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Piero Pelù – Homo Europeus (2000)

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Piero Pelù Homo EuropeusParlare di Piero Pelù è cosa molto rischiosa: da un lato, che piaccia o no, è stato uno dei frontman italiani più carismatici almeno degli ultimi 25 anni, dall’altro da quando ha preso lezioni di canto ha cominciato a biascicare in maniera via via sempre più ridicola, fino all’orgia del cattivo gusto dei suoi primi due dischi solisti arrivati non prima di aver posto una pietra tombale sui Litfiba con la doppietta “Mondi Sommersi” e  “Infinito” e relativi (fiacchissimi) tour di supporto.

Nel suo primo album come solista il nostro ci ha regalato parecchi momenti imbarazzanti come il singolone trainante “Io ci sarò”, “Buongiorno mattina”, “Perfetto difettoso” o “Toro loco”, dove il mix tra musica, testi e interpretazione era davvero duro da reggere. Punta di diamante di tutta questa brodaglia sonora è l’indescrivibile “Homo europeus”. Non si capisce bene dove Piero voglia andare a parare con questo pastrocchio funky-rock con improbabili «yo pòpòpòpòpò» rubato paro-paro alla gloriosa “Wishing Well” , successo del 1987 di Terence Trent d’Arby, fino ad un finale discomusic al rallentatore.

A parte questo il testo è davvero rimarcabile, palesando ancora una volta come il cantante toscano fosse al totale sbando lirico e musicale, corcondato solo da “yes men”. Quello che gli riesce bene è snocciolare alla rinfusa un’inutile vagonata di luoghi comuni spacciati come lampi di saggezza proferiti dal re del rock come “non è tutto oro quello che fa luce / non è tutta merda quella che non piace” fino a sfndare il muro del nonsense involontario:

Ai blocchi di partenza siam fermi già da un po’
si cerca un capitano ambarabà cicci coccò
la selezione è dura truccata da roulette
e la vecchia apocalisse ritorna in mille risse
.

Vogliamo pensare che l’uomo era in uno stato confusionale auto indotto per aver assunto sostanze a base di canapa.

Memorabile quando elenca gli stereotipi del vecchio continente «il cibo francese / la macchina tedesca / il vestito italiano / la scarpa un po’ all’inglese» imitando i diversi accenti nazionali, per non parlare del ritornello ossessivo: «Homo Europeus più forte di Zeus» che nel finale diventa con «Homo europeus alzi il trofeus […] homo europeus nel grande rodeus».

Comprendiamo che trovare una rima con Zeus sia una roba difficile anche per un creativo creativo come Max Pezzali ma questo è da ritiro immediato della patente di autore.

Homo Europeus

Risolvi con la clava
tutti i problemi tuoi
ti svegli già aggressivo
e come tu ti vuoi
la selezione è dura spietata come roulette
non vuole oscillazioni e preferisce i cloni
non è tutto oro quello che fa luce
non è tutta merda quella che non piace
tipo il cibo francese
la macchina tedesca
il vestito italiano
la scarpa un po’ all’inglese
l’amante dell’est
la barca giù all’ovest
vacanze alle Maldive
ed un debole per essere primi

Homo Europeus più forte di Zeus

ti svegli a mezzogiorno in ritardo col mondo

ai blocchi di partenza siam fermi già da un po’
si cerca un capitano ambarabà cicci coccò
la selezione è dura truccata da roulette
e la vecchia apocalisse ritorna in mille risse

per il cibo francese
la macchina tedesca
il vestito italiano
la scarpa un po’ all’inglese

pellegrinaggio a Roma
multiproprietà su in cielo
il sesso anche via radio
con gli scheletri nell’armadio

Homo Europeus più forte di Zeus
ti svegli a mezzogiorno senza nulla intorno
Homo Europeus più potente di Zeus
Homo Europeus alzi il trofeus
Homo Europeus più forte di Zeus…
mama mia…Homo Europeus nel grande rodeus…mama mia…

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9 COMMENTI

  1. avrà ritrovato il lume della ragione musicalmente parlando (??!!) ma farnetica in tv di scie chimiche nel cielo.
    Secondo me si è bevuto il cervello…

  2. Pensare che all’epoca mi era anche piaciuto…l’impressione è che tentasse di riprodurre il sound di ‘Infinito’ (che perlomeno era gradevole)carico di effettistica,per tenersi almeno il pubblico ‘generalista’degli ultimi Litfiba…i testi in realtà non erano un granchè già da un pò…da Soggetti smarriti in poi però è migliorato nettamente…

  3. I Litfiba erano la più grande rockband italiana nel periodo tra il 1980 e il 1987, Pelù era un Dio, poi si sono sputtanati e Pelù è diventato un imbecille delirante come e peggio di Ligabue e Vasco Rossi. Che peccato.

  4. In realtà , era il giullare di una rivoluzione italiana europea , e ,con sarcasmo, ha creato una canzone degna di storia.. negli anni 80 ha svegliato le coscienze di un movimento artistico che tuttora denuncia l’inconsistente società moderna

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