Milva Marinero

Marinero, la italo disco di Milva

Milva MarineroLa premessa sul livello artistico di Milva è tanto scontata da poter essere omessa serenamente per affrontare, forse meno serenamente, questa imbarazzante prova italo-disco in inglese della pantera di Goro che, a metà anni ’80, per evidenti imposizioni discografiche, si trovò ad incidere questa Marinero.

La casa discografica Ricordi deve aver pensato: artista di fama internazionale + sonorità alla moda = successo facile. Detto fatto vengono chiamati a raccolta Giancarlo Bigazzi alla produzione e l’autore Steve Piccolo (musicista newyorkese proveniente della scena no wave e trapiantato in Italia), due delle menti dietro al successo mondiale di Self Control intonato contemporaneamente da RafLaura Branigan, con l’aggiunta dell’autore prezzemolino Totò Savio per scrivere alla diva un brano da poter suonore nelle discoteche di tutto il mondo.

Poco importava (forse) che il genere poco si accordava a chi, tra album scritti da Ennio MorriconeVangelisFranco Battiato e le interpretazioni di Bertolt Brecht in teatro con la regia di Giorgio Strehler, aveva ben altro percorso artistico. Fu così quindi che Milva dovette cantare con una pronuncia inglese da scuola elementare le gesta di questo marinaio un po’ malandrino che, per sfuggire ai debiti, alla moglie e alle forze dell’ordine, salpa per i mari dove può respirare l’aria fresca degli oceani. Non che il testo avesse alcuna rilevanza nelle sale da ballo.

La vera tragedia per Milva fu, a 46 anni suonati, dover andare in giro a promuovere questa vaccata comparendo in trasmissioni televisive in cui veniva accompagnata da baldi giovani ballerini che le ronzavano intorno, lanciandosi in performance che trasudano disagio e disperazione, tra l’altro spesso vestita come se stesse andando ad una prima all’Opera di Parigi.

Nonostante non divenne mai un vero tormentone la canzone ottenne un discreto successo lanciando l’album Corpo a corpo pubblicato lo stesso anno a cui collabora lo stesso Raf.

Di certo, lei per prima era consapevole che le discoteche non sarebbero certo impazzite per questo brano che resta uno dei misteri inspiegati di una carriera interminabile o, forse, la riprova che per perdurare così a lungo un artista qualche compromesso deve pur accettarlo.

Con il recupero delle sonorità Italo-disco degli ultimi dieci anni la canzone è stata oggetto di una incredibile rivalutazione che, al netto dei punti deboli esposti qui sopra, non può che farci piacere, vuoi per l’incredibile caratura artistica di Milva, capace di trasformare in prodotto di qualità anche un brano sulla carta insalvabile, vuoi perché alla fine, come tutte le canzoni di cui raccontiamo sul sito, se ne parliamo è perché in fondo ci piacciono da morire.

Giuseppe Sanna e Vittorio “Vikk” Papa

  1. Io invece sono d’accordo in tutto con la recensione: il brano è insipido, la voce di Milva non sembra neanche la sua ma quella di una cantantucola di italo disco qualsiasi, e lei, a vederla, sembra che dica “che mme tocca ffà pe’ ccampà”… Non penso proprio che sia stata voglia di cambiamento, ma solo un’imposizione della casa discografica – della serie: chi ci mette i soldi sono io e quindi tu canti quello che ti dico io, che ti piaccia oppure no.

  2. Non trovo tutto questo orrore come si decanta, era ed è ancora un bel pezzo con un sound che volendo sfida pure il tempo, una cantante anche se aveva i suoi46 anni era una bella presenza da vedere, grande Milva!!

  3. Non condivido, Marinero è un brano fantastico, la voce di Milva si alchimizza perfettamente con le sonorità del pezzo. L’inglese da “scuola elementare” penso sia una scelta artistica fatta di proposito per dare alla canzone un vibe meno Pop e più Italo-Disco (all’epoca molto all’avanguardia).

    Ma poi… avete ascoltato la Marinero originale di Lucia Montanari? Milva lo ha salvato quel brano, non dico altro!

  4. La grandezza di un artista sta nel saper cambiare, mescolarsi, rinnovarsi per poi tornare sui suoi stessi passi… Ecco Milva è questo : un’artista che ha saputo sperimentarsi in generi nuovi, riuscendo sempre ad esprimere una personalità artistica senza pari. Questo pezzo di stampo disco è un brano leggero, piacevole ed intrigante. L’album di cui fa parte trasuda di erotismo (splendida l’apertura dell’intero lavoro “Amo chi Siamo”) e al contempo di leggerezza. Non credo proprio
    che Milva abbia dovuto scendere a compromessi per la realizzazione di questo gradevole album… Solo desiderio di Cambiare… Verbo assai sconosciuto alla maggior parte dei critici musicali italiani, sempre pronti a giudicare come erronee certe scelte di artisti (soprattutto donne) che hanno sempre trovato nel cambiamento il loro lato espressivo più consono.

  5. Ma come vi permettete! Una vaccata? È una canzone estiva, simpatica e leggera. Milva può fare tutto! Non so chi tu sia per pontificare così.

  6. A me invece piace questo pezzo… meglio di certi brani lagnosi che le facevano cantare un tempo e che sono caduti nel dimenticatoio…

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