Vasco Rossi in concerto nei primi anni '80

Vasco. Non serve dire altro. Neanche il cognome, Rossi, ovviamente.

La vita, la carriera, il personaggio sono cose risapute. Sappiamo tutti chi sia, giusto?

L’infanzia, il rapporto con i genitori, gli inizi come dee jay e fondatore della radio libera Punto Radio a metà degli anni ’70.

Poi i primi dischi, il successo, gli eccessi, l’arresto per possesso di cocaina nel 1984 e la galera.

Una seconda parte di carriera caratterizzata da un successo di massa, il secondo arresto e una produzione musicale sempre meno a fuoco fino ad arrivare all’abisso degli anni 2000.

La morte prematura degli amici del cuore (Massimo Riva e Mario Giusti), la depressione, canzoni imbarazzanti senza anima e sostanza, la malattia, i deliri sui social media, la vecchiaia e un fanatismo sempre più intransigente dei fan.

Parlare dei sui ultimi capitoli musicali sarebbe troppo facile, ma soprattutto davvero troppo noioso. Album pubblicati probabilmente per colpa di un contratto capestro che lo obbliga a sfornare qualcosa di nuovo ogni paio d’anni; più che urgenze artistiche sono esigenze corporali con il solo scopo di annunciare il nuovo tuor in arrivo. Potrebbero essere benissimo dei CD vuoti, tanto finirebbero comunque al primo posto in classifica e i suoi quattro concerti all’anno sarebbero sempre sold out. Il massimo risultato con il minimo sforzo, ma come dare torto a una rockstar spelacchiata in età pensionabile?

Visto che non vogliamo essere come “quel tale che scrive sul giornale” (cit.) perchè non ricordare quando le cose non erano così, quando il Nostro non era ancora San Blasco da Zocca, quando pubblicava dischi d’istinto, quando il “vaschismo” fatto di “eeeeehhhh” e “oooohhhhh” o “nanana…” non esisteva, quando i suoi testi erano sbilenchi, folli e personali come quelle foto mezze tagliate che casualmente ci fanno scoprire dettagli che altrimenti non avremmo notato, quando Vincenzo Mollica non gli strisciava continuamente sotto i piedi e soprattutto quando cantava quello che viveva e viveva quello che cantava.

Tra il 1978 e il 1985 Vasco Rossi fu un uomo via via sempre più intrappolato in un grosso lunk park tra alcol, sesso, droga e pop’n’roll. Tutto gli usciva facile e naturale. Gli anni dei capolavori o gli anni della droga, fate un po’ voi. Visti i risultati la droga era quella evidentemente buona (la cocaina), prima che passasse ad anfetamine e robaccia varia che segnarono il crepuscolo degli anni ’80 e la definitiva trasformazione in triste feticcio per le masse.

Vasco Rossi da giovane a metà anni '70

…Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone… (1978)

Vasco Rossi - Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone 1978
Dopo un esordio su 45 giri per un’etichetta di liscio (!) nel 1978 arriva il primo LP intitolato “…Ma Cosa Vuoi Che Sia Una Canzone…”, ovvero, il Vasco che non ti aspetti e non ti saresti mai aspettato. A metà strada tra un cantautore classico e certe piccole influenze progressive (tra cui anche la copertina originale), è un lavoro intimo e spiazzante sentito con le orecchie di chi è abituato a canzoni come “Eh Già…” o “Gioca Con Me”.
La satira politica e istituzionale di “Ambarabacicicocò”, l’atmosfera smarrita e rassegnata di “Jenny è Pazza” (uno dei brani migliori mai usciti dalla sua penna), la squallida storia di amore finito in “La Nostra Relazione” acquistano un sapore totalmente nuovo e un linguaggio inedito facendo di questo album un delizioso caso a parte nella sua discografia e difatti già l’anno dopo le cose cambieranno.

Tracklist:
01. La Nostra Relazione
02. …E poi Mi Parli Sempre di Una Vita Insieme
03. Silvia
04. Tu che Dormivi Piano (Voló Via)
05. Jenny è Pazza
06. Ambarabaciccicoccò
07. Ed Il Tempo Crea Eroi
08. Ciao (strumentale)

Non Siamo Mica Gli Americani (1979)

