Die Toten Hosen Azzurro

Un gruppo punk tedesco ha fatto una cover di Azzurro

Die Toten Hosen AzzurroSe parliamo dell’estate italiana del 1990 tutti ricordano quel fastidioso tormentone scritto a 6 mani da Giorgio Moroder, Gianna Nannini ed Edoardo Bennato come inno ufficiale dei campionati di calcio del 1990 giocati nel Belpaese che, da trionfo quasi assicurato per gli azzurri, si trasformò nella vittoria della collaudata e compatta formazione teutonica.

Forse per colpa dell’amara sconfitta (si sa che il calcio in Italia è una cosa dannatamente seria) o per quella sensazione di sfottò puramente goliardico, sta di fatto che pochi, oggi come allora, si ricordano della grandiosa versione punk rock di “Azzurro” ad opera dei mai domi Die Toten Hosen, che sull’esempio di “My Way” ripresa da Sid Vicious “osano” toccare una pietra sacra della tradizione melodica italiana.

La band crucca ha avuto la geniale idea di riprendere il successo del Re degli Ignoranti (scritto però da Paolo Conte e Michele Viranoe con testo di Vito Pallavicini) e riproporcelo in un italiano improbabile, carico di chitarre grasse e unte, condito da un ritornello in pieno stile oktoberfest-punk di cui i Die Toten Hosen sono maestri indiscussi.

Per completare l’opera i cinque teppisti sonori girarono anche un tremendo (nel senso positivo del termine) video, pieno zeppo degli stereotipi che hanno reso “leggendarie” le calate dei turisti tedeschi in Italia quando il Marco aveva buon gioco sulla debole Lira.

Io non so che cosa ne pensi Adriano Celentano, ma personalmente è il mio brano preferito del combo di Düsseldorf. Assolutamente da riscoprire.

Azzurro

Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua.
Lei è partita per le spiagge e sono solo quassù in città
Sento fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me
Mi accorgo di non avere più risorse senza di te
E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo a te.
Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario và.

Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa.
Quelle domeniche da solo in un cortile, a passeggiar
Ora mi annoio più di allora, neanche un prete per chiacchierar.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me
Mi accorgo di non avere più risorse senza di te

E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo a te.
Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario và.

Cerco un pò d’Africa in giardino, tra l’oleandro e il baobab
Come facevo da bambino, ma qui c’è gente, non si può più.
Stanno innaffiando le tue rose, non c’è il leone, chissà dov’è.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me
Mi accorgo di non avere più risorse senza di te
E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo a te.
Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va.

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