Home Illustri Sconosciuti Dario Margeli - Buongiorno fino a quando servo (2012, singolo digitale)

Dario Margeli – Buongiorno fino a quando servo (2012, singolo digitale)

Immaginate la cover improvvisata male di un vecchio brano di Franco Battiato trasmesso da una radiolina con le pile scariche ed impreziosito da un video casereccio

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Dario Margeli Buongiorno Fino A Quando ServoDario Margeli chi? Se sapete di chi stiamo parlando vi sarete già messi comodi, se invece questo nome non attiva nessuna sinapsi state comunque tranquilli, non vi siete persi la next big thing della musica italiana, o forse sì.

Come un fulmine a ciel sereno, o sarebbe meglio dire come una scoreggia in chiesa, a ravvivare il monotono grigiore dell’uomo contemporaneo è arrivato da chissà dove tale Dario Margeli: sinistro profeta della prossima apocalisse o messia del nuovo ordine mondiale?

Ancora non lo abbiamo capito, ma il suo sguardo lassativo, le sue movenze da faina bastonata, l’accento chiaramente latino e la sua voce sfacciatamente “autotunata” espressiva come l’asfalto d’estate, ce lo fanno amare incondizionatamente.

L’unica spiegazione a tutto questo è che Dario Margeli sia in realtà un alieno arrivato direttamente dal pianeta Ork e che una volta atterrato sulla Terra si sia imbattuto in un vecchio brano di Franco Battiato trasmesso da una radiolina con le pile scariche.

L’idea di fondo per questa Buongiorno fino a quando servo non sarebbe affatto disprezzabile: un sottovoce vaffanculo al mondo dell’imprenditoria e dell’industria. Il problema sorge nel passaggio alla forma canzone, trasformandosi in un flusso di (in)coscienza di quattro minuti, dove un caparbio Dario, armato di devastante autotune, falsetto a serra manico e Google Translator da riporto, lotta fino all’ultima strofa per avere la meglio su quel mostro chiamato “metrica”.

Il sublime lo si raggiunge però solo grazie al supporto visivo, dove un funambolico videoclip, realizzato dopo una chiara overdose di Idraulico Liquido endovena, esalta tale capolavoro di bricolage musicale, in un imperdibile nuovo classico di genere, tanto che al confronto i Bollywood sembrano quasi sobri: caleidoscopici effetti da quattro soldi in background, testo in sovra impressione con font raccapriccianti, animazioni dozzinali e soprattutto lui, Dario Margeli, onnipresente mezzo busto a bucare lo schermo. Nel senso che la sua presenza genera letteralmente un buco nero che ci catapulta in una sorta di mondo parallelo fuori dal tempo e dallo spazio: saranno le movenze da consumato attore con l’alzheimer, sarà il mestissimo abbigliamento da aiuto-magazziniere, o forse il fatto che appare sempre impegnato a leggere il testo della sua stessa canzone su un leggio fuori campo con inevitabile effetto “canto dei salmi domenicali”?

Chiunque altro avrebbe meritato di essere bastonato a sangue sulla pubblica piazza, ma come si fa ad odiare questo omino dallo sguardo triste, che non avrà la benché minima idea di cosa significhi musicalità, ritmo e melodia, ma che in fondo in fondo ci viene voglia di abbracciare forte come un bambino triste che ha perso il suo orsacchiotto di peluche.

Buongiorno fino a quando servo

Buongiorno
Nero Giorno
Devo entrare nella gabbia
Maledetto stipendio da fame
Ma per fortuna ancora ho un lavoro
Controllato da uomini
Senza scrupoli né sensi di colpa.

Quando sarò scaricato e poi dimenticato
Nessuno mi difenderà
Siamo in pugno a questi ladri
Che ci lasciano senza nessun futuro
Ma come fanno
Tutti i miei colleghi a dire sempre sì
Non voglio vederli più.

Buongiorno signore schiavista
Fino a quando servo e poi mi butti via (poi mi butti via)
Insultato, deriso e malpagato
L’azienda è intoccabile
Io già fregato (fregato).

Mai scende dal suo cavallo bianco
I dinosauri sono sempre qui
Gli zombi tutti intorno a me
Senza far nessun rumore.

Buongiorno
Nero Giorno
Vorrei uscire dalla gabbia (gabbia)
Maledetti bastardi patroni
Comunque vada vincono loro
Figli di uomini influenti
Fantocci senza cuore né anima (anima).

Che orrore venire
A chiederti le ferie
Nessuno mi difenderà
Non abbiamo più dignità
Tu giochi con i nostri destini
Godiamoci questo momento d’infelice sfruttamento
Tra demoni, padroni
Buongiorno signore schiavista.

Buongiorno signore schiavista
Fino a quando servo e poi mi butti via (poi mi butti via)
Insultato, deriso e malpagato
L’azienda è intoccabile
Io già fregato (fregato).

Noi pedine dentro mani sporche
Demoni ghiotti di oro
Ci rovinano la vita

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13 COMMENTI

  1. Mah! Bruttina la canzone anche se il tema trattato dall'autore è importante nonchè uno dei problemi principali di molti lavoratori vittime di schiavismi e di umiliazioni. Sarà per questo che sicuramente non viene voglia di ucciderlo ma al massimo incitarlo a farsi forza e sopravvivere in questo mondo di merda 😀

  2. Che incommensurabile porcheria!!!! E la cosa che più mi ha rattristato è che la postura, con quelle braccia ferme lungo i fianchi, la testa protesa in avanti, il look minimal da "Magazzini allo Statuto" (chi è di Roma capirà di cosa parlo) mi ricorda – ORRORE – il Mark Hollis di fine anni '90. Ecco, l'ho detto e ne sono già pentito! Perdonami Mark, tu sai l'infinita stima che nutro nei tuoi confronti!

  3. Bisogna dire che il messaggio di disperazione contenuto nel testo ce lo ha trasmesso ampiamente.. sia con la musica che col video..

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