Home Cinema e TV Sposerò Simon Le Bon (1986, film)

Sposerò Simon Le Bon (1986, film)

Le confessioni di una sedicenne innamorata persa dei Duran Duran diventano un caso editoriale e un film che fotografa i giovani degli anni '80

-

Sposerò Simon Le Bon locandinaNonostante i tanti anni passati dalla sua uscita, ancora oggi capita che si tiri fuori il famigerato Sposerò Simon Le Bon, film spesso più menzionato che visto, ma decretato oramai piccolo cult involontario per più di una ragione: sia come esempio di catastrofe cinematografica sia per inquadrare/ricordare il fenomeno sociale di un certo tipo di fanatismo adolescenziale.

In questo caso il tutto nasce con un piccolo romanzo chiamato Sposerò Simon Le Bon: confessioni di una sedicenne innamorata persa dei Duran Duran, in realtà un diario tenuto dalla sedicenne Clizia Gurrado (figlia del giornalista Lello Gurrado).

Il manoscritto del diario/romanzo venne lasciato con poche speranze nella portineria dell’Editrice Piccoli e inaspettatamente non solo venne pubblicato ma divenne anche un grandissimo successo tra le ragazzine dell’epoca, diventando il caso editoriale del 1985, con vasta eco in televisione e sulla stampa, facendo nascere anche nel nostro paese la moda dei libri per teenager scritti da teenager.

In brevissimo arrivò la trasposizione cinematografica per la quale venne coinvolto Carlo Cotti, qui al debutto come regista. Un nome di assoluta esperienza professionale avendo lavorato fino a quel momento come aiuto-regista per Nanni Loy, Pasquale Festa Campanile e Franco Zeffirelli, ma assai lontano (non solo anagraficamente) dal mondo patinato dei giovanissimi degli anni ’80. Nonostante questo innegabile gap generazionale riuscì a trattare il materiale in questione in maniera particolarmente ammirevole pur non avendo nemmeno la minima idea di chi fossero i Duran Duran o Simon Le Bon.

Sposerò Simon Le Bon
Simon Le Bon negli anni ’80 con una pettinatura discutibile

Il film, girato nell’arco di solo sedici giorni non è altro che un istant-movie per battere cassa sulla fama del libro e in particolare su quella del successo dei Duran Duran che attiravano folle di ragazzine urlanti e deliranti in tutto il mondo, anche in Italia.

Una delle più grandi fregature (ma c’era da immaginarselo) è che nel film non si vedranno mai i Fab Five (come vennero soprannominati dalla stampa britannica) se non in fugaci immagini di repertorio in TV tratte dagli archivi della trasmissione Deejay Television presentata all’epoca da Claudio Cecchetto e Kay Rush. La trama si sofferma invece sulle avventure quotidiane di una ragazza (la nostra Clizia, qui interpretata da Barbara Blanc) e delle sue amiche tutte ossessionate dai bellocci della celebre band, fino ad arrivare al fanatismo più totale protestando in massa quando si diffonde la voce (falsa) del matrimonio di Simon Le Bon o fuggire di casa per andare a vedere i Duran Duran esibirsi come ospiti al Festival di Sanremo.

Il fanatismo è talmente cieco ed esasperato che la protagonista sembra vivere in un mondo a sé convinta realmente di poer sposare l’incolpevole Simon Le Bon e non accorgersi della realtà intorno a sé, come ad esempio il non vedere in un primo momento le avances del coetaneo Alex, un giovanissimo Luca Lionello già dalla chioma folta nonché fan di Vasco Rossi (il quale anche lui a breve sarebbe divenuto il fulcro di un altro film adolescenziale molto simile, l’imperdibile Ciao mà…)

Nonostante si tratti di una banalissima commediola romantica giovanilistica come tante, “impreziosita” in questo caso da una recitazione piuttosto scarsa, la pellicola viene oggi etichettata come un film così brutto da diventare irresistibile. In realtà questa nomea è dovuta più che altro al fatto di essere una perfetta fotografia dei giovani dell’epoca e di aver racchiuso appieno l’essenza del paninaro diffuso nella cultura giovanile italiana degli anni ’80, tutta fatta di piumini Moncler ultra-colorati, camicie a quadri della Naj-Oleari, jeans Americanino dalla vita altissima, scarponcini Timberland corredati da calzini orribili e ovviamente Walkman. Una moda agghiacciante e invecchiata malissimo, ma che allo stesso tempo non può non instillare un senso di nostalgia non solo per i giovani di ieri, ma anche per chi non ha avuto occasione di vivere quel decennio pazzesco.

