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Vivian Nicholson – Spend Spend Spend/You’re Number One (1979, 7″)

La storia tanto triste quanto ironica e grottesca di una povera operaia britannica divenuta improvvisamente milionaria che sperperò in pochi anni tutta la propria ricchezza

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C’è modo e modo di divenire famosi, nel caso di Vivian “ViV” Nicholson la fortuna la baciò la sera del 30 settembre 1961 quando scoprì che il martito Keith vinse al totocalcio 152.319 Sterline, l’equivamente ad oggi di oltre 3.700.000 Euro, una cifra a dir poco astronomica per una donna cresciuta in una poverissima famiglia di minatori nella “ridente” Castleford a due passi da Leeds, impiegata sin da adolescente in un massacrante lavoro sottopagato in fabbrica e a casa a curare i fratelli e che a soli 25 anni era già madre di quattro bambini con due matrimoni alle spalle.

Vivian Nicholson spend spend spend
Da sinistra: Keith e Vivian Nicholson ricevono l’assegno di 152.319 Sterline

Quando la coppia andò a ritirare il premio a Vivian venne chiesto come avrebbero utilizzato la loro vincita e l’unica risposta che diede fu semplicemente «Spendere, spendere, spendere» non sapendo quanto sarebbe stata fedele a questo proposito. La coppia da quel momento divenne celebre nella Gran Bretagna pre-Beatles, ancora in preda a una lenta ricostruzione post-bellica e in pieno fomento per la piena affermazione della swinging London poco dopo. La coppia non fece però in tempo a vederla in quanto dilapidò completamente il patrimonio in appena quattro anni tra auto sportive, pellicce, viaggi, elettrodomestici all’ultimo grido e chi più ne ha più ne metta. All’inizio del 1965 il secondo marito Keith morì in un incidente stradale e banche e creditori dichiararono che il (poco) denaro rimasto e tutto ciò che aveva acquisito non apparteneva a lei ma alla proprietà del marito deceduto. Dopo tre anni di battaglie legali la Nicholson ottenne 34.000 sterline dalla proprietà del marito (pari a oltre 650.000 Euro di oggi), ma rapidamente perse nuovamente tutto attraverso spese ancora più incontrollate, oltre a tasse, costi legali e cattivi investimenti.

The Smiths Heaven Knows I'm Miserable Now
La copertina di Heaven Knows I’m Miserable Now degli Smiths

Fu così che l’epoca più eccentrica, colorata e ottimista del decennio inglese Vivian Nicholson la passò nella povertà estrema in cui era rapidamente ripiombata in una sequenza pressoché infinita di sfighe: dalle sfortunate storie amorose con ben cinque mariti (di cui due morti in incidenti stradali, uno di overdose e uno che la picchiava) fino a divenire un’alcolizzata cronica. Per diversi anni visse così guadagnandosi da vivere facendo la stripper ed esibensosi in diversi nightclub cantando alcuni brani, tra cui in maniera tristemente ironica anche lo standard The Big Spender.

Verso la fine degli anni ’70 ritornò a far parlare di sé sui tabloid britannici pubblicando nel una bizzarrissima autobiografia intitolata Spend, Spend, Spend: un racconto tanto triste quanto ironico e grottesco da cui venne tratto un film televisivo nel 1977 divenendo un cult book per molti tra cui un giovane Stephen Morrissey, cantante degli Smiths, che non solo citò una frase nella canzone Still Ill («Under the iron bridge we kissed, and although I ended up with sore lips») ma piazzò la fotografia di Vivian Nicholson sulla cover dei singolo dall’azzeccato titolo Heaven Knows I’m Miserable Now, della stampa tedesca di Barbarism Begins at Home e per il programma del tour di Meat Is Murder.

Pochi sanno che la Nicholson nel 1979 tentò anche la carta della musica riuscendo a mettere da parte alcuni risparmi e pubblicare un fallimentare singoletto. Il 45 giri auto-prodotto intitolato, guarda caso, Spend Spend Spend venne distribuito malamente e frettolosamente senza nemmeno una copertina e non ebbe alcun successo.

La canzone tenta di cavalcare la moda dell’ancora (per poco) popolarissima discomusic in un’epoca in cui chiunque poteva sperare di raccattare un po’ di notorietà e quattrini sfruttando in gni modo la mania del momento. Spend Spend Spend è un brano naïf di produzione molto grezza, su una base che prova a imitare tutti gli stereotipi della musica disco.

Qui Vivian ci racconta dei quanto fosse bello viaggiare e spendere denaro per ogni cosa desiderasse, bere a dismisura e innamorarsi di qualunque uomo senza preoccuparsi di nulla.

Spendi, spendi, spendi
quando hai soldi tu puoi spendere, spendere, spendere
quando sei di fretta
quando hai soldi puoi spendere.

Tralasciando il messaggio non esattamente educativo della canzone emerge tragicamente anche come la Nicholson probabilmente non avesse imparato nulla dalla sua stessa storia.

Il lato B You’re Number One venne realizzato probabilmente come mero riempitivo, ma è musicalmente meno irritante: un brano lento che sembra rievocare le atmosfere fumose e notturne di un nightclub ma che non lascia la minima traccia, decretando l’oblio totale di questo piccolo bizzarro dischetto dal curioso e tragico retroscena umano.

Anni dopo Vivian Nicholson troverà finalmente un po’ di pace unendosi ai Testimoni di Geova prima di morire nel 2015 dopo una lunga malattia.

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