Ogni epoca ha i propri alti e bassi anche quando si parla di musica e spesso a livello di popolarià le due cose coincidono. Innumerevoli sono i brani di successo (spesso fugace) che negli anni successivi ci fanno persino vergognare di averne comprato il disco, lasciandoci solo il pensiero ossessionante di come abbiano potuto godere di tanta popolarità.

Negli anni ’70 un grande esempio di questa categoria fu Disco Duck, pubblicata nel 1976 quando la discomusic stava prendendo piede nelle classifiche ma avrebbe raggiunto la piena popolarità di pubblico solo con l’uscita de La febbre del Sabato sera l’anno seguente.

La nascita di Disco Duck

Rick Dees, autore dell’infausto brano, era il DJ di una stazione radio locale di Memphis e ammise di aver scritto quasi per gioco la musica e il testo della canzone in non più di due minuti, ma di aver impiegato tre mesi per convincere qualcuno che avesse il coraggio di produrgli un cosa del genere (e a ciò non stentiamo affatto a credere).

Rick Dees disco duck
La stampa italiana del 45 giri “Disco Duck”

Nel 1976 riuscì in qualche modo a convincere la RSO (dopo Casablanca una delle etichette musicali di maggior successo negli anni ’70 e primi anni ’80 avendo pubblicato le colonne sonore di Star Wars, Saturday Night Fever, Grease, Fame e Staying Alive oltre ai dischi di Bee Gees, Andy Gibb, Eric Clapton, Cream e altri) a pubblicare Disco Duck come Rick Dees & His Cast of Idiots, una canzone ironica, nata per caso, che ricorda le vicende di un altro successo imprevisto dello stesso anno come quello di More, More, More dell’ex diva a luci rosse Andrea True  e destinato a divenire, in qualche modo, un classico del genere.

Dees aveva tratto ispirazione per il suo brano da un curiosa hit soul del 1965, intitolata The Duck del cantante Jackie Lee, decidendo di riscriverla in maniera completamente nuova. Il testo di Disco Duck narra la storia in prima persona di un invitato ad una festa che inizia a ballare nella sua totale buffa incompetenza con dei movimenti che ricordano quelli di una papera, divenendo involontariamente il centro dell’attenzione e venendo poi imitato da tutti i presenti.

Il riadattamento del brano riuscì con saggezza a cavalcare la moda dell’epoca con un ottimo arrangiamento tra basso, archi utilizzati sapientemente e persino dei fiati, purtroppo però c’è anche la voce. La storia cantata da Dees (molto molto male), viene impreziosita da una vergognosa imitazione di Donald Duck/Paperino (ad opera di un suo amico e non di Clarence Nash, la voce ufficiale della papera nevrotica della Disney) che comunque è di gran lunga migliore di quella del suo compagno umano, e questo la dice lunga. In ogni caso questo bizzarro esperimento contribuì a rendere il brano un vero tormentone e il vero motivo per cui ancora oggi la canzone è ricordata.

Per i più coraggiosi esiste anche un raro 12” con una Disco Duck (Disco Version) di oltre 6 minuti che potrebbe davvero compromettere per sempre i vostri neuroni.

La Disco Duck mania

Rick Dees disco duck
La stampa giapponese del 45 giri “Disco Duck”

Per la promozione di Disco Duck nel suo breve ma intenso momento di gloria Rick Dees si esibì in diversi programmi televisivi duettando con inquietanti papere pupazzose in situazioni tra il surreale e l’imbarazzante.

Nel frattempo, nonostante tutto ciò sembri così assurdo e sbagliato, il 45 giri arrivò rapidamente nelle prime posizioni delle classifiche di tutto il globo (raggiungendo la prima posizione nella Hot 100 di Billboard e la quarta in Italia) tranne che, ironia della sorte, a Memphis! Questo perché la radio in cui lavorava Dees si rifiutò di passare il brano per evitare conflitti d’interesse (tanto che Dees venne licenziato per il solo fatto di aver parlato del brano durante un suo show), mentre le altre stazioni non lo suonarono per evitare di fare promozione a un DJ concorrente.

