Enzo Ghinazzi Pupo La Confessione libroUn fatto di sangue sconvolge il Festival di Sanremo: Enrico Bertini, in arte Chico, star della musica italiana, viene rinvenuto cadavere nella sua camera da letto la mattina della finale della kermesse. Il commissario Oscar Borrani cerca immediatamente di dipanare una matassa che sembra sin da principio molto ingarbugliata. Inizia così La confessione, prima fatica letteraria di Enzo Ghinazzi, più noto con il nome di Pupo.

Una crime story dai profondi riferimenti autobiografici che mette in luce non solo capitoli dell’esistenza in prima persona dell’autore, ma anche il sottobosco del jet-set della musica italiana, fatto di arrivismo, cinismo, ipocrisia e illegalità.

La trama si muove costantemente tra flashback e flash forward: alle indagini post omicidio si affianca la confessione in prima persona del protagonista Chico, cantante apprezzato ma sul viale del tramonto, genio e sregolatezza, una fitta schiera di amici in ogni ambito, a un prete di Sanremo, avvenuta pochi giorni prima della sua morte. Il cantante, fortemente scaramantico, è convinto che la previsione fattagli da una vecchia zia durante l’infanzia si avvererà e che egli non potrà superare i cinquant’anni di vita. Decide quindi di vuotare il sacco prima che la grande mietitrice arrivi sul serio, e guadagnarsi così un posto in paradiso, o perlomeno scontare un po’ di anni in purgatorio. Morte che puntualmente giunge, inesorabile e violenta, ma con l’impressione di voler accompagnare con sé nel baratro l’intero baraccone del festival, visto il suo impatto mediatico e visto il sudore freddo che genera in un numero consistente di “alti papaveri”.

Impossibile non accostare il protagonista del racconto al cantante toscano: a partire dalla comune provenienza, dal nome d’arte (Chico, che in spagnolo si avvicina molto al significato letterale di Pupo), per passare attraverso il poli-amore (anche questo Chico, guarda caso proprio come Pupo, vive alla luce del sole una relazione con due donne), per non parlare poi dell’amore per il gioco d’azzardo. Questa è la vera rovina di Pupo/Chico, questo è il mondo in cui le prime indagini di Borrani si muoveranno inesorabilmente, giungendo però a risvolti totalmente imprevedibili.

Enzo Ghinazzi Pupo La Confessione libro
Enzo Ghinazzi (Pupo)

Non manca proprio nulla, neppure i riferimenti al telequiz portato al successo e poi inesorabilmente strappatogli, o alla sciagurata esibizione sul palco di Sanremo in compagnia di Emanuele Filiberto e Luca Canonici, condita con il famoso lancio degli spartiti da parte dell’orchestra, anche quella letta sotto la lente d’ingrandimento del cinismo, quasi che Pupo, oltre ad affidare alle pagine del suo noir diversi capitoli della sua vita, volesse togliersi più di qualche macigno dallo stomaco.

In effetti, in certi frangenti, il cantante ci va pesante: il direttore generale della RAI è definito come un erotomane perverso con la facciata da democristiano e il vizietto dello scambismo; il Festival non è altro che un gioco di potere tra case discografiche, che monopolizzano il mercato scegliendo a tavolino chi debba avere successo e chi no; il jet-set è il regno dell’ipocrisia, tanto che la canzone di Chico, pesantemente stroncata dalla critica, diventerà nel giro di un giorno una perla da incorniciare. Tutto “grazie” alla morte del suo interprete. Un quadro distopico, ma forse non troppo lontano dalla realtà.  Comunque Enzo Ghinazzi si prende pure la soddisfazione finale di compiere ciò che anni di politica e populismo non hanno potuto, vale a dire essere l’artefice della privatizzazione della RAI, da moderno nazareno che con la sua morte genera la resurrezione dell’intero sistema radiotelevisivo di stato. Scusate se è poco. E che cosa ci fa un’avvenente Nikita italo-americana tutta nuda in un letto nella camera attigua a quella dell’omicidio? E una pistola rinvenuta presso il castello di Arma di Taggia?

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Ho scovato La confessione sugli scaffali di un mercatino dell’usato. Dopo aver atteso due mesi perché il prezzo si dimezzasse, non ero infatti disposto a investire più di un Euro, ho iniziato la sua lettura con il pregiudizio dato dall’autore e dal suo vissuto artistico. Che cosa mai potrà uscire di buono dalla penna di Pupo, pensai? Devo tuttavia ricredermi: al netto di un linguaggio troppo colloquiale, di qualche dialogo tirato per i capelli e di alcune situazioni risolte un po’ in fretta, il libro si è rivelato più piacevole di quanto mi aspettassi, forse perché le aspettative erano pari a zero o forse perché si tratta di un’insolita biografia spacciata per thriller. Forse il vero limite risiede nella fine stessa del personaggio con un finale da pokerista alle prese con l’ennesimo bluff sul tavolo della vita che vi strapperà almeno mezzo sorriso beffardo.

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