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Gerry Scotti – Aiè (Oi Iuai) (1989 – 7″)

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Gerry Scotti AièIl “sociale” è un tema molto caldo: non c’è terremoto, carestia, tsunami che tenga, ogni occasione è buona per incidere una canzone, bella o brutta che sia. Spesso più brutta che bella.

Ecco quindi che nel 1989 l’allora Onorevole assenteista Virginio Scotti detto Gerry, eletto tra le fila del PSI di Bettino Craxi, impegnato tra Candid Camera Show e la scrittura della prefazione del libro “Dove andiamo a ballare questa sera? Guida a 250 discoteche Italiane” del collega Gianni De Michelis, trova il tempo di reinterpretare il sogno di Martin Luther King con un orrendo motivetto dedicato ai bambini nel mondo.

Come in tutte le (per fortuna poche) canzoni incise da Gerry Scotti, l’ex speaker radiofonico si limita a recitare il testo; in questo caso ci regala la sua personalissima versione del famoso discorso del 1963 su una base da stacchetto televisivo, ripetitiva e stereotipata con un arrangiamento di tamburi sintetizzati che fa tanto Africa da cartolina.

Probabilmente sarà stato spinto da un sentimento genuino, ma musicalmente questo 45 giri è puro concime del pentagramma, senza se e senza ma, nonostante la musica e l’arrangiamento siano di due grandi della musica italiana, Stefano Pulga e Maurizio Preti, già dietro allo strepitoso progetto Kano.

Aiè (Oi Iuai)

Questa notte ho fatto un sogno:
ho sognato che
bambine e bambini negri davano la mano a
bambine e bambini bianchi
e camminavano insieme come fratelli e sorelle…
Io sogno ancora!

Questa notte ho fatto un sogno:
sho sognato che
i figli degli schiavi e i figli dei padroni
sedevano attorno alla stessa tavola e mangiavano
lo stesso pane: aveva il profumo di quand’ero bambino…
Io sogno ancora!

Questa notte ho fatto un sogno:
ho sognato un giorno senza frontiere e senza bandiere.
Le montagne erano spianate e tutti gli uomini
si potevano guardare negli occhi, in una grande pianura.
Un vento forte li faceva ondeggiare, sembravano fiori di
tutti i colori, ma nemmeno uno si spezzava e volava via.
Si tenevano tutti per mano e cantavano:
“Liberi! Siamo liberi! Finalmente liberi!”
Io sogno ancora!

Questa notte ho fatto un sogno:
ho sognato una piazza, non so dove, forse in America, o forse in Africa…
In fondo a questa puazza un uomo raccontava un suo sogno:
il colore della pelle era diverso…
ma il sogno era uguale al mio!
Ho sognato una pallottola che voleva spezzare il suo sogno:
ma i sogni non si bucano…
Io sogno ancora!

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4 COMMENTI

  1. Più che "aiè", che in angolano – portoghese è un saluto rivolto anche alle divinità, questo disco dovrebbe chiamarsi "áhie!", con l'accento sulla "A": esclamazione che in romanesco sottolinea una sfiga, un problema o comunque qualcosa che proprio non va.

  2. Ricordo quando la presentò a "Telemike", parlandone come un brano in cui credeva molto; il brano mi parve una schifezza e pensavo di non capirci niente per via della mia tenera età (avevo 13 anni). Evidentemente non era un problema d'immaturità da parte mia.Comunque il brano un suo pregio ce l'ha, perché mise fine alle velleità canore dell'On. Virginio Scotti.

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