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Wyclef Jean feat. The Rock & Melky Sedek – It Doesn’t Matter (2000)

Il debutto al microfono del nerboruto lottatore di wrestler The Rock in un prestigioso e bizzarro featuring

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Wyclef Jean it doesn't matterIl poliedrico e talentuoso Wyclef Jean ci ha sempre abituati a canzoni dal palato fino sia da solo, sia in compagnia di Pras e Lauryn Hill nei ben noti Fugees. Che siano in inglese, francese o in patois creolo haitiano, i suoi brani sono sempre caratterizzati da una musicalità incredibile e da testi azzeccatissimi. O quasi.

Sì, perché anche il caro musicista statunitense di origine haitiana ha i suoi scheletri, o più probabilmente feticci voodoo, nell’armadio. Stiamo parlando di It Doesn’t Matter, primo singlo estratto dalla sua seconda fatica solista The Ecleftic: 2 Sides II del 2000, sicuramente più nota per il secondo singolo 911 realizzato in collaborazione con Mary J Blige: una di quelle canzoni che non stancano mai, anche dopo tutti questi anni.

It Doesn’t Matter vanta una collaborazione sicuramente più “de sostanza” rispetto ai gorgheggi della bella Mary J e degni di entrare nella nostra antologia. Parliamo di The Rock a.k.a. Dwayne Johnson, l’allora astro nascente del wrestling, in uno dei suoi primi esperimenti al di fuori del ring.

Come ogni lottatore che si rispetti, The Rock aveva in quegli anni una o più catchphrase che contraddistinguevano il suo personaggio. Una di queste era appunto quella che avrebbe dato il titolo alla canzone, It Doesn’t Matter, che suona più o meno come «chisseneimporta».

In linea con la gimmick del tempo, la canzone si propone come un inno alla easy life e alla condivisione con gli amici: poco importa sei sei ricco, figo, giri in Bentley per le Indie Occidentali o vuoi portare a letto tutte le gold-digger del pianeta: se non ti fai il mazzo e non tieni i piedi per terra resterai sempre uno sfigato. Questo, a grandi linee, ciò che vuole comunicare Wyclef Jean con le sue rime. Per fare ciò si avvale dell’aiuto del nerboruto lottatore, un po’ samoano un po’ canadese ma di sicuro celeberrimo, che tuttavia si limita a contribuire con degli skit parlati con la cadenza che ne contraddistingue il personaggio, specialmente durante il ritornello con l’immancabile «It doesn’t matter!» a farla padrone.

A completare questo strambo sodalizio giunge il duo dei Melky Sedeck composto da Blandinna Melky Jean e Farel Sedeck Guerschom Jean,  entrambi fratelli artistoidi di Wyclef, che alla fine degli anni ’90, in nome della rinomata tradizione caraibica dell’eredità di famiglia, si sono anch’essi dedicati alla carriera musicale, giusto il tempo di qualche collaborazione, una manciata di singoli e un album con discreti successi. Una combriccola decisamente insolita e particolare. Un po’ come se, per esempio, in Italia una nota stella della tradizione canora del paese si svegliasse un giorno e decidesse di presentarsi a Sanremo in terzetto con, che so, un cantante lirico e un erede al trono

Vuoi per le qualità vocali di Wyclef Jean o vuoi perché The Rock è un filo più simpatico di Emanuele Filiberto, a differenza di quanto successo all’Ariston in questo caso l’operazione simpatia andò discretamente: nessun lancio di spartiti, ma buoni risultati di vendita e apprezzamento sia in America che in giro per l’Europa, anche grazie alla versione in lingua francese realizzata specificatamente per il mercato francofono direttamente dall’artista. Un pezzo che ebbe il merito di indirizzare la platea al potenziale di intrattenimento che il wrestler avrebbe potuto avere anche al di fuori del ring e che lo consacrerà come poliedrica e celeberrima stella di Hollywood.

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