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Orietta Berti – La Barca Non Va Più (1981 – 7″)

Il ritorno a Sanremo con una discreta ma dimenticabilissima canzoncina per bambini

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orietta berti La barca non va piùNel 1981 il Festival di Sanremo vantava già una discreta abbondanza di canzoni dal duplice interesse: quella della musica cosiddetta “normale” e “l’altra”, quella che qua su Orrore a 33 Giri preferiamo, omaggiamo ed invitiamo caldamente alla riscoperta.

Per la prima categoria ci troviamo di fronte il lusso della scelta che va dai Ricchi e Poveri passando per Luca Barbarossa, la vincitrice Alice e la seconda classificata Loretta Goggi.

Dall’altra parte abbiamo due nostre conoscenze molto gradite: Claudio Cecchetto e la sua Gioca jouer (sigla del Festival prima, tormentone generazionale poi) e Paolo Barabani con la sua Hop hop somarello che vedeva pure la firma di Pupo.

Ma c’è una terza canzone che merita un posto caldo e accogliente tra le nostre pagine, forse non avrà i meriti (negativi e non) delle due citate sopra, non sarà così eccezionalmente brutta, repellente o involontariamente ridicola, ma è giusto darle il suo spazio nel mondo del divarsamente bello.

Di Bruno Lauzi e Pippo Caruso, direttamente dall’elenco delle canzoni arrivate in finale ma non ammesse nella top 10 conclusiva, Orietta Berti presentò La barca non va più.

Sì, se pensate che possa esserci anche solo un vago accenno di consequenzialità tra questo brano e il ben più celebre Finché la barca va di ben 11 anni prima avete visto giusto, pur se minimo e totalmente non influente: la cantante stessa ebbe a dire che questo brano portato al Festival era l’opposto del suo vecchio successo.

A parte i vari “grazie al cazzo” che probabilmente saranno scappati dalle vostre ugole senza accorgervene, passiamo ad illustrarvi il pezzo.

Da un paio d’anni la Berti incideva canzoni per bambini e questa non sfugge a quel periodo trattandosi di una semplice storiella di una barca alla deriva con un equipaggio stremato da un capitano dispotico, fra tifoni che spezzano i timoni, naufragi e conseguente anarchia a bordo, ma di fatto non racconta o spiega proprio un bel niente. In più durante la narrazione di questa “storia”, ci si mettono di mezzo anche i bambini stessi che forniscono un ottimo coretto durante il ritornello con delle frasi che spezzano il racconto e che tutto sembrano meno che debbano stare nella narrazione, anzi si ha pure il tempo di fare del banale moralismo spicciolo come illustra questo piccolo botta e risposta tra uno dei marmocchi e la Berti:

Berti: «Era un disastro…»
Bambino: «Vuol dire un casino»
Berti: «Non devi dire parole così!»
Bambino: «Ti chiedo scusa se sono un bambino / ma siete voi che parlate così»

Nonostante questi passaggi che fanno venire solo voglia di scuotere la testa in segno di disappunto il brano regge incredibilmente abbastanza bene, aiutato sopratutto da un ritornello velocizzato rispetto alla strofa e trattato come se fosse una piccola marcetta dove si ha anche il tempo di fare un piccolo sogghigno quando si sentono i bambini esordire con «Porca miseria! Qui la barca non va più», cantato con una convinzione tale da far impallidire i Pink Floyd e la loro «We don’t need no education» che detonava in tutto il suo fragore in Another Brick In The Wall (part II).

Il 45 giri a suo tempo vendette abbastanza bene, ma con il senno di poi ha solo finito per far parte dell’enorme elenco di canzoni passate per il palco dell’Ariston di cui nessuno sentì e sentirà la mancanza. E’ un brano anche godibile nel suo piccolo, ma a dispetto della barca menzionata nel titolo, va e non rimane il minimo ricordo e neppure l’effetto nostalgia.

La barca non va più

C’era una volta un enorme veliero
pieno di vele di tutti i colori;
anche se a bordo l’umore era nero,
era allegrissimo visto da fuori.

Il capitano era un uomo panciuto
che non lasciava guidare nessuno
e se qualcuno gli offriva il suo aiuto,
lui lo spediva a trovare Nettuno!

I marinai eran lì a protestare
tutti quanti un po’ stufi di lui.
E cosa accadde? Che venne un tifone
che il timone alla nave spezzò
che dalla coffa qualcuno gridò!
E dalla coffa che cosa gridò?

Porca miseria, qui la barca non va più!
La cosa è seria: la tua barca non va più!
Oh, capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!

Porca miseria, qui la barca non va più!
La cosa è seria: la tua barca non va più!
Oh, capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!

Ci vorrebbero i delfini
per portarci un po’ più su!

Ma il capitano era proprio sparito,
s’era nascosto in cambusa in un mese
s’era mangiato dal forte appetito
quel che sarebbe bastato a un paese.

Tutto il paese? Ma cosa hai capito?
Questo è un modo di dire lo sai.
Non ci credo. Stai fermo col dito
e se zitto ascoltare saprai
com’è andata a finire vedrai.

A questo punto anche i suoi marinai,
che già da molto non eran contenti,
o incominciarono a fare dei guai
o a non far niente aspettavano i venti!

Era un disastro.
Vuoi dire un casino…
Non devi dire parole così!
Ti chiedo scusa, se sono un bambino,
ma siete voi che parlate così!
Ma cosa accadde?
Che si naufragò!
E dalla spiaggia qualcuno gridò!

Porca miseria, qui la barca non va più!
O capitano: la tua barca non va più!
E questo mare, dove ci hai portato tu,
non è più blu!

Porca miseria, qui la barca non va più!
O capitano: la tua barca non va più!
E questo mare, dove ci hai portato tu,
non è più blu!

In mancanza dei delfini
fai un bel tuffo, scendi giù!
Vanno bene anche i bambini:
vieni a spingere anche tu!
Dai!

Porca miseria, qui la barca non va più!
La cosa è seria: la tua barca non va più!
Oh, capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!

Porca miseria, qui la barca non va più!
La cosa è seria: la tua barca non va più
Oh, capitano, se non fai qualcosa tu
andiamo giù!

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1 COMMENTO

  1. Strano che non ci si ricordi dell’episodio “censura”.
    Il festival della canzone italiana all’epoca non sopportava parolacce, riferimenti politici e riferimenti pubblicitari (non che oggi sia cambiato molto), e con il pretesto del secondo punto, hanno probabilmente tolto anche il primo.
    Il testo originario era questo:

    S’era mangiato dal forte appetito
    tutto un maiale ed un gran bel paese.
    – Tutto un paese? – ma cosa hai capito,
    vuole dire formaggio, lo sai
    .

    Il bel paese, citazione dantesca, è uno dei modi per chiamare l’italia.
    Nonostante questo cambiamento, chi voleva vedere un riferimento alla situazione politica di allora lo vide benissimo.

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