Il film inoltre è anche la perfetta rappresentazione di un’Italia intergenerazionale che dibatteva sulla musica proveniente dall’estero (vista malissimo praticamente da ogni adulto del film) e che assorbiva le mode nella maniera più materialista e superficiale, oltre all’apoteosi di lessico giovanile di quel tempo che meriterebbe di entrare nella leggenda già solo per alcune uscite come «Stronzo di un vascorossiano» o «Perché non sono io la figlia di Pippo Baudo?».

Ma arriviamo a un ultimo punto esaltante quanto deludente del film: la colonna sonora. Oltre alla storia banale, la recitazione dozzinale e l’assenza di Simon Le Bon e compagnia, al botteghino il film fu un flop anche perché le “duraniane” si aspettavano perlomeno le musiche dei loro beneamini, che invece non vennero utilizzate presumibilmente per esigenze di budget, ripiegando sugli sconosciuti e fittizi The Grop’s Power.

Più che una band vera e propria una raccolta di musicisti da studio che scrissero però delle interessantissime musiche spesso più prossime all’italo disco che alla new wave romantica arrivando comunque in qualche caso a scimmiottare i Duran Duran fino ai limiti del plagio (vedi la strumentale Happy Boys ripetuta più volte nel corso del film, vi ricorda qualcosa?).

Non solo nel film non viene sentita neppure una singola nota dei Duran Duran, ma addirittura non viene fatta menzione nemmeno una volta alla musica stessa della band inglese: fa riflettere come tutta l’ammirazione delle protagoniste è relegata solo ed esclusivamente alla loro bellezza fisica e all’apparenza, senza menzionare nemmeno per scherzo una loro canzone, un loro disco o un loro ipotetico talento musicale. Le ragazze si soffermano principalmente a collezionare foto e poster.

Sposerò Simon Le Bon stroncato dalla critica e dal pubblico venne presto accantonato, ma mai dimenticato proprio per quella capacità di fornire uno spaccato dei giovani di allora. La prova di come un’opera scadente possa suscitare forti emozioni, nonostante i suoi effettivi meriti artistici.

Dopo il flop della pellicola il regista Carlo Cotti volle riprovarci con un secondo tentativo di film musicale scrivendo il soggetto per una storia di un giovane e brillante laureato che fatica per trovare lavoro finendo per fare il fattorino. La pellicola si chiamava Il ragazzo del Pony Express scritta appositamente per un giovane Eros Ramazzotti fresco di vittoria al Festival di Sanremo nel 1986, ma Cotti abbandonò l’idea per misteriose ragioni e alla fine il ruolo del protagonista passò a Jerry Calà con colonna sonora ad opera di Umberto Smaila. Per rimanere in tema di gatti Clizia Gurrado, diventata nel frattempo giornalista come il padre, nel 2009 tornò alla scittura con Da leccarsi i baffi. Ricette prelibate per gatti buongustai, un ricettario per l’alimentazione felina.

The Grop’s Power ‎– Sposerò Simon Le Bon (Colonna Sonora Originale Del Film) (1986 – LP)

Tracce:
A1. Simon Simon
A2. Happy Boys
A3. Tema Rossana
A4. Graphic Display
A5. Teenage Dream (Instrumental Version)
B1. Teenage Dream
B2. Tema Cody
B3. Electric Dream
B4. Transex
B5. Simon Simon (Instrumental Version)

I più letti

2 COMMENTI

  1. “tornò alla SCITTURA con Da leccarsi i baffi. Ricette prelibate per gatti buongustai, un ricettario per l’alimentazione felina”

    Gag capolavoro creata dal caso :)))))

  2. Probabilmente non sarà stato un capolavoro ma il fim fotografa perfettamente i teenagers di quei tempi. Tanto astio da dove deriva? L’autore dell’articolo sarà stato sicuramente un tamarro confinato a Rozzangeles o a Quarto Oggiaro a cui i Paninari stavano sulle p*lle!!!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli Recenti