France Gall Les Sucettes Serge GainsbourgSin da quando esiste la musica si sono avuti casi di canzoni con doppi sensi più o meno evidenti, basti pensare a un bluesman anni ’30 come Bo Carter o a molti brani del primo rock ‘n’ roll anni ’50 come Baby, Let Me Bang Your Box (solo per citare uno dei casi più esilaranti), ma mai prima di Les sucettes, pubblicata nel 1966, una canzone così fraintendibile ebbe una diffusione tanto grande in radio e TV.

Les sucettes è un brano scritto da quel geniaccio erotomane di Serge Gainsbourg per la giovanissima cantante yé-yé, France Gall, all’epoca appena maggiorenne che, improvvisamente, si trasformò a sua insaputa in una provocante Lolita.

Sorprende come la canzone sia passata più che indisturbata visti gli ingombranti riferimenti al sesso orale non affatto velati, a patto di andare un minimo oltre il mero significato testuale:

Annie ama i lecca-lecca,
i lecca lecca all’anice,
i lecca lecca all’anice di Annie
che danno ai suoi baci
un sapore d’anice.

Quando lo zucchero d’oro
profumato all’anice
cola giù per la gola di Annie,
lei è in paradiso.

Per qualche penny, Annie
ha i suoi lecca-lecca all’anice
che hanno il colore dei suoi occhi grandi
il colore di giorni felici.

France Gall Les Sucettes Serge Gainsbourg 5
Una giovane France Gall

Il brano pare raccontarci la storiella di questa Annie, una ragazza appassionata di lecca-lecca all’anice e della gioia che prova nel gustare i suoi dolciumi preferiti che può acquistare per qualche spicciolo. Oltre all’ambiguità di fondo consideriamo anche il significato letterale di sucettes, derivato direttamente dal verbo suce (succhiare) e l’omofonia erotica della pronuncia di pennies (penny) assai simile a pénis (pene).

Se ancora pensate che l’interpretazione erotica sia semplicemente una forzatura allora gustatevi le immagini trasmesse dalla televisione francese in cui i riferimenti sessuali divengono ancora più espliciti, incarnandosi in antropomorfe caramelle falliche e ragazze dallo sguardo languido riprese mentre gustano i loro sucettes.

In un’intervista del 2001 alla TV francese France Gall ammise di essere rimasta all’oscuro del doppio senso della canzone per diverse settimane dopo la pubblicazione della stessa, avendola interpretata sempre come una filastrocca per bambini. Una volta scoperta la cosa, per diverso tempo rifiutò di apparire agli occhi del pubblico temendo che la propria carriera e la propria immagine di ragazza acqua e sapone fosse stata irrimediabilmente compromessa a causa del brutto scherzo giocatale dal terribile Serge Gainsbourg che però le donò fama eterna.

La cantante affermò di essersi sentita presa in giro dal mondo degli adulti, allontanandosi da quel momento in poi da tutto ciò che aveva contraddistinto il suo periodo yé-yé, mentre il suo autore, al contrario, andò sempre fiero della sua opera tanto da ritenerla la canzone più coraggiosa del secolo e successivamente inserire una nuova versione cantata da lui con arrangiamento rock-psichedelico nell’album del 1969 pubblicato assime alla bellissima Jane Birkin (lo stesso che conteneva il brano-scandalo “Je t’aime… moi non plus”).

E per finire, l’ultimo momento geniale quanto bizzarro, Serge Gainsbourg in persona arrangiò e diresse una propria versione corale de Les sucettes durante un talk show negli anni ’80. Un altro leggendario momento della carriera di uno dei più grandi artisti francesi del ‘900.

Les sucettes

Annie aime les sucettes
Les sucettes à l’anis
Les sucettes à l’anis
De Annie
Donnent à ses baisers
Un goût anisé
lorsque le sucre d’orge
Parfumé à l’anis
Coule dans la gorge d’Annie
Elle est au paradis

Pour quelques pennies
Annie
A ses sucettes à
L’anis
Elles ont la couleur de ses grands yeux
La couleur des jours heureux

Annie aime les sucettes
Les sucettes à l’anis
Les sucettes à l’anis
De Annie
Donnent à ses baisers
Un goût anisé
Quand elle n’a sur la langue
Que le petit bâton
Elle prend ses jambes à son corps
Et retourne au drugstore

Pour quelques pennies
Annie
A ses sucettes à
L’anis
Elles ont la couleur de ses grands yeux
La couleur des jours heureux

Lorsque le sucre d’orge
Parfumé à l’anis
Coule dans la gorge d’Annie
Elle est au paradis

4 COMMENTI

  1. D’accordo che erano altri tempi .. ma vien da pensare che la bella France, o avesse vissuto fino a 18 rinchiusa in convento, oppure fosse di un’ingenuità disarmante. Perché è veramente impossibile non rendersi conto del “doppiosensismo” dilagante in questa canzone! 😛 E già che siamo in Francia, paese che ciclicamente riesce a tirar fuori simili prodotti nabokoviani .. (da Lio ad Alizee, per restare agli ultimi)

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