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Bulworth – Il Senatore (1998, film)

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Bulworth Il SenatoreCome reagireste se da un giorno all’altro Massimo D’Alema perdesse la brocca, si presentasse in televisione vestito come John Cena e iniziasse a parlare in rima tipo J-Ax prima maniera? Sembra un quadro totalmente assurdo, ma è in sostanza e con riferimenti onomastici diversi la sinossi del film Bulworth – Il senatore.

La pellicola del 1998 racconta gli ultimi giorni della campagna elettorale del senatore democratico Jay Bulworth (interpretato da Warren Beatty che si occupa anche di regia e sceneggiatura), un politico sul viale del tramonto ricoperto di debiti, vessato dallo stress e incalzato dai delfini del suo partito che propugnano un messaggio più al passo coi tempi. Decide di farla finita, non prima di stipulare un’assicurazione sulla vita da 10 milioni di dollari in cambio del voto delle corporazioni degli istituti assicurativi, ingaggia così un killer per portare a termine la sua uccisione nel giro di qualche giorno e permettere alla figlia, beneficiaria della polizza, di estinguere i suoi debiti e vivere una vita tranquilla lontana dai riflettori.

Consapevole della propria morte imminente Bulworth perde qualsiasi freno inibitorio e ad un congresso presso una chiesa frequentata dalla comunità afroamericana di Los Angeles, in preda ai fumi dell’alcool la sua trasformazione prende forma: l’anziano senatore inizia ad assumere un atteggiamento provocatorio, a usare un linguaggio scurrile e ad esprimersi in rime alla maniera di un rapper. Da qui, un’escalation di eccessi, fatti di notti trascorse nei locali hip hop della Califonia, marijuana fumata in quantità, abiti extra large alla maniera dei gangsta rapper e una liasion con una sexy attivista per i diritti delle minoranze (Halle Berry).

La cosa incredibile è che il nuovo Bulworth piace alla gente: il vecchio relitto della politica intesa nella sua accezione negativa ha lasciato il posto a uno schietto interlocutore, che lancia strali all’establishment e non le manda a dire a nessuno. Un rapper all’apparenza sicuramente impacciato e un po’ sfigato, come solo un nonnino che si atteggia a gangsta potrebbe essere, ma portatore di un messaggio politicamente rivoluzionario, che tocca temi controversi quali assistenza sanitaria, libera educazione e lavoro e che inevitabilmente piace innanzitutto alle minoranze e alla gente comune. Ne sono riprova gli indici di gradimento, che a dispetto dei malumori dell’establishment e delle corporation con cui Bulworth in passato si era compromesso, lo riconsegnano ai favori dell’elettorato e gli fanno ritornare la voglia di mettersi in gioco. Ma c’è un problema da risolvere: il misterioso sicario che ha ingaggiato con l’ordine di farlo fuori una volta per sempre deve essere fermato a qualunque costo…

Bulworth Il SenatoreAd accompagnare questa controversa ma divertente trama, un finale amaro ma aperto ad ogni interpretazione e, soprattutto, una colonna sonora monstre, fatta di pezzi interpretati da buona parte dei mammasantissima del rap statunitense di quel periodo: Dr. Dre, LL Cool J, Pras, ODB, RZA, Ice Cube, Method Man, Public Enemy, Eve e Black Eyed Peas, solo per citare i più rappresentativi, ci deliziano con prodotti che coprono idealmente tutta la parabola di stile della scena coeva e che rendono Bulworth – Il senatore un must per gli amanti della musica rap.

Un film in buona sostanza piacevole e godibile poiché, al netto delle solite situazioni amorose inverosimili, di qualche espediente prevedibile e di una dose un po’ troppo pronunciata di buonismo democrat, ci porta a interrogarci più volte sull’efficacia del messaggio politico e sulla percezione del ruolo di rappresentante dei cittadini nella società anteriore ai social media o, perlomeno, al significato di quanto propugnato dal rap ai tempi in cui era ancora forma di comunicazione ben diversa dagli standard tette-culi-fighe e bling-bling delle accezioni moderne. Vedere infatti un politico contemporaneo atteggiarsi a guisa di un trapper dei nostri giorni non farebbe altro che affossarne la reputazione, in tempi in cui è mediamente e di per sé ai minimi storici. Altro giro, altra musica e altri tempi: è proprio il caso di dirlo…

Tracce:
01. Dr. Dre & LL Cool J – Zoom
02. Pras Michel Featuring Ol’ Dirty Bastard Introducing Mya Ghetto Superstar (That Is What You Are)
03. Youssou N’Dour & Canibus – How Come
04. Method Man, KRS-One, Prodigy & KAM – Bullworth (They Talk About It While We Live It)
05. Witchdoctor – Holiday / 12 Scanner
06. RZA – The Chase
07. Eve – Eve Of Destruction
08. Mack 10 & Ice Cube – Maniac In The Brainiac
09. Nutta Butta Featuring Anonymous – Freak Out
10. Black Eyed Peas- Joints & Jams
11. Cappadonna – Run
12. B REAL Of Cypress Hill – Lunatics In The Grass
13. Public Enemy – Kill Em Live
14. D-Fyne – Bitches Are Hustlers Too

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1 COMMENTO

  1. Io non sono un nostalgico dell’hip hop degli anni ’90, anche se è uno dei miei generi preferiti: i temi beceri sono sempre esistiti nel rap (infatti all’inizio degli anni ’90 il gangsta rap veniva visto più che altro come immondizia, solo dopo è stato in parte rivalutato), dare addosso alla trap è facile ma si tratta comunque di una moda passeggera, la crunk degli anni 2000 era anche peggio secondo me.

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