Squallor

Chiedi chi erano gli Squallor: gli iconoclasti dall’estro dissacrante

Gli Squallor come i Police

Squallor manzo album 1986Arrivati a questo punto la storia s’intromette in maniera negativa nella vita del gruppo: nell’ottobre del 1985 Daniele Pace muore per un’infarto all’età di cinquant’anni. Leggenda vuole che al suo funerale i suoi colleghi prima piansero sulla bara di un’altra persona e che Cerruti esclamò: «gli Squallor sono rimasti in tre, come i Police». Perché, pure se purtroppo con un componente in meno, lo spirito goliardico e dissacratorio della band era ben lungi dallo scomparire.

Il colpo è tremendo e le cose non saranno più come prima, ma si decide di andare avanti così nel 1986 arriva Manzo. Di necessità virtù, quindi si torna ai vecchi standard di un tempo: numerosi monologhi sconclusionati di Alfredo Cerruti e soprattutto più canzoni in napoletano di Totò Savio. I tragici eventi lasciano inesorabilmente il segno e il disco stenta a raggiungere il livello degli album precedenti, ma ciò non significa che si tratti di un brutto disco, tutt’altro. Si pensi a Demiculis che sfotte il ministro socialista Gianni De Michelis o Incubo in cui il racconto di un uomo insonne che non riesce a digerire il pollo vede come base una musica che richiama i Goblin.

Seppure sia un album decisamente minore troviamo qualcosa di totalmente nuovo. Si tratta de La tranviata, in cui una donna va in farmacia a comprare un rimedio per il marito impotente, arrangiato come se fosse un’opera lirica uscita dalla penna di Giacomo Puccini e cantato tenori professionisti. Qualcosa che ricorda molto da vicino quello che faranno gli Elio e le Storie Tese tredici anni dopo nel siparietto che introduce il brano Farmacista.

Squallor cielo duro album 1988Dobbiamo attendere il 1988 per riavere notizie della band che torna con Cielo duro e sin dal titolo si capisce che il gruppo è ancora in palla. Dopo un episodio dimenticabile il gruppo torna con uno dei loro dischi  più belli traboccante d’idee, novità, sfottò e umorismo.

Attrazione anale sembra prendere in giro gli Skiantos, Pierpaolo a Beverly Hills ha la base che ricorda La Isla Bonita di Madonna, Carceri d’oro sembra una premonizione di Mani Pulite, Niro nirò fa ironia sui venditori ambulanti nelle spiagge e Processo a Miami si avvale di Alfredo Cerruti che fa l’imitazione di Aldo Biscardi e ripropone la gag della Volante 1 a Volante 2 già collaudata l’anno precedente nel programma Indietro tutta di Renzo Arbore.

Proprio quest’ultimo verrà citato nei ringraziamenti per aver dato ispirazione in quello che è il capolavoro del disco e di tutta la produzione Squallor: quella Mi ha rovinato il ’68 così divertente quanto amara e disillusa, magistralmente interpretata da Savio.

«E ora mio figlio mi fa il culo perché a scuola gli altri hanno tutti le Timberland
ed io ripenso con tenerezza ormai al sacco a pelo dove la chiavai.
Il ’68 lo passammo in trincea gridando forte giù le mani dal Vietnam
era la storia che apriva strade nuove e finalmente fu il ’69»

Una nota nuova per il gruppo quella dell’amarezza ma inserita così bene che basterebbe solo questa canzone a rendere l’idea del genio e del potenziale di questa combriccola di cazzari.

Nel 1989 esce un prodotto strano a nome SimilSquallor: si tratta del 12” Squallor Hall, Night Long curato dai fratelli La Bionda con lo zampino di Totò Savio. Un pasticcio su una base house in cui, in un lungo medley, la voce di Alfredo Cerruti snocciola gli sketch più noti del gruppo, imbastarditi con imitazioni bruttissime a opera dello speaker radiofonico Fausto Terenzi. Inutile.