Nonstante l’ostracismo della sua città natale Disco Duck divenne rapidamente una vera e propria mania, con pupazzetti e giocattoli vari ma soprattutto numerose imitazioni, come Irwin The Disco Duck, un papero disc jockey con il vizio del canto creato dalla Peter Pan Records, un’etichetta discografica americana specializzata in dischi per bambini, che nel giro di pochi anni pubblicò oltre 10 album di discomusic ornitologica per i più piccoli.

The Original Disco Duck

Rick Dees disco duckLa popolarità spaventosa quanto inaspettata della canzone portò alla rapidissima realizzazione sempre nel 1976 di un intero album chiamato The Original Disco Duck (per distinguerlo dalle già numerose imitazioni uscite in seguito al successo del brano).

Un LP di discomusic ottimamente prodotto e arrangiato (in fondo quelli della RSO erano degli specialisti in questo campo) ma irrimediabilmente macchiato dall’irritante voce sopra le righe di Rick Dees nel tentativo di risultare divertente ad ogni costo. Nonostante l’album sia nato per non prendersi sul serio le varie vocine fastidiose più o meno acute, i versi animaleschi e i mormorii vari che impestano le varie canzoni pesano considerevolmente sul risultato complessivo non particolarmente godibile.

Tutti i brani del disco non sembrano sviare dalla dichiarazione che Dees fece riguardo al suo piumato cavallo di battaglia in quanto le armonie e i testi potrebbero tranquillamente essere stati scritti nell’arco di un pomeriggio.

La maggior parte dei brani è solo un mero riempitivo giusto per arrivare ad un minutaggio che giustificasse il prezzo di un LP: tutti caratterizzati da qualche strofa tra il parlato e il cantato dalla voce rauca e fastidiosa di Dees e i soliti ritornelli in cui un coro femminile ripete “ad nauseam” il titolo del brano (per assurdo la struttura delle canzoni ricorda molto quella dell’album reggae di Serge Gainsbourg Aux Armes et Caetera che uscira nel 1979). Tra questi spiccano comunque Flick the Brick e Bad Shark, pezzi disco di grande livello, con ritornelli super-accattivanti e indimenticabili per quanto ripetitivi.

Il fondo dell’album lo si raggiunge con He Ate Many Jellybean un’insolita e bizzarra canzone parlata dove Dees imita un malconcio Elvis Presley (che sarebbe morto un anno dopo) ossessionato dal junk food e dai dolci tanto da scriverci sopra una canzone con delle brevi parodie rock’n’roll risultando, oltre che poco divertente, totalmente fuori luogo in un album di disco music.

Rick Dees disco duck
La stampa italiana del 45 giri “Dis-Gorilla”

Tra le nuove composizioni troviamo due curiose canzoni pubblicate come singoli, l’animalesca Dis-Gorilla e Barely White (That I’ll Get It Baby). La prima è senza dubbio uno dei migliori brani dell’album, sebbene il singolo ricevette molto meno successo del suo  starnazzante predecessore.

Anch’esso, come lascia presagire il titolo si basa sulla stessa identica idea di Disco Duck cambiando l’animale del brano in un gorilla. Sulla stessa cadenza l’orecchiabilissimo ritornello replica nel ritornello i versi animali (in questo caso scimmieschi) unica parte della canzone che rende il brano a suo modo indimenticabile. La seconda, invece, è nettamente tra le peggiori, in pratica un dialogo terribile tra Rees e una donna dalla voce nasale e gracchiante altrettanto insopportabile che rifiuta le sue avances su un arrangiamento soft e delicato di bellezza e livello diametralmente opposto al resto.

