Tutte interpretate con uno stile proprio e con una malcelata nostalgia per il mondo delle corse che nel 2017 gli ha tributato il massimo riconoscimento, inserendolo, assieme all’allora rivale Kenny Roberts, nella Hall of Fame del Motomondiale.

Discografia

  • 1982 – Stella fortuna/Ognuno di voi (EMI Italiana, 3C 006-18570)
  • 1982 – La volevo…/Questa mia faccia (EMI Italiana, 3C 006-18592)
  • 1983 – Turbo Time (Lucky Rock and Roll/Anche un po’ per te) (CAM, CM 7453)
  • 19?? – Lei Cagiva, lui Ducati/Voglio dire (Lucky, LM 182)

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3 COMMENTI

  1. ‘Lui Cagiva, lei Ducati’ è sfacciatamente un’operazione pubblicitaria, come si intuisce anche dal testo, verosimilmente realizzata nel periodo dell’acquisizione Ducati da parte di Cagiva, nella prima metà degli anni 80. All’epoca Cagiva (oggi scomparsa) era un marchio giovane e in ascesa, e anche con questa canzone immagino volesse far conoscere al grand epubblico la realtà Ducati, al contrario a quel tempo una semidimenticata azienda artigianale, ancora mooooolto lontana dalla reputazione elitaria di “Ferrari a due ruote” che si costruirà dagli anni 90 in poi – più o meno dalla 916 del 1994, vero stato dell’arte delle due ruote.
    E non è casuale che a interpretare il brano sia Lucchinelli, che all’epoca faceva le sue ultime comparsate del motomondiale proprio con Cagiva, prima di chiudere nella seconda metà del decennio dando le prime vittorie in Superbike alla Ducati, di cui diventerà a breve team manager vincendo anche un titolo mondiale con Raymond Roche.
    Tra l’altro le velleità canterine di Cagiva continuarono : ricordo nei primi anni 90 l’inno ‘Alè Cagiva’, realizzato durante gli anni in cui la piccola moto italiana, con John Kocinski e la bellissima C593/4, era arrivata a competere per il titolo nella classe 500 contro i colossi japponesi. Un altro “orrore” di cui dovreste occuparvi 🙂

  2. Quelli di Kocinski erano i tempi del moto mondiale su Tele +2, che guardavo in negativo criptato perchè a casa mia di pagare per la pay-TV manco a parlarne. Bei tempi che rimpiango

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