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I Ragazzi di Scampia – Musica e Speranza (2006)

I guaglioncelli del disagiato quartiere napoletano di Scampia, lanciano il loro grido di speranza: oltre la camorra c’è di più!

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I Ragazzi di Scampia Musica e SperanzaLa musica come strumento di redenzione.

Erano anni che a Sanremo mancava il caso umano, il disgraziato di turno da esporre al pubblico ludibrio. Qui, per rifarci, eccone in un colpo solo addirittura 17! 17 ragazzini di strada approdati all’Ariston per dire no a droga e pistole, facendo venire a noi una gran voglia di impasticcarci, impugnare una pistola ed usarla per mettere fine a questo lamento straziante!

Sotto l’ala protettrice di Gigi Finizio e Gigi D’Alessio (autore del pezzo insieme a Mogol, nonché patron del progetto) i guaglioncelli del disagiato quartiere napoletano di Scampia, lanciano il loro grido di speranza: oltre la camorra c’è di più!

L’intento, diciamocelo, è lodevole. Ma, scomodando qualunque luogo comune sulla napoletanità e la vita di strada, il tutto diventa involontariamente esilarante. Andare in motorino in tre senza casco; le sparatorie nei vicoli tra bande rivali; la serenata notturna col mandolino all’innamorata; l’arte di sapersi arrangiare per vivere alla giornata.

“Musica e speranza” più che una canzone sembra la trama di una sceneggiata anni ’80 di Mario Merola e Nino D’Angelo. Memorabili alcuni versi come «…cercamm ‘o sole dint’a munnezza» o «Senza casco a vvote affruntamm ‘a morte pe’scemità». Brividi. Che aumentano quando uno dei ragazzi si stacca dal gruppo e “rappa” emulando (chiaramente male) i 99 Posse.

Da sottolineare anche il fatto che tutti i 17 componenti contribuirono a rendere veramente unica la loro performance suonando ciascuno uno strumento: dal tamburello alle maracas, dai legnetti ai coperchi di pentole. Terrificante. Per fortuna non c’era l’ombra di neanche un microfono ad amplificare questo guazzabuglio di sonorità buttate a caso.

Il pubblico Rai, notoriamente buonista, ebbe pietà e li traghettò fino alla semifinale. Dopodiché, una volta ritenuta compiuta la buona azione di facciata, i ragazzi furono (metaforicamente) sbattuti fuori dal teatro.

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4 COMMENTI

  1. Si la tastierista nn prova neanche a fare finta. Credo sia stato uno dei momenti più umanamente imbarazzanti dopo il tipo che si voleva buttare dagli spalti per avere un lavoro.

  2. Premessa: ignoravo l’esistenza del brano.
    Come partenopeo, sensibile a certe tematiche, e tendente al magone facile qualora espresse in testi in napoletano di un certo impegno, quando ho letto l’amara strofa “…cercamm ‘o sole dint’a munnezza”, c’è davvero stata la LACRIMA, anzi molte… Perché la mia reazione è davvero IDENTICA a quello di Carlo Taranto della Gialappa’s alla vista di Giacomo Celentano 😀 😀 😀 😀 😀

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