Cornacchia del Canadà SanreminiIl Canada, o meglio Canadà, entrò prepotentemente nell’immaginario popolare italiano nel 1957 grazie alla fama di Casetta in Canadà, la morbosa canzoncina portata al successo nella versione interpretata da Gino Latilla, Carla Boni e il Duo Fasano sul piromane Martino di cui parlammo in occasione delle bizarrie più curiose (e inquietanti) del Festival di Sanremo anni ’50.

L’esotico paese nordamericano doveva sembrare il perfetto scenario per la narrazione di storie inusuali e bizzarre ed ecco che nella terra dello sciroppo d’acero si svolgono gli eventi narrati ne La cornacchia del Canadà, filastrocca per bambini che (da quanto ci risulta) troviamo musicata per la prima volta nel 1960 in un EP a 7” della serie La collana di zia Marù. Si tratta di raccolte di «canzoncine e filastrocche» (come riporta la copertina) edite dalla casa discografica Editoriale Sciascia (già nota come Vedette, la stessa che lanciò la carriera dei Pooh e degli Equipe 84) fondata dal compositore Armando Sciascia

Tra gli interpreti di questa collana dedicata ai più piccini troviamo Roberto Sanni (cioè Roberto Sanguanini che troviamo in compagnia de I Solitari nel terzo volume della compilation Mondo Hysterico con I Go Ape), Caterina Villalba e una giovane Liù Bosisio (non solo la storica Pina Fantozzi, ma una delle voci più note della televisione italiana, che ha doppiato Marge Simpson e le sue due sorelle nicotinomani, Spank, Charlie Brown e Angela Lansbury). Alla chitarra poi non sfugge il nome di Ettore Cenci, autore della versione italiana della pruriginosa Cristine di cui abbiamo parlato approfonditamente.

Se La cornacchia del Canadà sia una canzone derivativa sull’orma del nonsense con connotazioni zoofile di Ambarabà ciccì coccò oppure un più o meno inconsapevole caso freudiano di qualche tipo non possiamo confermarlo; quello che pare certo è il lato ridicolmente tragico della canzone (fenomeno comunque tipico di molte filastrocche infantili non solo in Italia) messo in risalto ancora di più dalla melodia leggera e dalle voci spensierate dei piccoli esecutori negli asili e scuole elementari di tutta Italia.

La filastrocca narra di un curioso love affair tra un cacciatore dal nome poco promettente di Cecchino (come vedremo nomen omen) e una cornacchia a sua volta oggetto dei desideri di un corvo. Come accade spesso nelle vecchie canzoncine per bambini la tragedia è dietro l’angolo: l’amata cornacchia verrà uccisa inavvertitamente da Cecchino che la scambia per un corvo (perché qualcuno vada a caccia di corvi non lo sappiamo). A questo punto, come se la situazione già non fosse abbastanza straziante, in un crescendo shakespeariano il corvo, distrutto dalla perdita del suo amore (tra l’altro non ricambiato), decide di suicidarsi con la stessa arma del cacciatore.

Un’epopea di violenza che sembra un sinistro mix tra una fiaba dei fratelli GrimmRomeo e Giulietta. Probabilmente non a caso l’ultima strofa venne omessa nelle tante versioni successive spuntate negli anni ’70 dopo che il coro dei Sanremini la incluse come lato B del celebre 45 giri de La marcia di Topolino pubblicata nel 1970 (anche se originariamente incisa l’anno precedente nell’LP Il canzoniere dei piccoli).

Nonostante la storia triste e truculenta mi ricordo vividamente cantarla allegramente da pargoletto all’asilo e alle scuole elementari, magari alternata tra una canzoncina natalizia della piccola fiammiferaia e una lettura de i musicanti di Brema. Ah, i piccoli grandi orrori dell’infanzia!

Domenico Francesco Cirillo e Vittorio “Vikk” Papa

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