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Diego Abatantuono – La Vita è Un Lunedi / Ci Vuole (1985 – 7″)

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Diego Abatantuono La vita è un lunedìVa bene d’accordo, lo ammetto, a me il Diego Abatantuono prima maniera fa pochissimo ridere. Non ci posso fare niente.

Lo sopporto volentieri in “Fantozzi Contro Tutti” perché fa una piccola parte e nel contesto del film è perfetto (l’unica cosa peggiore di scoprire che tua moglie ti tradisce è scoprire che ti tradisce con un tizio del genere) e anche in quelle due canzoni con Elio e le Storie Tese, ma la maggior parte delle pellicole di cui è protagonista si basano su trame che sono fondamentalmente dei pretesti per tirare fuori ogni due per tre i soliti tormentoni del personaggio, che per quanto meglio inseriti di quelli di un Jerry Calà qualunque, dopo pochissimo mi annoiano a morte, complice sicuramente il fenomeno che vi si è creato dietro: piuttosto che sentire ancora una volta per quali parole stiano le lettere che compongono il nome Attila, mi sparo un concerto di Tiziano Ferro… Forse.

Al contrario, mi piace parecchio in molti dei film che sono venuti dopo, dove i ruoli che interpreta, decisamente più contestualizzati e molto meno sopra le righe, gli permettono di essere per davvero incisivo e divertente, grazie anche a una formazione drammatica che prima, per forza di cose, non poteva essere percepita.

Ho voluto iniziare spiegando questo mio punto di vista perché, ingannato dalla fotografia sulla copertina, ero convinto che questa fosse un’altra canzone-sigla in stile “Io, fortuna che ho un cevvello eccezziunalo”, mettendomi già in un certo ordine di idee.

Mi colse invece con sorpresa scoprire che sì, è la sigla di un vecchio programma televisivo (“Diego 100%” che paga il dazio, tra le altre cose, di aver lanciato un giovanissimo Valerio Staffelli) in cui lui interpretava il suo solito personaggio, ma non è cantata con quel dannato accento e, come se non bastasse, viene fuori che il testo ha un che di malinconico: attraverso il proprio punto di vista, il Diegone riesce ad analizzare e criticare alcuni aspetti del mondo che ci circonda.

Credo che sia stato uno dei primi segnali della svolta artistica che stava effettuando, e posso immaginare che all’epoca potrà essere stato spiazzante per molti, ma trovo che, riascoltandola oggi, si senta che questa canzone abbia un valore aggiunto, anche solo se paragonata alla sigla di chiusura dello stesso programma (“Ci Vuole”), così pregna di anniottantismo che se la strizzi bene saltano fuori gli A-Ha.

“La Vita è Un Lunedì” si presenta invece come una sorta di blues suonato da una chitarra acustica che, grazie al sax e a qualche alterazione negli accordi, presenta in sé una qualche influenza jazz, non moderna ma sicuramente meno databile e, a insindacabile giudizio mio e delle mie orecchie, molto più gradevole da ascoltare. Non a caso è firmata da Alberto Radius.

Non sto dicendo che siamo al cospetto del componimento più rutilantemente sconvolgente del nostro tempo, sicuramente ha i suoi difetti, in un paio di punti, per esempio, la metrica va più o meno a farsi fottere, e non la metti certo su ad una festa dove vuoi fare il figo, però magari ascoltandola come sottofondo, seduti in poltrona, con la pipa in una mano e guardando fuori dalla finestra, potreste giungere a pensare: “Dai, in fondo Abatantuono non era male… Com’è che è finito a fare l’idraulico?”

Stefano Caniati

La vita è un lunedì

La vita è un lunedì
Dal quale vieni e vai
Mi piace sia così
Sto bene in mezzo ai guai
Ma sotto il minimo minimo minimo minimo mai
Ma sotto il minimo minimo minimo minimo mai
Non sopporto chi mi parla nell’orecchio
Chi vorrebbe comperarsi la città
Chi pur di arrivare pagherebbe un occhio
Chi non mangia perchè il tempo non ce l’ha
Ho un fastidio verso i furbi a prima vista
Mi dà noia chi ha la sua filosofia
Chi non chiama mai nessuno alla sua festa
E puntuale si presenta poi alla mia
Sotto il minimo minimo minimo minimo mai
Sotto il minimo minimo minimo minimo mai
La vita è un lunedì
Dal quale vieni e vai
Mi piace sia così
Sto bene in mezzo ai guai
Ma sotto il minimo minimo minimo minimo mai
Io non sogno mari ed isole lontane
Si va avanti, faccio quello che mi va
Perso dentro queste notti americane
Tra Milano e il sole di Cinecittà
Ma sotto il minimo minimo minimo minimo mai
Sotto il minimo minimo minimo minimo mai

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