Israeli Disco FeverNon mastico molto bene l’ebraico, ma fottendomene altamente di che cosa potrà mai voler dire quella scritta in copertina in un alfabeto a me ignoto, non riesco a trattenermi dallo scaraventarmi con violenza primordiale su questo maledetto vinile.

Sarà il mio amore per l’esotico? Sarà l’accattivante titolo “Israeli Disco Fever”? Sarà quel novello Tony Manero in versione riveduta e corretta che esplode in tutta la sua agreste magnificenza sul retro copertina immortalato in posa plastica davanti a innocenti bovini? Oppure sarà il magnifico trio che fa dimenticare in un batter d’occhio i fratelli Gibb che presenziavano sulla copertina della colonna sonora del “Saturday Night Fever” (soprattutto il tizio barbuto sulla destra con tanto di panza pelosa che fa capolino da una maglietta troppo stretta e troppo corta?

Dopo cotante premesse non mi aspetto nulla di meno se non un mortale mix tra disco music di quarta mano e musica tradizionale ebraica.

Pronto a fregarmi le mani mi siedo paziente e fremitante nell’attesa che si aprano i cieli dell’assoluto e questi tre beceri allevatori mi trascinino ancheggiando sulla pista da ballo di Yahweh in persona.

Nonostante l’incalzante intro di basso e batteria, basta che inizi il riff portante di “Tsena Tsena”, probabilmente scartato come sigla di qualche telefilm di serie C dell’epoca, per capire che siamo finiti nella maledettissima trappola della noia danzereccia. Ovvero quei dischi che vorrebbero intrattenere l’ascoltatore, ma che inesorabilmente riescono solo ad annoiarlo a morte, trasformando la musica in un molesto sottofondo che non vediamo l’ora finisca di ammorbare l’etere.

La seguente “Bashana Haba’ah” prosegue sugli stessi stilemi di discomusic senza appeal in cui la componente etnica è ridotta ai minimi termini. La cose migliorano con la versione della classica “Oseh Shalom” che parte piano per poi esplodere nella seconda parte, senza mai però conquistare lo sciagurato ascoltatore.

Fortunatamente gli ultimi 5 minuti sono riempiti da un immancabile medley in cui finalmente la musicalità tipicamente ebraica ha maggiore spazio e usa i ritmi incalzanti della disco a prioprio piacimento.

Israeli Disco FeverIl lato B si apre con la strumentale “Exodus”, ovvero 6 minuti di vita sprecati. Al contrario la successiva “Shein Vi Di Levune” lancia improvvisamente segnali di vita con quell’arrangiamento “black” che dona finalmente un po’ di sensualità a un disco piatto come pochi. Niente paura perché con il brano seguente i neuroni si riaddormentano e non basta il piacevole medley finale in cui membri della Israeli Philarmonic Orchestra la fanno da padrone chiudendo un disco di rara inutilità con un pastiche affatto disprezzabile di musica tradizionale che però non invita affatto a scatenarsi in pista.

Un’occasione sprecata, ma un disco che non possiamo non consigliare di recuperare per il solo piacere dell’oggetto in sé, sfacciatamente kitsch.

Tracklist:
01. Tsena Tsena
02. Bashana Haba’ah
03. Oseh Shalom
04. Medley:
– Have Nagila
– Havenus Shalom Alechem
– Finjan Vsheavtem Mayim Besasson
05. Exodus (strumentale)
06. Shein Vi Di Levune
07. By Mir Bistu Shein
08. Medley:
– Chatan Kala Mazal Tov
– Rabbi Elimelech
– If I Were a Rich Man Chiri Bim Chiri Bom
– Shave
– The Rabbi And His Wife
– Freilachs

3 COMMENTI

  1. In copertina la scritta in ebraico significa ..'Israeli disco fever'. Apparentemente sono riarrangiamenti in stile disco di canzoni tradizionali ebree vecchie come il cucco

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