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Armando Savini – Non Dite A Mia Madre (The House Of The Rising Sun) / Do Wah Diddy Diddy (1964 – 7″)

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Armando Savini non dite a mia madreTalvolta capita, per inesperienza o eccesso di fiducia, che il lancio di un giovane cantante sulla scena italica parta decisamente col piede sbagliato. È stato questo il caso di Armando Savini, 18 anni appena compiuti nel 1964, che, non si sa se per scelta autonoma o voluta da qualche agente/paroliere non molto accorto, è inciampato nella commissione censura già col 45 giri d’esordio, finito inevitabilmente nel dimenticatoio, con le due cover “Non Dite A Mia Madre” e “Do Wah Diddy Diddy”.Un po’ di storia: nel repertorio folk degli Stati Uniti esiste una canzone, “The House Of The Rising Sun”, che negli anni Sessanta è stata sbalzata al successo internazionale grazie all’interpretazione di due mostri sacri: Bob Dylan, nel suo LP d’esordio del 1961, e gli Animals, con il loro secondo 45 giri del 1964.

Il brano tradizionale era originariamente interpretato al femminile rievocando la vita della figlia di un’umile sarta e di un giocatore d’azzardo alcolizzato, che sta partendo per un luogo dove, fa capire, era già stata e dove altre ragazze avevano trovato la rovina per il resto della vita.

Nonostante una lunga tradizione identifichi la Casa del Sole Nascente con un postribolo, non esistono prove in tal senso. In Conti Street, nel quartiere francese di New Orleans, sorgeva un edificio chiamato The Rising Sun Hotel, cioè L’Albergo del Sole Nascente, distrutto da un incendio e mai ricostruito. Un po’ pochino per affermare che questo albergo fosse in realtà qualcos’altro. Peraltro,di prostituzione non si parla mai nelle varianti del testo: vizio, perdizione, peccato, miseria, errori commessi sono le uniche cose evocate, e fanno pensare casomai a un carcere femminile. Ma in fondo questa casa deve essere a tutti i costi un luogo reale? La musica popolare vive anche di metafore e di immagini fiabesche e in Italia nessuno ha mai fatto ricerche per scoprire chi fosse in realtà Madama Doré, né chi abbiano sposato le sue figlie.

La versione degli Animals è stata convertita al maschile. Ora, se per una ragazza l’ipotesi di un lavoro in una casa chiusa era perlomeno plausibile, con un ragazzo va esclusa a priori (in una canzone di metà del Novecento)! Qui il viaggio senza ritorno può significare solo una condanna all’ergastolo… o al patibolo. O ancora, un’immagine poetica.

Il testo italiano è una fotocopia sbiadita e parziale di quello degli Animals: manca ogni riferimento alla professione dei genitori; non si parla di catene e di palla (altro indizio che fa propendere per una prigione). L’io narrante non implora la madre di salvaguardare i figli dallo stesso destino ma al contrario chiede a terzi di non dirle la verità, perché “dal dolor ne morirà”. S’intuisce una fine molto brutta quando dice “nascerà il sol per tutti voi, ma per me solo notte sarà”, però tutto resta nella nebbia, nulla è spiegato. Senonché, con un colpo di coda, il cantante si rivolge direttamente a Dio: “fa che mia madre non sappia mai d’avere un figlio così”. Sì, ma “così” come? Ci spieghi, maestro…

Conoscendo i sottintesi delle canzoni e dei giornali dell’epoca non faccio fatica ad immaginare cosa diavolo abbiano capito gli anonimi censori della commissione d’ascolto Rai: al pari di “altra sponda”, “così” era utilizzato per riferirsi agli omosessuali. Un effetto non voluto per il maldestro paroliere, a cui va aggiunta l’interpretazione particolare di Savini, tutta a base di acuti fuori luogo e urletti: un po’ meno dei Cugini di Campagna prima maniera, un po’ di più dello Scialpi di “Rockin’ Rollin'”, per intenderci.

Non è sicuramente un caso se la versione di Riki Maiocchi (a quanto mi risulta posteriore), identica nel resto, ha cambiato l’ultimo verso in: “ma fa’ che mia madre non sappia mai che sono finito così, oh, così!”

Nonostante questo piccolo accorgimento nemmeno questa versione venne mai trasmessa dalla Rai. Evidentemente il messaggio di morte implicito nei versi era troppo audace per le orecchie degli ascoltatori di quegli anni. La canzone “The House Of The Rising Sun” fu comunque un successo anche in Italia col titolo “La Casa Del Sole”, ma il testo (scritto a quattro mani da Mogol e Vito Pallavicini) non aveva più alcun rapporto con l’originale. Questa però è un’altra storia.