Vasco Rossi - Non Siamo Mica Gli Americani 1979
Nonostante le vendite inesistenti del disco precedente la casa discografica Lotus dà alle stampe “Non Siamo Mica Gli Americani” (reintitolato stupidamente “Albachiara” nelle stampe successive), un album che sta in mezzo all’esordio e a quella che sarà la prima “vera” parte della carriera di Vasco e che vede l’inizio della collaborazione con l’amico Massimo Riva (in realtà qui solo ai cori) e Maurizio Solieri.
L’impegno sociale e l’estremo romanticismo del disco precedente lasciano il campo ad atmosfere di puro scazzo, surrealità e divertissement ma sempre con un perfetto gusto pop. Se “Sballi Ravvicinati del Terzo Tipo” e “Io Non So Più Cosa Fare”  lo confermano come autore dotato un linguaggio nuovo e stralunato, i veri gioielli dell’album sono “(Per Quello Che Ho Da Fare) Faccio il Militare” (con tanto di reprise) e “Va Bè (Se Proprio Te Lo Devo Dire)”: il primo un delizioso delirio costruito su un semplice giro di chitarra acustica, buono più per un cabaret surreale che per un concerto rock e il secondo un inaspettato jazz guascone. Magnifiche.
Ci sono anche quell’“Albachiara” che, tolte le vesti posticce da ballatona da arena rock di cui verrà ammantata negli anni a venire e i coracci da stadio, risplende in tutta la sua intima semplicità e “Fegato, Fegato Spappolato” altro evergreen che rinasce nel suo arrangiamento originale.
In poche parole un disco da applausi.

Tracklist:
01. Io Non So Più Cosa Fare
02. Fegato, Fegato Spappolato
03. Sballi Ravvicinati Del Terzo Tipo
04. (Per Quello Che Ho Da Fare) Faccio Il Militare
05. La Strega (la Diva del Sabato Sera)
06. Albachiara
07. Quindici Anni Fa
08. Va Bé (Se Proprio Te Lo Devo Dire)

12 Commenti

  1. Non sono proprio d'accordo sulla parte finale, dire che le ultime canzone decenti si fermino a "Cosa succede in città". Secondo me ha fatto da quel momento in poi dischi meno spericolati e pungenti, ma di altissima qualità, per lo meno fino a "Nessun periocolo per te". Dopo di che, solo canzoni ripescate e riciclate nemmeno tanto bene.

    • Sono d’accordo. Per quanto più composti, non mi sento di bocciare C’è chi dice no e Liberi Liberi. Adoro pezzi come Domenica Lunatica o Dillo alla Luna, o ancora Lunedì.

      Gli spari sopra invece è un po’ troppo prolisso e pieno di roba che se non ci fosse stata sarebbe meglio. Invece che tredici brani, ne avesse lasciati sette o otto sarebbe stato un album infinitamente migliore.

      Nessun pericolo per te si, davvero, è l’ultimo album in cui ci sia qualcosa di interessante da sentire (Gli Angeli e Sally, fondamentalmente).

  2. Si ripete la leggenda urbana che Vasco Rossi è arrivato ultimo al festival di Sanremo.
    Tanto per iniziare, ci furono 8 canzoni del Girone A in cui Vasco Rossi era incluso che non andarono nemmeno in finale, si ricorda "Facciamo la pace" cantata da Claudio Villa anche per le solite proteste estemporanee che seguirono.
    In base al regolamento di quell'anno, le canzoni dalla quinta in poi erano tutte considerate seste a pari merito: non ci fu nessun ultimo in classifica. Per una strana scelta dell'ufficio stampa le canzoni dalla sesta in poi vennero elencate in ordine alfabetico di titolo, anziché per cognome del cantante, e quindi l'elenco iniziava con Beguine e terminava con Vado al massimo.

    È vero invece che l'anno successivo nella classifica finale arrivò 25°, quindi penultimo (ultimo arrivò Pupo). Però gareggiava nei big. 😉

    • A dire il vero fino all’edizione del 1983 i cantanti erano tutti partecipanti in un’unica categoria.
      La vera distinzione ci fu a partire dal 1984, con l’avvento delle 2 categorie, ossia Campioni/Big e Giovani/Nuove Proposte.
      Nel 1982 Ravera decise di creare più suspense e bagarre dividendo gli artisti per girone, mettendo i debuttanti(tranne Claudio Villa) nel girone A e i veterani nel B, con la finale già in tasca.
      Di fatto però fino al 1983 concorrevano tutti nella medesima categoria, come fu recentemente nel 2004.

  3. avrebbe potuto migliorare di parecchio la musica italiana e di gran parte dell’Europa per non dire americana da cui siamo tuttora influenzati in quelli che sono gli orrori attuali..

    • “Quel tale che scrive sul giornale” è il giornalista Nantas Salvalaggio, scomparso nel 2009
      Salvalaggio accusò la Rai di ospitare “un individuo alcolizzato, cocainomane e sballato”. Vasco rispose alla stroncatura con un verso della canzone Vado al Massimo (“quel tale che scrive sul giornale” )

  4. Eccolo il critico, il “musico fallito”, che ci propina la solita pippa sui primi album che sono sempre i migliori, lo dicono anche del Boss, pensa te.
    Non bisogna darvi troppo retta, anzi ho gia perso troppo tempo a scrivere di una voce zittita dall’urlo di Modena.
    Gli spari sopra sono per te.

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