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Le 10 Peggiori Canzoni dei Mondiali di Calcio

Carrellata sui peggiori brani ufficiali dei campionati del mondo dal 1962 ai giorni nostri

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Ogni campionato mondiale di calcio che si rispetti ha il suo inno, più precisamente dal 1962 la competizione calcistica più importante del mondo si è dotata di una canzone ufficiale che la rappresentasse, quanto meno per qualche settimana, per poi finire nel dimenticatoio salvo rarissime eccezioni come il Waka Waka di ShakiraUn’estate italiana, brano scritto da Giorgio Moroder con il titolo To Be Number One e successivamente riadattato e reinerpretato da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, e forse La copa de la vida di Ricky Martin.

Dal 1998 poi, oltre a raddoppiare gli scempi creando una canzone e un inno ufficiale della competizione (quale sarebbe poi la differenza non ho mai capito) è un proliferare di brani semi-ufficiali e non ufficiali che non fanno altro che aggiungere fuffa alla questione. Oggi però vogliamo raccogliere le 10 peggiori canzoni dei mondiali di calcio incise per rappresentare ufficialmente la competizione, quindi che vinca il migliore, ops… il peggiore!

10
Messico 1970: Los Hermanos Zavala – Fútbol México 70

L’orgoglio messicano nell’ospitare i Mondiali del 1970 trasuda a piene mani dal brano Fútbol México 70 che sembra volere quasi fare da spot pubblicitario alla nazione nel mondo mettendo in bella vista tutti gli sereotipi del paese centro-americano con tanto di musichetta easy listening che con uno spericolato cambio di tempo ci deve ficcare per forza delle immancabili trombette mariachi. Anche se apprezziamo questa geolocalizzazione estremizzata siamo davvero sicuri che non ci fosse nulla di meglio da proporre se non una sorta di mantra che ripete ossessivamente «Fútbol México 70»?

9
USA 1994: Daryl Hall and Sounds of Blackness – Gloryland

Il soccer negli Stati Uniti non se lo è mai filato nessuno prima del 1994, tanto che nella terra a stelle e strisce non vi era neppure una federazione professionista, ma solo ragazzoni volenterosi con la strana passione di calciare una palla sferica. Per coprire questo vuoto cosmico ecco che per celebrare la competizione calcistica più importante del mondo sbarcata in USA il tutto viene trasformato nella solita americanata fatta di retorica spicciola, slogan immaginifici e autocelebrazione reaganiana. Gloryland è un vero e proprio inno alla terra madre, al sogno americano e alla forza dei suoi abitanti interpretato dal cantante soul-R&B Daryl Hall, famoso in patria e in Gran Bretagna a cavallo degli anni ’70 e ’80 quando assieme a John Oates infilò una serie di singoli di successo. La canzone è un crogiolarsi di stereotipi “ameregani” che fa quasi male alle orecchie e ovviamente non vi e alcun riferimento al calcio perché, come cantava qualcuno dalle nostre parti, «Fondamentalmente, agli americani non interessano i mondiali di calcio americani».

8
Spagna 1982: Placido Domingo – Mundial ’82

La Spagna post-franchista vide nei campionati del mondo del 1982 un’opportunità di rilancio economico e internazionale, quindi per non farsi sfuggire questa ghiotta opportunità pensò bene di sfoderare la sua superstar: Julio Iglesias? No, di più: Placido Domingo. Il tenore iberico non era ancora una superstar galattica (lo diventerà da lì a poco), ma “solo” uno dei più famosi talenti dell’opera del globo terracqueo. Quando già il resto del pianeta aveva digerito la discomusic, il punk e stava impazzendo per la new wave ecco che arriva questo Mundial ’82: una marcetta pomposa, drammatica e con immancabile afflato iberico, un esercizio di stile d’antan che pare arrivare direttamente dal 1950.

7
Corea del Sud-Giappone 2002: Anastacia – Boom

A cavallo dei due millenni Anastacia con il suo vocione dirompente, le vistose mèches bionde e il fisichetto mica da ridere in un attillatissimo look etnico-pitonesco (poi rubatole da Piero Pelù) erano la cosa più calda del momento. Scelta naturale quindi quella di farle cantare la canzone ufficiale dei mondiali di calcio del 2002 che si giocarono tra la Corea del Sud e il Giappone in modo da non scontentare nessuno dei due paesi. Probabilmente prima di allora la cantante di Chicago aveva sentito parlare del “soccer” per un paio di settimane nel 1994 quando in televisione fece capolino un ragazzone che sembrava il Generale Custer, ecco quindi l’insulsa Boom, scarto raccattato chissà dove cantato con la solita energia ma che davvero sembra il sottofondo per la pubblicità  di qualche disgustosa bibita gassata americana.

6
Germania 1974: Maryla Rodowicz – Futbol

A poco meno di 20 anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale la Germania doveva sentirsi in quaiche modo in debito con la vicina Polonia visto che in occasione dei primi campionati mondiali ospitati in terra tedesca chiamarono la cantante polacca Maryla Rodowicz a fare da maestro di cerimonie. Futbol è un brano che vorrebbe avere un respiro internazionale con un testo in tedesco, polacco, inglese, russo e spagnolo (molto probabilmente omettendo scientemente l’italiano visto che ai tedeschi ancora bruciava quel 4-3 di quattro anni prima), il risultato però non va oltre la solita canzonaccia da sagra del maiale di Wittlich.