“Do Wah Diddy Diddy” presente sul lato B è un brano invece leggero, quasi bubble-gum music, inciso dapprima dalle americane Exciters nel 1963, e, l’anno dopo, dai britannici Manfred Mann. Il testo è un inno alla spensieratezza dei baci dati senza coinvolgimento e ad un’età in cui si possono fare cose senza pensarci su: basta che piacciano. Un messaggio che avrebbe fatto la fortuna dei Ricchi e Poveri dei tempi d’oro, se fosse stato riproposto. Nel 1964 forse era ancora prestino. In ogni caso, qui la voce di Armando Savini è più grave, nessun tentativo di scalare note al di sopra dell’estensione delle sue corde vocali ed in effetti, pur essendo un lato B, la canzone funziona ed è stata inclusa in diverse raccolte successive, a differenza del lato A, dissolto tra le pieghe della memoria (di pochi).

 

EffeDiKappa
Non Dite a Mia Madre
All’alba, no, non ci sarò
a raccontarvi di me;
sì lo so che io partirò da qui
per poi mai più ritornar.Non dite a mia madre che son qui,
perché lei crede in me,
e se saprà la verità
dal dolor ne morirà.Nascerà il sol per tutti voi,
ma per me solo notte sarà.
Fuggirà all’alba e poi, lo so,
tutti avranno solo pietà.

Perdonami o dio, per me,
ti chiedo perdono per me,
ma fa’ che mia madre non sappia mai
d’avere un figlio così.

Do Wah Diddy Diddy

Che sapore hanno i tuoi baci a quest’età?
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
È un sapor che tu non puoi spiegar.
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Mi piace — oh yeah
se piace — oh yeah
allora se piace non ci voglio più pensar.

Che sapore hanno i tuoi baci senza amor?
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Un sapor non è se non batte il cuor.
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Un bacio — oh yeah
e piace — oh yeah
non lascia più in pace e d’amore fa parlar.
Wow wow, lo so che un tuo bacio d’amor
ha un sapore strano, e non so spiegar,
ma che piace al cuor.

Che sapor hanno i baci a quest’età?
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
È un sapor che tu vuoi scoprir con me.
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Mi piace — oh yeah
ti piace? — oh yeah
allora se ti piace non ci voglio più pensar.
Wow wow, lo so che un tuo bacio d’amor
ha un sapore strano, e non so spiegar,
ma che piace al cuor.

Che sapor hanno i baci a quest’età?
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
È un sapor che tu vuoi scoprir con me.
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Mi piace — oh yeah
ti piace? — oh yeah
allora bacia, e non stare più a pensar.
Ohhh eehhh.
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”
Singin’ “Do wah diddy diddy dum diddy do”

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5 COMMENTI

  1. Il testo sembra quasi anticipare il fenomeno delle "fughe da casa" degli adolescenti che dal 64 al 69 rappresentarono per lo stato italiano un vero e proprio allarme sociale. Con tanto di leggi a riguardo.Davvero bello e premonitore: ha centrato nel segno pur se in maniera un po' maldestra una tendenza che si sarebbe massificata appena pochi anni dopo.Persino prima di "She's leaving home".

  2. questo è un pezzo davvero straordinario per l'attenzione e per lo stile. vero flash di giornalismo di costume, racconta tutta la miseria dell'Italietta in modo brilante *.vero che questa versione di HOTRS non è "imperdibile", ingenua e un po' inciampona, ma poveretta… le è capitata una disavventura inimmaginabile, e per motivi che non hanno nulla a che vedere con la sua qualità.* ci dà una lezione: simbolicamente questa disavventura con la censura paranoica ci fa capire che brutto sia quando pensano che tu sia omosessuale (quand'anche -come l'esecutore della canzone- non lo sei o non ti viene neanche in mente. la bellezza è negli occhi di guarda, dicono… ma anche la stupidità!

  3. In effetti Savini non ha molto controllo vocale,e il suo tentativo di imitare Eric Burdon,unito alla posa nella foto di copertina,rischiano di farlo sembrare omo anche a una persona abbastanza aperta (ma non spalancata!) come me.Dal punto di vista strumentale non sono male i piccoli riff di basso all'inizio e l'intervento della tromba.La versione di Riki Maiocchi comunque è migliore e più credibile

  4. Nello stesso 1964 ci fu un’altra cover di ‘Doo Wah Diddy Diddy’ registrata da Peppino di Capri col testo italiano e intitolata, tenetevi forte, ‘Didi Da Didi Du’! Per quanto riguarda ‘La casa del sole’, ovviamente la cover più famosa è quella dei Los Marcellos Ferial su Durium, con ai cori quattro sorelle di Desenzano del Garda, Le Snob, compagne di scuderia e brave musiciste (sono ai cori anche in quel delizioso classico, rivalutato a posteriori, come ‘L’amore è partito’ di Beppe Cardile, sempre su Durium).

  5. A proposito: un altro classico di quegli anni ebbe due cover con due testi diversi; si tratta di ‘Knights In White Satin’ dei Moody Blues, che divenne ‘Ho difeso il mio amore’ per I Nomadi e ‘Un po’ d’amore’ per Dalida.

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