L’esordio letterario di Jovanotti, quel Yo, Brothers And Sisters. Siamo o non siamo un bel movimento? uscito nel novembre del 1988 ha la stessa importanza del Santo Graal e come tale andrebbe trattato come una reliquia.
Perché? Perché è stato scritto nel pieno del suo primo periodo considerato “festaiolo”, “tamarro”, “deficiente”, o, come scrisse Michele Serra, il periodo del «cretinismo integrale». Un arco temporale breve ma intenso, poco più di due anni, iniziato alla fine del 1987 quando il Nostro pubblicò a sue spese il suo primi 45 giri, Walking e ancora non faceva parte della squadra di Claudio Cecchetto. Poi, dopo i grandi successi di Jovanotti For President e La mia moto arrivò il 1990 e già con quel terzo album d’inediti (il mediocre ad essere magnanimi Giovani Jovanotti), nonostante i soliti brani leggeri e spensierati, si capiva che qualcosa era totalmente finito. L’era degli «Yo!» e di «È qui la festa?» non la si respirava più.
Proprio per tale motivo ringraziamo la presenza di un libro come questo che entra dentro il “Jovanotti pensiero” di quegli anni e lo analizza a raggi X regalando momenti di risate involontarie in quantità industriali, il tutto condito sapientemente con un linguaggio scanzonato e giovanile, toni disimpegnatissimi e un tripudio assoluto di termini quali figata, oh fratelli, movimento, maranza, è forte, disc-jockey, sbattimento, pischelle e così via, in un vortice di tutto ciò che rappresenta il linguaggio tipico da tardo paninaro o similia, roba che se fate quel gioco dove ogni volta che leggete la stessa parola ripetuta innumerevoli volte buttate giù uno shottino finireste con la cirrosi epatica nel giro di poche pagine.
L’introduzione è già qualcosa che di più bello non si può trovare: quattro pagine firmate da Roberto D’Agostino, una simil-poesia completamente in distici e in rime, spesso anche forzate. Impossibile non citare versi quali:
Jovanotti è un bel movimento
Jovanotti è un martellamento,
Jovanotti è new sound sensation
Jovanotti è brand new generation
Jovanotti è un tipo in bomber
Jovanotti è una bomba di hamburger
E via dicendo con altre meraviglie simili.



Dopo cotanto tripudio si passa al libro vero e proprio dove in poco più di 120 pagine il cantante sciorina i suoi pensieri sugli argomenti più disparati, che passano dai ricordi d’infanzia agli esordi in radio, dalla top 100 delle sue canzoni preferite (e alcune scelte, va detto, sono interessanti) alla prima casa, da Jovanotti For President spiegato canzone per canzone alla sua opinione su radio, televisione, sport, cinema, palestra e autobus.
Detta in questo modo è quasi difficile stimolare la curiosità per una possibile lettura a meno che non si sia fan di Jovanotti e si voglia sapere di lui anche la più piccola cazzata. Ma ciò che rende straordinariamente “intrippante” questo libro non è tanto di che cosa parla ma come ne parla. Perché Yo, Brothers and Sisters in certi passaggi sembra un libro scritto da un Jovanotti di qualche universo parallelo lontano miliardi di anni luce dal personaggio che conosciamo ora.
Qualche esempio? Prendiamo il paragrafo intitolato “Londra” in cui il Nostro descrive così il suo “incontro ravvicinato” con… McDonald’s!
«Ma il top era McDonald’s. Era la prima volta che vedevo un McDonald’s, per me fu un flash. Quegli hamburger erano una vera pippa, poi le patatine… madonna, se ripenso a quello che ho provato quando mi sono sparato il Milk-Shake! Era bellissimo, aveva un colore mitico, un colore spaziale. Bello McDonald, gran bel posto».
Bene, se il vostro cervello non è già andato in corto circuito vediamo cosa ne pensate di questa frase tratta dal paragrafo “I vestiti YO!” (la marca d’abbigliamento che ideò con Cecchetto che produceva chiodi, magliette, cappellini e quant’altro):
«La roba YO non è fatta per i fighetti, è fatta per gente che viene dal Bronx. Gente abituata al Bronx. Se non siete abituati è un casino. La linea YO è fatta apposta per sopravvivere nel Bronx della vostra città. Perché ogni città ha il suo Bronx – Roma, Milano, qualsiasi paesino. Anche se hanno nomi diversi. Così potete andare in giro tranquilli, nei vostri bronxettini, nelle discoteche più tremende e fare tutto il casino che vi pare. Il casino vero».



E se ancora siete perfettamente sani di mente ecco a voi l’ultimo stralcio, una vera e propria lobotomia garantita. D’altro canto il titolo non lascia scampo alcuno e prepara al capolavoro che segue. Da “Berlusconi”:
«Una volta leggevo un giornale, e c’era scritto che Berlusconi guadagnava una roba tipo 50.000.000.000 all’anno che voleva dire una cifra di soldi proprio spaziale. Da quel momento mi è stato simpatico, perché uno che guadagna così tanto non può essere antipatico».
Qualsiasi commento ai tre stralci del libro riportati qui sopra sarebbe superfluo. Ma non si può non apprezzare quell’ingenuità bonaria mista ad esaltazione che è stata una caratteristica del personaggio Jovanotti ai tempi di Gimme Five e pare quasi di vederlo, mentre si leggono quelle parole, nel suo giubbotto di pelle, cappellino rosso, jeans stracciati e scarpe Nike bianche intento a saltellare, ridere sguaiatamente, parlare con fare concitato mentre regala al mondo queste testimonianze e le altre che aspettano solamente di essere scoperte, lette e apprezzate. Nel pieno spirito che caratterizza chiunque visiti questo sito e rimanga ammaliato da simili scoperte.
L’unico difetto che questo libro ha sta nella sua rarità: non è facile trovarne una copia. Si consiglia in questo caso un giro per qualche mercatino dell’usato o una visita su eBay e sperare che qualche pazzo l’abbia messo in vendita. Ad ogni modo trovatelo, è impossibile rimanerne delusi.
«YO fratelli!» (cit.)



