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Claudia Mori – Buonasera Dottore (1974)

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Claudia Mori Buonasera DottoreAh! Che nostalgia l’adulterio prima dell’avvento dei cellulari, di internet e dei social network.

I ricordi corrono sul filo di fugaci incontri tra baffuti mariti fedifraghi e casalinghe annoiate in sordidi motel padani, o appartati nelle Alfa Giulia in stradine di campagna con l’apprensione per eventuali guardoni (o, peggio, mostri di provincia). E vogliamo metterci anche il rischio di essere beccati per la presenza di capelli biondi sulla giacca se la coniuge era mora? Oppure per le tracce di rossetto sul colletto della camicia o peggio di bigliettini con numeri telefonici accartocciati nelle tasche dei pantaloni buoni?

Tra queste situazioni incresciose (ed obsolete) poniamo anche la telefonata dell’amante dissimulata per non insospettire la mogliera gelosa… e via sotto le lenzuola della concubina senza nemmeno il disturbo di spegnere il cellulare, tanto non era stato ancora inventato.

Nel 1974 dicevamo, la scappatella era sì moralmente condannata dalla Chiesa e dal suo omologo governativo (la DC), ma era anche un segno della liberazione dei costumi sociali arrivata in ritardo nell’italico stivale, insieme a quella sessuale. In pratica ciò che negli anni ’50 si sarebbe taciuto in quanto vergogna inaccettabile (ma presente comunque), nei ’70 sarebbe stato in qualche modo “riconosciuto” ma ovviamente non tollerato tout-court dalla morale comune e da certa censura.

Queste atmosfere pruriginose di metà anni ’70 le ritroviamo nel magnifico lato b che per una volta surclassa senza se e senza ma il brano portante, la più canonica “Che scherzo mi fai”, dimenticabile e dimenticato riempitivo che serve solo a sottolineare i limiti canori della signora Celentano e a farci venire voglia di ascoltare il brano sul retro.

“Buonasera dottore”, scritto da Paolo Limiti e musicato da Shel Shapiro, fu inizialmente pensato per Mina che lo rifiutò. Poco male poiché il maestro Detto Mariano ricopre questo valzer con una scorpacciata di archi e (soprattutto all’incipit) di drammaticità cinematica molto simile alla immortale colonna sonora di Nino Rota de Il padrino, film uscito solo due anni prima.

La canzone arrivò così sul tavolo di Adriano Celentano, a cui però non piacque, ma per qualche ragione attirò le attenzioni della moglie Claudia Mori che decise di registrarla nonostante il vano tentativo di dissuasione del marito. Il 45 giri venne pubblicato dalla solita etichetta Clan di casa Celentano ma non ottenne gran successo fino a che la Mori non fu ospite in televisione cantandone una versione in un duetto con un telefono.

La forza attrattiva della canzone va ricercata, oltre che nell’argomento comunque scabroso per quegli anni, anche nel disorientante gioco delle parti qui sbilanciato verso l’amante femmina (la Mori) che chiama al telefono un uomo sposato con cui ha una liason per convincerlo a passare la notte da lei, spronandolo a raccontare una balla di lavoro alla consorte inconsapevole e tentandolo carnalmente con versi come:

Ma vieni appena puoi
Anche tardi se tu vuoi
Io tanto non dormirei
Quanto mi manchi non sai

Ho sciolto tutti i capelli giù
Ed ho il profumo che mi hai dato tu

Claudia Mori Buonasera DottoreOvviamente per non farsi scoprire, il “dottore” (curiosamente non accreditato, ma pare che fosse Franco Morgan) risponde molto laconicamente alle profferte miagolate dalla bella Claudia facendo finta si tratti di un urgenza professionale, fino a capitolare “Va bene se è proprio necessario, vengo”.

E questo è il colpo di genio: generare empatia all’ascolto di una donna sensuale che reclama la compagnia dell’amato anche se già impegnato sentimentalmente. Ciò non sarebbe chiaramente avvenuto se il brano avesse avuto il dottore come protagonista della telefonata (il fedifrago) che avvisava l’amante (la svergognata) della sua imminente visita notturna, vi pare?

Buonanotte dottore e mi raccomando: occhio alle tracce di rossetto sulla camicia…

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