Squallor

Chiedi chi erano gli Squallor: gli iconoclasti dall’estro dissacrante

Gli anni ’80

Squallor Tromba album 1980Solidamente perfezionate le coordinate del gruppo tocca a Tromba aprire, nel 1980, il nuovo decennio. La novità di questo album è data dal brano Chi cazz m’o fa fà, il primo di una serie di canzoni in dialetto napoletano cantate da Totò Savio, brani formalmente impeccabili che vogliono omaggiare e allo stesso tempo parodiare la musica partenopea. Qui viene affrontato l’affannoso tema, in bilico tra il romantico e il goliardico, di donne che tendono a non concedersi.

Ma il resto dell’album non è assolutamente da meno: si va dalla scenetta di Gennarino Primo sull’elezione di un papa napoletano e del suo improbabile discorso, passando per Tutto il morto minuto per minuto e si arriva addirittura a un brano come Nosfigatus in cui viene utilizzata come base la musica di Don’t Stop ‘Til You Get Enough di Michael Jackson.

Da segnalare anche Casablanca in cui il solito recitato di Alfredo Cerruti s’interrompe per lasciare spazio nel ritornello a un coro irresistibile che invita ad andare a Casablanca per fare il cambio di sesso. Questo per dire come, anche negli episodi minori o riempitivi, gli Squallor riescono a fare miracoli.

Squallor Mutando album 1981L’anno successivo è il turno di Mutando ma il presunto cambiamento evocato è limitato solo al titolo del disco che per la prima volta non gioca su doppi sensi a sfondo sessuale, benché la copertina apribile mostrasse una donna che in realtà era un cyborg transessuale; per il resto (ri)troviamo i soliti Squallor senza innovazioni, ma con il loro inimitabile marchio di fabbrica.

Dopo Squallor in concerto, la loro intro più famosa in cui esordiscono i personaggi di Antonio e Vincenzo che nei dischi successivi appariranno spesso nelle tracce d’apertura, vi è l’ennesima telecronaca con Pret a’ porter sulla base che fa la parodia al Gioca Jouer tormentone dell’anno di Claudio Cecchetto, il cui tema è una sfilata di moda di indumenti clericali!

A proposito di brani celeberrimi non si può non menzionare Totò Savio che con la mitica Cornutone lascia ai posteri un’altra perla in dialetto napoletano, di sicuro tra le più riuscite del suo repertorio con un sopraffino assolo di sax. Il resto viaggia sempre sui soliti binari da Tombeado a il ritorno del personaggio di Pierpaolo in Pierpaolo n°3 che, dopo l’assenza in Tromba, d’ora in avanti sarà in pianta stabile in ogni disco del gruppo.

Squallor Scoraggiando album 1982Nel 1982 è la volta di Scoraggiando, naturale prosecuzione del disco precedente: il solito cazzeggio, la solita classe e i soliti brani. A chi non ha mai apprezzato gli Squallor non sarà certo questo disco a far cambiare idea, ma per gli aficionados non c’è molto da recriminare. Certo la trilogia di fine anni ’70 è impareggiabile.

Degne di menzione il ritorno di Daniele Pace nella scenetta di La novia e, addirittura, la comparsa dello Squallor finora muto, Giancarlo Bigazzi, in Noè, sempre con la presenza immancabile di Alfredo Cerruti come partner in crime.

Cerruti da solo regala momenti di altissimo livello in Mortò veneziano (che canzona non troppo velatamente i Rondò Veneziano) e in Revival in cui fa la parodia di Benito Mussolini a cui dà voce in uno dei suoi soliti sconclusionati discorsi. Un disco semplicemente piacevole, i capolavori però sono da cercare da un’altra parte.

