Home Big della Musica Orietta Berti - Futuro (1986 - 7")

Orietta Berti – Futuro (1986 – 7″)

-

Orietta Berti FuturoSe negli anni ’70 Umberto Balsamo aveva conosciuto grande successo con brani orecchiabili e tuttora famosissimi quali Balla e L’angelo azzurro, negli ’80, complice forse una svolta mistica o l’adesione a Scientology, il cantautore siciliano si macchia di diversi crimini verso l’umanità scrivendo probabilmente il pezzo più (in)glorioso di tutta la musica italiana, quell’Italia interpretata da un indefesso Mino Reitano, nonché due autentiche gemme della “canzone fantapolitica”: Nascerà Gesù, interpretata dai Ricchi e Poveri, che trattava il tema della clonazione umana e questa Futuro, che costringe sul palco dell’Ariston quella simpatica bonacciona di Orietta Berti a dissertare dei pericoli di un conflitto nucleare.

A differenza dei Ricchi e Poveri, la cui credibilità era a zero, qui Oriettona ce la mette davvero tutta, regalando agli spettatori un’interpretazione intensa e sentita. Ma la Berti non è certo Enrico Fermi e i luoghi comuni profusi a piene mani nel testo non l’aiutano.

Si parla infatti di russi e americani che ruberanno il domani ai nostri figli, di guerra dei bottoni, di quanto sarebbe bello un futuro dove ci siano ancora gli aquiloni e i sassi da buttare nel torrente. Insomma, roba da far venire voglia di un’apocalisse atomica.

Il giornale che ci tortura,
il Sudafrica fa paura,
mentre il giorno diventa sera
in casa mia.
E i ragazzi son sempre quelli
che si sentono forti e belli
in un mondo che cambieranno
e andranno via.
Ma c’è un re con un gran cavallo
che decide quando si balla
e la storia che si ripete è sempre quella.
A voi russi o americani
io non delego il suo domani
su mio figlio non metterete le vostre mani.
Voglio ancora una vita e un aquilone,
voglio ancora due sassi da buttare,
dire sì, dire no, dire amore
e insegnarti che tu puoi volare.
Devi fare la guerra dei bottoni,
devi avere la forza di cantare,
figlio mio, neanche Dio può capire
quanto è bello guardarti dormire.
Oggi è tempo di stare attenti
e non parlo dei delinquenti,
questa volte non c’è Pilato,
è andato via.
Siamo tutti un po’ responsabili
se la vita sarà impossibile,
non c’è un alibi che tenga alla follia.
E a quel re con un gran cavallo
dico io quando si balla
e la storia che si ripete non sarà quella.
A voi russi o americani
io non delego il suo domani,
su mio figlio non metterete le vostre mani.
Voglio ancora una vita e un aquilone,
voglio ancora due sassi da buttare,
dire sì, dire no, dire amore
e insegnarti che tu puoi volare.
Devi fare la guerra dei bottoni,
devi avere la forza di cantare,
figlio mio, neanche Dio può capire
quanto è bello guardarti dormire.
Voglio ancora una vita e un aquilone…

La paraculissima combinazione di cantante per famiglie + testo d’attualità premiò Futuro, che nella classifica finale si piazzò ad un soddisfacente sesto posto.

Il successo sarà forse dovuto anche al fatto che co-autore del brano insieme a Umberto Balsamo è il Lorenzo Raggi che ha scritto il testo de Il ballo del qua qua?

Da segnalare che nel 1989 la collaudata coppia Balsamo-Berti riprovò a partecipare al Festival con il brano Tarantelle che, giusto per non perdere l’abitudine, parlava dei politici che rubano soldi alla gente, ma giudicata troppo polemica venne scartata dalla commissione.

A quando una canzone sulla commissione selezionatrice corrotta?

I più letti

5 COMMENTI

  1. Ci accorgemmo subito che si trattava della risposta italiana a “Russians” di Sting, che a sua volta era un’altra canzone paracula del momento.

    • Mi riferisco al testo facilmente riconducibile ai moniti antinucleari di cui si servì Sting per fare cassa in quel particolare momento storico. La melodia è molto diversa e in effetti ha qualcosa di “Fotoromanza” di Gianna Nannini.

  2. Certo che dopo più di trent’anni i temi di scottante attualità continuano a risultare vincenti al Festival. Basti constatare che quest’anno (2018) ha vinto una “instant song”, il cui testo emotivo su un problema del momento ha distratto quasi tutti dal fatto che è una mezza lagna basata su tre soli accordi. De gustibus…

  3. Orrori musicali secondo me sono altri. Questa canzone che concordo, risulta orecchiabile perché ricorda Fotoromanza, ipotizza il pensiero di una mamma preoccupata non tanto dal conflitto nucleare, ma dai pericoli che troverà suo figlio da grande. Se siete genitori anche voi, si tratta di una sensazione che avrete provato certamente. Sicuramente non un testo introspettivo né una canzone che passerà alla storia, ma di tanti brani sentiti negli anni a Sanremo, non la citerei tra le peggiori.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli Recenti