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Flavia Fortunato – L’inseguimento (1989, inedito)

Su mirabile testo del solito Cristiano Malgioglio e musiche di un Franco Califano in disarmo, arriva un un poco memorabile inedito di Flavia Fortunato

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In una delle ultimissime interviste rilasciate (nell’ambito di una rubrica dall’eloquente titolo Che fine ha fatto? datata 2010 o giù di lì) dalla mai doma Flavia Fortunato, la cantante calabrese parlava del suo ritiro dalle scene commentando che, se avesse continuato a esercitare, sarebbe potuta diventare la nuova Milva.

Dopo aver aperto la finestra per far uscire l’enorme fesseria, ho deciso di vestire i panni del supereroe vendicatore e, indossati la mascherina ed il costume d’ordinanza, mi sono avviato verso la vendetta nei confronti di cotanto affronto, benché la Pantera di Goro forse mai saprà di questo mio sincero impeto contro chi osi mancarle di rispetto.

Ecco quindi a tutti Voi questa deliziosa L’inseguimento, che qui Flavia usa come sigla finale del programma Buona fortuna estate che conduceva nel lontano 1989 (come Milva, anche lei ha fatto televisione… Mica il paragone era solo per le capacità vocali e teatrali).

Incurante che il programma fosse nel pomeriggio (ergo, in fascia protetta, ma negli anni ’80 non si andava molto sul sottile) eccola quindi di nero vestita che con le movenze della donna sensuale (in pratica, le stesse che ha usato nelle sue varie comparsate sanremesi) e lo sguardo ammiccante (anche qui: Flavia di sguardi ne ha uno solo, da cerbiatto, e non certo da tigre o meglio, da pantera) che racconta il fattaccio oggetto del brano.

Su mirabile testo del solito Cristiano Malgioglio (alla faccia della fascia protetta, direte voi) e musiche uscite dalla penna di un Franco Califano in disarmo, ecco che arriva in un brano inedito e che (ad oggi) mai pubblicato. La storia è quella della tizia che si accorge di esser tampinata da uno e il tutto inizia da uno scambio di sguardi nello specchietto retrovisore: «Lo guardo, lui insiste, vediamo se resiste» e via andando in un pruriginoso perdersi tra sensi e controsensi finché, con una certa sorpresa, dopo averla in effetti praticamente data per certa, non si scopre che Flavia, zitta zitta invece, si è tenuta stretta il malloppo, portando intatta a casa la sua virtù e lasciando appiedato il malcapitato spasimante che già si era fatto il film.

In realtà, non si capisce se lei si sia o no pentita, ma il finale alla Maria Goretti mi appare comunque fuor discussione. Come indubbio è che il giorno dopo si sia trovata la macchina rigata per dispetto.

Tutto ciò, con le accennate movenze, i passetti e il dondolio, lo sguardo da Bamby ferita e… Sarebbe dovuta essere davvero questa la nuova Milva?

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