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Mark Mothersbaugh: c’è musica dopo i Devo

La devoluzione del genere umano passa per la musica

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Da appassionati di musica non sempre di successo capita spesso di domandarci come molti dei nostri artisti preferiti arrivino alla fine del mese o semplicemente occupino le giornate. C’è chi è ricco di famiglia, chi canta nei centri commerciali, chi ha un lavoro vero, chi apre lavanderie a gettoni e chi continua a lavorare nella musica, magari con ruoli meno appariscenti ma comunque remunerativi.

Prendiamo Mark Mothersbaugh, negli anni ’70 fonda i Devo, gruppo emblema del post-punk, teorizzatore della devoluzione sociale, un paio di hit famosissime a borderò e lo status di band di culto mondiale; il culto pagherà sì le bollette ma a un certo punto smette fisiologicamente di essere stimolante e Mothersbaugh, un po’ perché i Devo dagli anni ’90 in poi sono decisamente poco attivi, un po’ per pagarsi qualche vizietto, si ricicla come compositore di colonne sonore per film, TV e videogiochi con un occhio particolare al mondo dell’infanzia.

Mark Mothersbaugh
Mark Mothersbaugh

Da vero professionista di library music Mothersbaugh non sempre ha totale libertà creativa (è il lavoro, bellezza) ed evita d’imporre un tocco personale a ogni composizione, producendo tantissime cose convenzionali (ci si perdonino certi termini associati a questo personaggio) se non banali, ma dal suo studio Mutato Muzika (un piccolo tempio del sintetizzatore) negli anni sono uscite alcune chicche imprevedibili, dai jingle per l’NBC passando per le celeberrime musiche per Wes Anderson, ecco il Booji Boy che non ti aspetti.

Una delle prime esperienze di sincronizzazione arriva nel 1986 con il lisergico show per bambini Pee-Wee’s Playhouse. Mark Mothersbaugh prende una pausa dai Devo per provare qualcosa di nuovo, passando dall’anno di lavorazione per un disco della sua band ad un weekend scarso per musicare una puntata e vederla in onda pochi giorni dopo. La sigla, scritta dal cantante dei Devo, è introdotta da una lunga intro bimbo-ambient che sfocia in una delirante canzoncina lunatica interpretata da una strepitosa Cyndi Lauper che imita Betty Boop. A questo storico show, responsabile della crescita deviata di tanti giovani americani, parteciperanno nei pochi anni di messa in onda anche altre star della musica alternativa come Residents, Todd Rundgren e Dweezil Zappa.

Nel 1990 arriva la sigla del remaster dei vecchi episodi di Felix the Cat; in questo caso si tratta di un brano di chiara marca Devo che ha avvicinato ai riff atonali milioni di bambini.

La sigla del contenitore d’animazione Liquid Television è una roba folle e dissonante, potente e quasi inascoltabile, ma MTV anni fa era una cosa talmente avanti da permettersi di mandare in onda cose così.

A proposito di avanguardia, per un videogioco storico come Sewer Shark, il primo a usare video vero nel gameplay, Sega si affida ai pad prepotenti del nostro.

Ma chi fa questo mestiere sa che ogni tanto la creatività va lasciata a casa, l’esordio televisivo di Tobey Maguire con la sitcom Great Scott segna un passo, ahinoi, immancabile nella carriera di ogni compositore su commissione, scrivere un pezzo che assomigli innegabilmente a un altro senza che questo generi problemi di plagio, ecco quindi il ricalco di Been Caught Stealing dei Jane’s Addiction.

Per Mister Potato Head Show il nostro Mark “tuttofare” Mothersbaugh tira fuori un punk talmente zoticone che sembra di sentire odore di pollo fritto.

Invece l’esordio nel corporate cinema odora di hamburger bruciati e leggenda, i quaranta minuti di Wacky Adventures of Ronald McDonald: Visitors From Outer Space sono la cosa più psicologicamente ingestibile che vi capiterà di guardare: scritto e diretto da uno psicopatico, montato da un efferato serial killer e musicato da un Mark Mothersbaugh in formissima che non lascia un secondo di vuoto. Qui siamo al punto d’arrivo della devoluzione decantata dal gruppo di Akron a inizio carriera, Mark se ne accorge e i primi 5 minuti di questa VHS sono la sublimazione artistica di tutti quei discorsoni, provare per credere.

Mentre l’esperienza muzak delle EZ versions dei Devo si dev’essere rivelata utilissima per la composizione della colonna sonora di The Sims, praticamente un viaggio in ascensore lungo 4 ore.

In tema di muzak, sua è una delle musiche commerciali più irritanti e seminali degli anni 2000, quella dei fortunatissimi (e parodiatissimi) spot Get a Mac, un riff di marimba talmente neutro e vuoto che diventerà  un sottogenere della musica library, quello della musichetta per il video di presentazione dell’ennesima startup.

A lui si deve anche la versione più insana della canzone di Braccio di Ferro, altro che spinaci.

Come compositore cinematografico Mark Mothersbaugh è prolifico, ma decisamente poco sopra le righe, la sua collaborazione con il già citato Wes Anderson lo porterà in insospettabili i-pod di noiosi cinefili con gli occhialoni, mentre la musica per il bel film dei Lego porta un po’ di elettronica old school negli sterili stilemi della colonna sonora d’azione. Atteggiamenti da punkettaro mai avuti ai tempi in cui poteva davvero permetterseli imprezioscono la sua fama hollywoodiana.

Una carriera decisamente eclettica ma con un filo di coerenza di fondo, se chi scriveva canzoni sulla devoluzione del genere umano ora si rifugia nella musica per bambini qualcosa vorrà  pur dire: dopo 20 anni passati a metterci in guardia dai pericoli dell’instupidimento collettivo Mark Mothersbaugh è saltato, nel suo piccolo, sul carro del vincitore dei media rincretinenti.

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2 COMMENTI

  1. Buona raccolta di materiale, Mothersbaugh è un genio ma anche Gerald Casale avrebbe potuto fare roba grossa, invece come compositore è rimasto molto dietro le quinte.
    M.M. ha detto varie volte che uno dei più eclatanti casi della ipercommercializzazione della arte-DEVO è stato quando ha modificato Whip It in Swiff It, in uno spot per lo Swiffer; gli altri non erano arrabbiati (anche se lui se lo sarebbe aspettato), perché ritenevano quell’operazione esattamente ciò che hanno cercato di fare più o meno dall’ottanta al novanta, ossia pop art che prendesse in giro gli stessi ascoltatori

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