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Bruno Dasi con Complesso Caratteristico Turino – Papa Giovanni: Il Papa Della Bontà (1966 – 7″)

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Bruno Dasi Papa GiovanniEra un luminoso pomeriggio d’aprile e i due giovani Giorgio e Piero stavano tentando di capire cosa fare di fronte al defacing di un sito appartenente alla web agency presso cui lavoravano. Lo speaker erogava con orgoglio un tre quarti scandito dalle note di fisarmonica, mentre una voce maschile narrava le gesta di Papa Giovanni, il Papa più amato dagli amici cattolici. Si trattava di “Papa Giovanni: Il Papa Della Bontà” un valzer da balera lenta, quei luoghi che anche durante gli anni ’60 venivano popolati da ultracinquantenni, mentre i giovani preferivano le polke saltate delle piste più infuocate.

Abbiamo utilizzato questa canzone in vari momenti di tensione lavorativa per stemperare gli attimi di panico e stress e ha sempre funzionato, vuoi per il tema, vuoi per le caratteristiche stilistiche che riconducono alla spensieratezza della “Romagna Mia” di Casadei. La registrazione, datata 1966 ed effettuata con l’accompagnamento del Complesso Caratteristico Turino, è un inno alla sospensione di razionalità dotato di un lirismo adatto ai cori da autobus in peregrinaggio a Sotto il Monte, un feticcio quasi sacrilego, ricordato oggi solo per schernire Comunione e Liberazione.

La cantabilità del ritornello però andrebbe analizzata come qualcosa che trascende ogni scetticismo: è praticamente impossibile ascoltare questa canzone e non seguirne le note, cantando e sorridendo felici, come sotto morfina.

Esattamente come accade ad altri inni di genere (vengono in mente, a caso, “Il Tuo Popolo é in Cammino” e “Cacca al Diavolo, Fiori a Gesù”) le note e le parole inanellano una sequenza con il potere di sedare ogni preoccupazione, sono metadone per le sinapsi assuefatte, campanelli per il triggering di processi legati al condizionamento operante, ipnosi fatta musica. Alla faccia dei primi dischi dei The Orb e dei Pink Floyd.

In questo senso, l’interpretazione di estrazione popolare di Bruno Dasi si allinea allo stesso livello comunicativo delle più recenti liturgie con accompagnamento a tablature, canzonette lontane anni luce dai complessi contrappunti di gente come il Kappellmeister Johann Sebastian Bach, punta di diamante di un passato in cui la curia aveva un approccio serio verso l’arte musicale. La perfezione formale del barocco, messaggio e simulacro del divino e gioiello della cultura cristiana, nulla ha in comune con la risevole banalità di questa canzonetta. D’altra parte la chiesa cattolica non tratta più la cultura dominante europea da molto, molto tempo.

 Simone Caronno

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2 COMMENTI

  1. Non ho ancora capito, rileggendo quest’articolo, se è un complimento o una presa in giro; comunque, un dettaglio: il canto citato non è ‘il mio popolo è in cammino’ ma ‘Il tuo popolo in cammino’- e comunque il titolo esatto sullo spartito è ‘Il pane del cammino’- inno dell’Anno Santo straordinario del 1983, un bel canto che ancora oggi scelgo spesso per farlo cantare alla comunione (eh sì, sono anche voce guida in chiesa, lo confesso).

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