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Clementina Gay – Forse Che Sì, Forse Che No, Non Si Sa! (197?)

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Il brano di cui andiamo a raccontare ora proviene dalla produzione discografica di un artista piuttosto noto su queste pagine.
Una discografia che a un certo punto, terminato il rapporto con la Durium, si fece frammentaria e disordinata, fatta principalmente di autoproduzioni.

Ci trasferiamo a Milano, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70: il nostro cantante è alla ricerca di un ingaggio, ma nel frattempo si adopera, per mantenere la famiglia, con i lavori più disparati. Se poi ci si trova a passare davanti alle Messaggerie Musicali, eccolo lì: con il suo furgone a vendere i suoi dischi, le cassette e altri oggetti che incuriosiscono gli avventori.
Sempre gagliardo, mai sottotono. Tuttavia gli impresari (figura che oggi chiamiamo “event manager” ) si fanno desiderare, e lasciano spesso a bocca asciutta chi a loro si rivolge, tranne in qualche caso.

Un giorno, sul finire degli anni ’60, il nostro personaggio ne incontra uno, di questi impresari: quest’ultimo gli propone un ingaggio di ben 6 mesi che tutti, di solito, rifiutano. “Io te lo propongo, ma figurati se tu mi dici di sì…”. Più o meno furono queste le parole di quell’impresario. Ma il nostro artista accettò in modo convinto: secondo lui, questo fu un regalo dal cielo. L’ingaggio prevedeva svariate serate presso l’Alexander Bar, un locale gay esclusivo nella zona di Porta Genova, e consisteva nel cantare “travestito”: dal rock’n’roll allo swing, dal soul al pop.

Il frutto di questa esperienza lo vedete qui sopra: il disco di Clementina Gay. E’ probabile che chi gira i mercatini dell’usato abbia visto questo 45 giri, ma è meno probabile che si sappia chi si cela dietro questo pseudonimo: signore e signori, ecco a voi Clem Sacco!
“Forse Che Sì, Forse Che No, Non Si Sa!” è l’unico brano autografo di questo EP uscito sotto l’egida della sua etichetta, la CSR (Clem Sacco Records); gli altri due sono cover di brani famosissimi, e rappresentano solo una piccola parte dello show che Clem era solito tenere nel locale milanese.

Clem ha ammesso in più di un’intervista (compresa quella fatta con il sottoscritto lo scorso anno e pubblicata sulla rivista Jamboree) questa fetta del suo passato, ma sebbene ci si trovi di fronte a un prodotto “bizzarro” dato il personaggio, non mi sento di fare ilarità più di tanto: se pensiamo agli esperimenti sonori che ci sono stati in quegli anni (Claudio Rocchi, per fare un nome), questo disco di Clementina Gay risulta nella media di quegli anni. Se pensiamo poi che Clem Sacco aveva, e ha ancora oggi, una voce estremamente duttile e malleabile a seconda degli utilizzi canori (cantava opere liriche negli anni ’50, prima della fase rock’n’roll), non si può far altro che applaudire il talento innato di questo estroso artista.

Franco “FrankDee” Malatesta

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3 COMMENTI

  1. Si, ma la tua contestualizzazione è opinabile sia artisticamente che storicamente.La CSR finì la sua produzione continuativa di singoli nel 1964 con "In piena estate" (CSR 4001) per cui, per provare a datare il singolo di Clementina Gay, dovresti perlomeno riportare il suo numero di catalogo.Questo perchè Sacco si esibì all'Alexander di Milano "verso la fine degli anni '60" (sue stesse parole) e non è davvero sicuro che sia stato contemporaneo del Rocchi di Volo Magico.Anche se fosse, Rocchi veniva da un percorso completamente diverso sia socialmente che politicamente e le sue sperimentazioni non avevano nulla a che fare con le marchette che Sacco faceva all'Alexander per sopravvivere.

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