Dschinghis Khan Moskau
I Dschinghis Khan in tutto il loro spelndore camp

Ancora una volta abbiamo il piacere di ospitare su queste pagine un altro dei tanti gruppi che raggiunsero la fama grazie a una sola canzone, la quale, grazie anche al potere di internet, riesce a perpetuarsi in modo indefinito e ottenere di continuo nuovi fan.

Oggi è la volta dei tedeschi Dschinghis Khan (la grafia teutonica di Gengis Khan), noti principalmente per la canzone Moskau. Un gruppo chiamato come un condottiero mongolo che canta in tedesco le bellezze della capitale sovietica su ritmiche da disco music? Sì, in effetti suona alquanto bizzarro, ma è tutto vero.

L’ensemble venne formato a tavolino nel 1979 dal produttore Ralph Siegel per far piazzare la Germania Ovest all’Eurovision Song Contest di quell’anno con la canzone omonima Dschinghis Khan, anche se dei sei componenti solo 2 erano effettivamente tedeschi, cui si aggregarono (come in una barzelletta) un olandese, due ungheresi e un sudafricano, quindi possiamo affermare che buona parte della sua assurdità camp era voluta dall’inizio.

In effetti il brano doppo un quarto posto all’Eurovision, ottenne un certo successo in giro per il mondo (specie nel nord Europa e in Giappone), ma la sua popolarità sarebbe stata presto eclissata dal singolo successivo.

Dschinghis Khan MoskauMoskau, cantata rigorosamente in tedesco, come immaginabile, riporta i tipici stereotipi sull’indomito spirito russo che va avanti a forza di vodka e brindisi con bicchieri fracassati contro il muro, cosacchi che passano le notti a bere, amoreggiare e ballare sui tavoli fino a sfasciarli, la cui irruenza è resa perfettamente dai numerosi «Hey! Hey! Hey!» e «Ha ha ha ha ha» che entrano in testa e non ne escono più. Va da se che il brano venne abbracciato dall’enorm pubblico dell’Unione Sovietica.

Già  nell’anno successivo alla sua uscita la canzone ricevette una versione inglese col nome di Moscow (e con il gruppo rinominato in un più leggibile Genghis Khan) e fu sfruttata da un canale TV australiano come sigla dei collegamenti con le Olimpiadi di Mosca del 1980, catapultando il brano al primo posto dei singoli del paese dove vi rimase per ben sei settimane. In fondo niente di strano, la canzone ha un groove molto orecchiabile e ben costruito, tanto quanto le produzioni di altri rinomati gruppi euro-disco loro conterranei come i Silver Convention o i Boney M. che due anni prima avevano rilasciato il singolo d’ispirazione russa Rasputin: coincidenza? il seuccesso di Moskow non si fermò all’Australia: nello stesso anno spuntarono cover della canzone in mezzo mondo, dalla Spagna a Hong Kong passando per la Finlandia dove il nostro amato Kari Tapio ne fece una sua versione.

Passata la moda del momento, scioltosi il gruppo nel 1984 e morto il frontman Louis Hendrik Potgieter nel 1993 per AIDS, il brano tornò nel dimenticatoio fino a quando nel 1999 non venne pubblicato il maxi singolo The Story of Dschinghis Khan Remix ’99 che conteneva tre nuove versioni di Moskau in chiave eurodance, una delle quali provvista di inserti rap e mixata ad altre loro hit quali Dschinghis Khan e Pistolero. Questa operazione però non servì a riaccendere l’interesse per la canzone cosa che avvenne qualche anno dopo.

Dschinghis Khan Moskau
L’edizione italiana del 45 giri di Moskow

Attorno al 2004 per qualche strana ragione il video dell’esibizione all’Eurovision ’79 iniziò a diffondersi per il web in modo incontrollato: il balletto acrobatico simil-russo, abbinato ai costumi sgargianti e colorati dei sei performer e alla melodia accattivante, scatenò la fantasia degli internauti, che usarono musica e spezzoni del video in numerosi clip e animazioni. La nascita di YouTube l’anno successivo fece il resto. Il merito del successo virale del video si può attribuire in particolare all’atletico frontman sudafricano Louis Hendrik Potgieter, che negli show interpretava la caricatura di Gengis Khan (anche se sembrava più un incrocio tra Sandokan e Jafar di Aladdin), per non parlare dell’imperturbabile e serissimo cantante pelato Steve Bender (deceduto nel 2006).

Dschinghis Khan, rinverditi da questo improvviso e inaspettato revival, tornarono quindi sulle scene: dopo una breve riunione nell’autunno 2005 per uno show, guarda caso, a Mosca, il gruppo venne rifondato con l’assurdo nome di Dschinghis Khan & The Legacy of Dschinghis Khan, nel quale i membri superstiti della formazione originaria sono affiancati da alcuni giovani ballerini e cantanti che impersonano discendenti e accoliti del signore della guerra mongolo, per uno spettacolo volutamente kitsch e rutilante.

Dschinghis Khan Moskau
L’edizione giapponese del 45 giri di Moskau

Come prevedibile, mentre il resto della loro discografia (ispirato principalmente a tematiche storiche e geografiche) è stato del tutto dimenticato (ad eccezione del brano che porta il nome del gruppo, tutt’oggi un classico in Giappone), Moskau ritorna nei contesti più svariati, per esempio inclusa in alcuni videogiochi musicali. E anche ai giorni nostri il mondiale di calcio del 2018 ospitato dalla Russia ha fornito una nuova ghiotta opportunità  per riciclare il brano. Sebbene ovviamente non sia stata proposta dal comitato FIFA, diversi fan desiderano che Moskau diventi la colonna sonora della manifestazione calcistica, come ricordano gli stessi Dschinghis Khan nella loro pagina ufficiale su Facebook. Pur facendo intendere una collaborazione ufficiale che in realtà non c’è mai stata. D’altra parte la faccia tosta è sempre stata una componente basilare del loro management.

Pensandoci bene però, in un momento storico in cui sia il calcio sia la Russia sono argomenti che scatenano reazioni spropositate, non sarebbe male un po’ di autoironia per stemperare il tutto. E poi Moskau come tormentone è sempre meglio di Waka Waka.

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