Home Illustri Sconosciuti Three Beat Slide - Beach Boogie (2014 - singolo digitale)

Three Beat Slide – Beach Boogie (2014 – singolo digitale)

La peggior canzone estiva della storia

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Three Beat Slide Beach BoogieSta arrivando l’estate ed eccovi qui serviti i Three Beat Slide, terrificante trio vocale che è l’ideale anello di congiunzione tra l’etica casalinga di Blue and The Face, la presenza scenica dei mai troppo lodati ХХ Партсъезд e la viralità di Rebecca Black con la sua “Friday”.

Edward, il padre che in piena crisi di mezza età, vuoi per far felice i figli, vuoi per rovinare per sempre il loro il futuro, decide di intraprendere la carriera musicale, Dayanna, la classica figlia cicciotta e racchia e poi lui, il vero idolo delle teenager non vedenti e sordomute di tutto il mondo, Edward Junior, una macchietta tragicomica uscita direttamente da qualche commedia americana anni ’80, sicuro punchball umano per picchiatori in età scolare.

Questa allegra famigliola di mostri suburbani della provincia di Washington D.C., forse presa da orribile noia o da compulsivo spirito di condivisione, ha pensato bene di girare qualche video durante le loro vacanze, cantandoci sopra qualche baggianata intrisa di stupidità e buonismo e pubblicarli su YouTube. Fin qui nulla di scandalosamente nuovo, se non che in questo caso il trio, non contento di avere i loro brani disponibili sui più importanti portali di musica online, ha addirittura un canale VEVO dedicato, segno che o il controllo qualità di Sony e Universal non esiste o che i soldi facili piacciono a tutti. Noi propendiamo per la seconda ipotesi.

Sarà che musicalmente sono più imbarazzanti delle Shaggs, sarà per l’involontario effetto dissacrante della sacra famiglia americana, sarà perché in fondo in fondo sembrano convinti di quello che stanno facendo, fatto sta che questi proto sub-umani sono diventati ben presto capaci di canalizzare milioni di visitatori con canzoni che parlano di estate (come la loro hit “Summertime Is Great”) e vita casalinga (“Chore Day”) con la proprietà di linguaggio di un bambino di 5 anni (“Summer vacation is here / gonna ride my bike / gonna go somewhere / it’s my favorite time of year.” / “Barbecues in the backyard / trees are over me / nothing is hard / it’s my favorite time of year”) quando non sfociano in dementi balletti chiaramente post-lobotomia (“Skip Skip Slide”), per tacere della loro ignobile canzone natalizia (“We Need Some Snow”).

Un successo talmente travolgente negli Stati Uniti che il comico Daniel Tosh non ha perso l’opportunità per farne una parodia in “Autumntime Sucks Balls” convincendo grazie al Dio denaro la stessa famigliola (mamma compresa) ad auto-parodiarsi.

A nostro parere il summa di tutto questo viene raggiunto con il brano “Beach Boogie” dove il padre, in preda a delirio di onnipotenza, assume momentaneamente le redini del gruppo e lo trascina negli abissi della mente umana interpretando una sottospecie di rap a tema balneare con tanto di pseudo-ballerine dalle fattezze umane sullo sfondo il cui sguardo lascia chiaramente intendere siano sotto minaccia di percosse.

È chiaro che questa volta si cerca il colpaccio mediatico con tanto di coreografie da villaggio vacanze per ottuagenari rincoglioniti e primi piani sui culi delle ragazzine probabilmente ancora minorenni che sanno tanto di filmatino casalingo per vecchi laidi.

Il brano è talmente contagioso che dopo un terrificante cameo della madre ecco che Edward Senior per farci vedere che è più figo di Justin Bieber raccatta un gruppo di teenager probabilmente in cambio di birra e marijuana che lo accompagnano con i soliti due passi di danza mentre lui continua ad ammorbarci con liriche ossessive a mo’ di mantra, forse per invocare il demonio: “Do the beach boogie yeah, yeah / Do the beach boogie yeah, yeah / Do the beach boogie yeah, yeah / I gotta keep moving oh yeah”.

In attesa che inizi finalmente la guerra termonucleare globale e li spazzi via per sempre o che qualche passante li picchi selvaggiamente incontrandoli al supermercato, questa testimonianza audio-video ci conferma quanto il genere umano possa continuare a sorprenderci.

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