Tracklist:
A1. Disco Duck (Part I Vocal)
A2. Barely White (That’ll Get It Baby)
A3. Bionic Feet
A4. Flick The Bick
A5. Disco Duck (Part II Instrumental)
B1. Dis-Gorilla
B2. Doctor Disco
B3. Bad Shark
B4. He Ate Too Many Jelly Donuts
B5. The Peanut Prance

La febbre del Sabato sera, la grande occasione mancata

La vera grande occasione della vita per Rick Dees arrivò però nel 1977 quando Disco Duck venne inserita in una scena del film campione d’incassi Saturday Night Fever donando nuovo interesse per la canzone ormai già fuori dalle classifiche. Il brano avrebbe dovuto far parte della colonna sonora del film, ma il manager di Dees, per evitare che le vendite di quest’ultima entrassero in rivalità con quelle di The Original Disco Duck non concesse il brano. Sfortunatamente per Dees l’LP di Saturday Night Fever divenne “solamente” l’album più venduto della storia fino a quel momento e tuttora rimane sul podio delle colonne sonore più vendute di sempre.

Saturday Night Fever AMC “disco duck dance” deleted scene from Jordan Krug on Vimeo.

La (magra) consolazione rimasta per Rick Dees sarà solo quella di aver creato una delle canzoni che appaiono più frequentemente nelle liste dei brani più brutti ed irritanti di sempre; Disco Duck è il perfetto incrocio tra parodia di un genere musicale e demenzialità incontrollata, in fondo la perfetta rappresentazione di un’epoca che ancora oggi risulta totalmente impossibile comprendere appieno.

Disco Duck

Rick Dees: Went to a party the other night
All the ladies were treating me right
Moving my feet to the disco beat
How in the world could I keep my seat
All of a sudden I began to change
I was on the dance floor acting strange
Flapping my arms I began to cluck
Look at me… I’m the disco duck

Duck: Ah get down mama, I’ve got to have me a woman, ha ha ha ha ha
Chorus: Disco, disco duck
Duck: Got to have me a woman
Chorus: Disco, disco duck
Duck: Oh get down mama
Chorus: Try your luck, don’t be a cluck, disco
Duck: Disco
Chorus: Disco
Duck: Disco
Chorus: Disco – disco – disco disco duck
Duck: All right
Chorus: Disco disco duck
Duck: Ah get down mama, oh mama shake your tail feather, ha ha ha ha ha

Rick Dees: When the music stopped I returned to my seat
But there’s no stoppin’ a duck and his beat
So I got back up to try my luck
Why look it’s the disco Duck!

Duck: Everybody’s doin’ the
Chorus: Disco, disco duck
Chorus: Disco, disco duck
Chorus: Try your luck
Duck: Wave to me
Chorus: Don’t be a cluck
Duck: I’m so happy to be here
Chorus: Disco
Rick Dees: Thank you duck
Chorus: Disco
Rick Dees: For gettin’ down
Chorus: Disco disco disco
Rick Dees: Thank you so very much
Chorus: Disco duck
Duck: You’re welcome
Chorus: Disco Disco Duck
Chorus: Try your luck, don’t be a cluck, disco, disco, disco…

6 COMMENTI

  1. Se cercate su you tube trovate anche l’apparizione al Festival di Sanremo del ’77, introdotto e commentato da Mike Buongiorno…solo per stomaci forti 😉

  2. RSO=Robert Stigwood Organisation = produttore/manager dei Bee Gees ed “inventore” di Saturday Night Fever e Grease, e di John Travolta!!!
    I managers sanno essere dei coglioni e solo pochi si salvano e fanno bene il loro lavoro!!!:-(

  3. Il brano ‘Barely White’ uscì su singolo in Italia, ma non ricordo il suo piazzamento in classifica, ricordo solo che- come si evince dal gioco di parole del titolo- era una presa in giro di Barry White.

  4. Dimenticavo di aggiungere che un frammento di ‘Disco Duck’, opportunamente storpiato, appare nel singolo di Andrea Mingardi ‘Funky, Funky…’

  5. Viene tra l’altro citato dagli Elio e le storie tese nel finale di Pippero, insieme a tutti i piu’ grandi classici dell’epoca come I Tavares, gli Oliver Onions etc etc

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