5
Francia 1998: Ricky Martin – La Copa de la Vida

Dopo ben 60 anni il mondiale torna in terra di Francia e quegli sciovinisti dei nostri odiati cugini transalpini cosa fanno? Chiamano quel fustacchione di Ricky Martin a cantarne la canzone ufficiale, ovviamente… in spagnolo! Qualcuno mi spieghi come tutto ciò sia stato possibile senza che l’intera nazione fosse scesa in piazza brandendo i forconi al grido di liberté, egalité, francesité! Per un popolo che schifa vino, cibo, musica, cinema, macchine, spiagge, montagne, città, laghi, fiumi, mari e donne che non siano di casa loro, ma soprattutto che adorano a tal punto il suono della propria lingua d’origine tanto da rifiutarsi di voler imparare qualsiasi altro idioma, come diavolo è succeso che tollerassero tutto questo? Forse ipnotizzati dagli ancheggiamenti omoerotici del bel portoricano o piuttosto dalle vittorie inanellate dai bleus che conquistarono il trofeo?

4
Russia 2018: Nicky Jam feat. Will Smith & Era Istrefi – Live It Up

Onestamente dalla competizione ospitata nella Madre Russia per la canzone ufficiale mi sarei aspettato un brano solenne, roccioso e con un fottuto coro da urlare a squarciagola strafatti di vodka, invece Live It Up è una canzone saltellante e sbarazzina, dai toni inconfondibilmente latini, perfetta da ballare allegramente in spiaggia, con tanto di ospitate inutili come Ronaldinho (sempre pronto a fare festa) a di quel vitello tonnato di Will Smith che gioca a fare il rapper con l’accento caraibico (ma perché?).

3
Germania 2006: Il Divo feat. Toni Braxton – The Time Of Our Lives

Per il mondiale tedesco del 2006 si fanno le cose in grande prendendo i quattro ragazzoni de Il Divo e aggiungendo la quota rosa di Toni Braxton. Peccato che la cosa più germanica tra questi cinque è l’elvetico Urs Bühler, nativo di Lucerna. Un po’ pochino in effetti e la loro Time Of Our Lives è la cartina tornasole di questo insulso pasticcio: una ballatona dimenticabilissima senza uno straccio di idea, dove le 5 voci fanno solo ginnastica vocale in un “mischione” di lingue senza motivo. Una canzone che oltre a non sapere di calcio o sport non sa davvero di nulla.

2
Sudafrica 2010: Shakira – Waka Waka (This Time For Africa)

Cosa ci azzeccava la colombiana Shakira con il Sudafrica sfuggì un po’ a tutti tranne che a quelli della FIFA, tanto più che la sua nazionale neppure si era qualificata per la competizione e che la canzone s’intitolava This time For Africa… appunto. In barba al titolo nel 2010 non fu affatto la volta del’Africa, non dico quella nera (non sia mai), ma neppure quella bianca d’importazione europea. Di Africa c’e solo quel «waka waka» preso in prestito da una famosa canzone camerunense di 25 anni prima e qualche signora in abiti colorati a fare da tappezzeria nel video. Shakira fa esattamente Shakira: canzoncina accattivante accompagnata da mossettine di danza pseudo-etniche rigorosamente a piedi nudi e vestitini afro-latino-caraibici da mercatino sulla spiaggia di Terracina. Non contenta nella canzone la superstar incita i giocatori a combattere per un goal come fossero su un campo di battaglia. Siamo sicuri che per un evento sportivo in un continente segnato da sanguinosissime guerre non ci fosse una metafora migliore?

1
Brasile 2014: Pitbull, Jennifer Lopez e Cláudia Leitte – We Are One (Ole Ola)

Al nostro prezzemolino Pitbull mancava solo il campionato mondiale di calcio per essere comparso davvero ovunque. C’è da dire che lui è un professionista: basta pagarlo e lui si presenta puntuale. In occasione del mondiale 2014 in Brasile si accompagna ai vocalizzi assolutamente inutili di Jennifer LopezCláudia Leitte (la quota carioca del lotto) e il rapper di Miami scatena la fiesta. We Are One (Ole Ola) è una canzone di rara bruttezza: una generica collezione di sciocchezze sulle bandiere e sull’orgoglio nazionale con quegli «ole ole ola» che sono in effetti i concetti più profondi del brano. L’intenzione sarebbe quella di unire tutti sotto la grande bandiera del calcio, un sentimento molto bello per un torneo parrocchiale, ma che nel mondo reale non ha alcun appeal su nessuna tifoseria che, proprio perché è una tifoseria, necessita di un elemento distintivo in cui riconoscersi. Forse nessuno gli aveva detto che il campionato mondiale di calcio è una competizione e non un’enorme parata di ragazzi in magliette colorate.

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8 COMMENTI

  1. Le canzoncine mi fanno vergognare di seguire i Mondiali! Sbaglio o per fortuna non esistono per gli Europei?
    La mia classifica: 1° posto assicurato per Pitbull che odio con tutto il cuore! 2° Anastacia, veramente inutile, tra l’altro la sua voce non mi è mai piaciuta. 3° Waka Waka, vera e propria canzonetta shakiriana più latina che africana. Tralascio quelle classiche e rivaluto l’ultima. Nicky Jam somiglia un po’ a Pino Daniele rasato. Era ad Anna Oxa. Will Smith aveva bisogno di soldi?

    • La vera colonna sonora dei mondiali in Sudafrica era Wavin Flag, che perlomeno era cantata da un artista di origini africane, Somalia se non sbaglio.
      Comunque Un’estate italiana fa le pippe a tutti quanti

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