Genot Centre etichetta musicassette

La musicassetta. Sì, quel piccolo oggetto di plastica che contiene incisa la musica su nastro magnetico. Quel piccolo oggetto di cui (se non sei più un ragazzino) hai centinaia di pezzi, custoditi nelle scatole in cantina, probabilmente suddivise ed accuratamente etichettate per genere e interpreti, tutto rigorosamente in ordine alfabetico (naturalmente).

Sono davvero tante quelle scatole. «Occupano troppo spazio» lamenta la fidanzata/il fidanzato/tua madre. Ma tu a buttarle non ci pensi proprio, perché è roba tua! E poi buttarle ti farebbe un male insopportabile. In più ora grazie all’ondata di retromania innescata dai fenomeni tipo la serie televisiva Stranger Things, questi piccoli aggeggi di plastica colorata stanno tornando di moda, il che ti fa sentire, se non altro, un pochetto meno strange, appunto.

Ogni tanto, quando riesci a trovare un momento per te stesso, ne prendi una e la metti in un mangiacassette. Premi play, sprofondando nella vecchia poltrona, chiudi gli occhi e ti immergi in quel tipico suono, imperfetto e un po’ sporco. Dentro di te una forte nostalgia comincia a viaggiare nelle vene. Dolce e dolorosa. Rivivi gli odori, i sapori, le sensazioni e gli eventi di quel periodo, preciso, una specie di film, ecco. È così che t’immagini sia il momento prima di morire, quando davanti agli occhi ti ripasserà tutta la tua vita. Si dice sia così, almeno, e tu, forse, vuoi crederci.

Genot Centre etichetta musicassette

Bei tempi quelli delle cassette: un format democratico ed economico, immesso sul mercato nel 1963 dalla Philips, diventato via via sempre più popolare (anche grazie alla spinta della cultura DIY) ed esploso letteralmente negli anni Ottanta. Sopravvissuto all’avvento del CD negli anni Novanta, fino a quando con il cambio di millennio e la diffusione massiva dei masterizzatori questo formato è quasi completamente scomparso, battuto dalla “facile” musica digitale che ora si poteva ascoltare comodamente un po’ ovunque.

Ma, come tutte le cose in via d’estinzione, ha tutt’oggi non solo un proprio pubblico di fedeli seguaci, ma anche di musicisti ed etichette indipendenti che hanno fatto delle musicassette il loro mezzo di espressione artistica o professionale. Motivo? Secondo Tristan Bath del sito britannico The Quietus è «per questa connessione personale tra gli artisti (o le etichette) e gli ascoltatori. Non sembra mai così intima come quando è fatta con il nastro».

Una delle realtà più interessanti che hanno fondato l’attività proprio su questa filosofia è l’etichetta discografica Genot Centre di base a Praga. Due ragazzi, Ondřej Lasák e Wim Dehaen, che si sono conosciuti a un concerto degli Swans e hanno presto capito di condividere le stesse idee sulla musica e il modo in cui vorrebbero esprimerle. Quindi quattro anni fa fondano la loro label, decidendo fin dal principio che il format sarà quello della cassetta, accompagnato dal download digitale sul Bandcamp.

Genot Centre etichetta musicassette
I fondatori di Genot Centre: Ondřej Lasák e Wim Dehaen (foto di Ľubica Martincová)

Lasák, avendo scritto la sua tesi di laurea sul ritorno del vinile tra il pubblico, sapeva che la Repubblica Ceca è, purtroppo, uno dei paesi in cui la gente è (ancora) meno disposta a spendere per acquistare musica. A questo problema l’audiocassetta offriva una soluzione ideale: anch’essa è un oggetto estetico legato al passato, ma più facile da reperire e produrre in piccole serie. Pur non essendo mai stata amata dai puristi del suono, che hanno sempre privilegiato appunto il vinile o il CD, è stata in qualche modo più umana, legata direttamente alla vita del suo ascoltatore, che fosse per l’invenzione del walkman o per la possibilità di registrare facilmente i propri brani preferiti e creare dele compilation personali (i cosiddetti mixtape) antenate delle contemporanee playlist.

In quattro anni della sua esistenza Genot Centre ha fatto uscire più di venti titoli. Ciò che
la distingue dalle altre etichette indipendenti è la capacità di seguire una riconoscibile, ma fortemente personale, linea editoriale: musica elettronica alternativa, ambientale, caratterizzata da una dimensione umana (fragile ed istintiva), e dal suono surreale che si fonde così magicamente al tipico brusio delle cassette. La sua ultima scoperta, l’artista Enchanted Lands, ha pubblicato il debutto Feed Goals in cui rispolvera, reinventandola completamente, la musica electro-dance degli anni novanta.

Genot Centre etichetta musicassette
Una Silent Night: concerto-sleepover che dura tutta la notte

Tra le attività extra di questo duo praghese non si può non segnalarne una davvero speciale (organizzata insieme alla radio Wave e ai Cosmic Sans), e cioè le loro Silent Night: i concerti-sleepover che durano tutta la notte e dove, oltre ai loro artisti, si esibiscono importanti ospiti della scena elettronica internazionale.

Il già nominato The Quietus li ha premiati con il Tape Label of the Year 2017 con queste parole: «Speriamo che Genot Centre sia qui per rimanere, riempiendo un misterioso vuoto sul mercato e ombreggiando le zone tra la bellezza e il caos».

Marie Honzíková

3 COMMENTI

  1. Quanti anni a maneggiare quei terribili oggetti. Posso sentire il fruscio ancora in testa.
    Andate via, non voglio più vedervi, siete scomode, brutte e suonate male.
    Facile fare gli hipster fighetti amanti del vintage: vi piacciono le cassette? Bene. Allora da oggi usate solo quelle: niente streaming, mp3, CD o altro. Solo cassette. Vediamo quanto durate.

    Per me il vero giorno della liberazione è quando mio padre acquistò il primo lettore CD.

    • Più che alla qualità del suono si tratta di un rapporto con un medium sonoro che permetteva un’iterazione meccanica con lo stesso unico nel suo genere: si potevano cancellare e reincidere, aprire, smontare, tagliare o sostituite il nastro, colorare, sciverci sopra, personalizzare all’infinito.

  2. Che cose orrende, ne ho ancora una cinquantina, ma mi da fastidio solo vedere il nastro! Viva il CD e il vinile!

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