Squallor Cambiamento album 1994Arrivati a questo punto la storia colpisce tragicamente per la seconda volta gli Squallor. Nel 1990 a Totò Savio viene diagnosticato un tumore alla gola e a seguito di un’operazione perderà la voce. Nonostante questo la band dopo 6 lunghi anni trova le forze per pubblicare l’ultimo capitolo, quel Cambiamento che raggiunse i negozi di dischi nel 1994.

A metà degli anni’90 un progetto come quello degli Squallor aveva ancora senso? Dopo essere stati in prima linea contro il perbenismo e la censura nella cultura italiana degli anni ’70 e ’80 aveva senso un progetto del genere in anni in cui non vi erano più restrizioni di sorta?

Noi diciamo di sì. Perché in questo presunto clima di tempi nuovi e di libertà di pensiero la copertina originale in cui si prevedeva una caricatura di Umberto Bossi con uno scroto al posto del mento venne, guarda caso, censurata (probabilmente per ingerenze della casa discografica). Gli Squallor di una volta avrebbero escogitato qualche altra trovata per perpetrare il loro sfottò nei confronti del leader della Lega Nord (che all’epoca andava in giro a manifestare il suo disprezzo per il meridione e dar sfoggio, a parole, della virilità del maschio leghista), ma probabilmente provati, stanchi e impegnati in altri mille progetti non trovarono di meglio se non un banale sfondo bianco con il titolo scritto a lettere colorate come fosse un sussidiario di terza elementare. Peccato.

Se la copertina lascia a desiderare il contenuto dell’ultima opera degli Squallor chiude degnamente l’avventura iniziata 23 anni prima con la solita splendida professionalità e follia che l’aveva contraddistinta. I 6 anni di pausa non hanno scalfito Bigazzi, Cerruti e Savio e lo dimostrano pezzi come Cuba, Mafia (che fare se non c’è), Preservame Atù (uno spasso assoluto) e Berta 2 (il cambiamento) in cui il protagonista del primo episodio si rivela essere proprio Umberto Bossi di nuovo mandato in bianco dalla napoletana che gli preferisce un uomo di colore (!).

squallor discografia 1986 1994
Alfredo Cerruti e Gigi Sabani

Per ovviare all’assenza vocale di Savio interviene un inaspettato ospite d’eccezione: Gigi Sabani. Suo il cantato della divertentissima Filumena in cui si cimenta con il napoletano, l’imitazione di Julio Iglesias nella già citata Preservame atù e sopratutto quella di Vasco Rossi in Albachiava, spassosa oggi come ieri.

Qui finisce di fatto la storia degli Squallor. Per dovere di cronaca non possiamo non menzionare che nel 2000, su idea di Giancarlo Bigazzi, uscì un disco intitolato (S)hit Squallor Remix contente i remix di un tal DJ N-Noy e un inedito dal titolo Uh Playboy’s. Purtroppo si tratta di robaccia.

Di tutti i componenti ad oggi il solo Alfredo Cerruti è rimasto in vita (e probabilmente si starà toccando le palle). Totò Savio ci ha lasciato nel 2004 e Giancarlo Bigazzi nel 2012 non prima di comparire nel documentario di Michele Rossi e Carla Rinaldi Gli Squallor a lui dedicato.

Le numerose raccolte (più o meno valide) che puntualmente vengono riproposte, lo stesso documentario, gli omaggi e i tributi fatti a questo gruppo testimoniano come il loro mito non sia scomparso ma anzi sia vivo e vegeto come è giusto che sia. Gli Squallor sono stati un esempio di progetto musicale divertente e divertito, nato e morto libero e privo di qualsiasi compromesso., dissacrante e originale. Qualcosa che risulterebbe inconcepibile ai giorni nostri. D’altronde… «era meglio quando c’erano gli Squallor».

Luca “Luke” Morettini Paracucchi e Vittorio “Vikk” Papa

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