Andy Anderson Una Moglie Italiana

Andy Anderson – Una Moglie Italiana/Che Femmina (1982 – 7″)

Andy Anderson Una Moglie ItalianaNel 1982 ero troppo piccolo per ricordarmi questo Andy Anderson, casualmente omonimo del batterista “colored” dei Cure.

In ogni caso pur non avendo notizie biografiche sull’interprete chiaramente anglofono, il reperto rimane sicuramente interessante, proponendoci il classico stereotipo dello straniero che arriva nel “paese del sole” (cit.) e rimane affascinato dalle bellezze locali, non prima di aver ricordato gli immancabili spaghetti e mandolini. Sic!

Da qui i due brani che compongono l’opera: apre le danze “Una Moglie Italiana” dalla ritmica inequivocabilmente nera come l’interprete; qui Mr. Anderson sciorina il suo desiderio di ammogliarsi con una fanciulla del Belpaese, buttandola sui classici valori della famiglia tradizionale: una moglie che non contraddica il marito (“che non dica mai di no”), che sia fedele (“che duri più di una settimana”) e che stia a casa (“che non faccia la mondana”).

Per rendere il tutto più interessante ecco la trovata di piazzare nel testo luoghi comuni più o meno inappropriati come “tutto il mondo è paese”, “una moglie italiana è più rara di un comò” (?!) e “lavoro come un negro”.

La ricerca non pare dare molti risultati visto che dal testo traspare una certa disperazione cosmica visto che Andy dice chiaramente che basta che respiri (“bella o brutta, perché no”).

La seguente “Che Femmina” anche se annacquatamente pop (e dire che l’arrangiamento di entrambi i brani è di Vince Tempera, la produzione di Guido Maria Ferilli già autore di “Rumore” di Raffaella Carrà ma soprattutto i testi sono di una donna, la cantante Ediva Bartoli) è ugualmente interessante facendoci capire perché il nostro Andy non riesca a trovare la donna per lui: la canzone inizia dipingendoci il protagonista come un tombeur de femmes da competizione che si getta all’abbordaggio di una bella signorina rigorosamente vista di spalle, che però quando si volterà si rivelerà un lui.

Direi che il nostro prima di cominciare la sua ricerca dovrebbe seguire un corso intensivo di “gnocca” organizzato da Gianni Drudi.

Prima di concludere una menzione a parte merita la copertina che permette di incollare la propria fotografia o quella di un’amica, ritagliare e spedire il tutto direttamente ad Andy! Non ci è dato sapere l’utilizzo di tale materiale.

Alla faccia delle “fighe bianke” di Bello Figo e a chi si sente offeso.