Gli Squallor sbarcano al cinema e in radio

Squallor Arrapaho album 1983Nel 1983 accade qualcosa di nuovo: un regista napoletano di nome Ciro Ippolito, che negli anni precedenti aveva diretto il cantante Mario Merola in una paio di pellicole, fulminato dalla visione de Monty Python’s The Meaning of Life (Il senso della vita) volle realizzare qualcosa di simile e vide quindi negli Squallor i soggetti ideali per poter dare vita a questo progetto.

Fu così che in tempi brevi, con mezzi limitatissimi e sceneggiature tagliate e cucite venne realizzato Arrapaho. Non è questa la sede ideale per analizzare la pellicola, tuttavia per dare un’idea indicativa basti dire che è talmente brutta da superare il concetto stesso di “diversamente bello”. Purtroppo la collaudata comicità in formato canzone pop degli Squallor semplicemente non funziona se la trasliamo sullo schermo. In ogni caso il film ebbe un buon successo.

Sull’onda dell’entusiasmo si decise di proseguire con l’accoppiata Squallor-Ippolito e così l’anno successivo fu la volta di Uccelli d’Italia. Seppur con un budget superiore, un paio di cameo “illustri” e una trama a episodi (quindi non più il delirio del film precedente portato avanti a fatica e con scene che non c’entrano nulla inserite soltanto per alzare il minutaggio) il risultato è inferiore sia in termini di qualità sia come pubblico in sala.

Fortunatamente di tutt’altra pasta i dischi omonimi usciti in contemporanea con i film. Arrapaho non ha solo la title track come piatto forte ma da ricordare ci sono anche El toro e La guerra del vino in cui Daniele Pace fa lo sberleffo, rispettivamente, ai cugini spagnoli e francesi, Piacere pesce (forse il monologo di Alfredo Cerruti più delirante e insensato di tutto il loro repertorio), Avida, uno dei brani più amati dai fan e infine l’ormai classica canzone napoletana di ‘O tiempo se ne va altro picco canoro di Totò Savio.

Squallor Uccelli d'Italia album 1984In Uccelli d’Italia le scenette di Daniele Pace e Alfredo Cerruti sono tra le più divertenti mai realizzate (Dottor Palmito, Al traditore), Totò Savio ha spazio con ben due canzoni e brani come Pierpaolo il rivoluzionario ma sopratutto Fragolone DJ possiedono un’orecchiabilità talmente alta che se con quelle basi fossero stati realizzati brani “normali” e adatti al circuito radiofonico sarebbero diventati delle hit sicure. A chi lo do stasera? è invece il brano cantato da Nadia Cassini un paio d’anni prima e qui riproposto in versione omosex proprio dal suo autore originario Daniele Pace.

Dopo il successo al cinema con Arrapaho e ben 10 dischi in studio, nel 1985 finalmente gli Squallor riescono ad avere una hit radiofonica anche in Italia con USA for Italy, presa per i fondelli cantata da Totò Savio dell’iniziativa benefica della canzone We Are the World. Il trucchetto fu abbastanza semplice: eliminare volgarità e riferimenti politici-religiosi-istituzionali.

Dopo un lustro con album lontani dai loro dischi migliori Squallor tocca l'albicocca album 1985Tocca l’albicocca (con una copertina che non è certo un tributo ai fruttivendoli) ci riporta gli Squallor ai massimi livelli, forse raggiungendo lo zenit della loro creatività proprio con questo disco. Ci troviamo di fronte a un album diverso dai suoi predecessori, quasi un ritorno alle primissime cose in cui la cattiveria e lo sberleffo lasciano lo spazio a del sano e totale cazzeggio.

L’iniziale Vota Verdi che contiene il celebre verso «Era meglio quando c’erano gli Squallor», Il computer Amadeus con la solita base musicale un gradino più in alto della media. E poi c’è Guatemala Guatemala in cui, sulla musica de La colegiala di Gary Low, per la prima e unica volta in assoluto Alfredo Cerruti, Daniele Pace, Totò Savio e Giancarlo Bigazzi compaiono insieme nella stessa traccia e il risultato non può che essere eccelso e infinitamente cazzone.

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!