Solange il mio treno la mia ferrovia

Il mio treno la mia ferrovia, l’esuberante lato B di Solange

Solange il mio treno la mia ferroviaSignori è il momento di parlare del lato B di Solange. Salto a piè pari le facili allusioni per entrare nel vivo del discorso: la B side di Ma che bandiera è questa qua è un pezzo che meritava entrambi i lati, in più versioni o remix. Ho già espresso ampiamente l’ammirazione per il lavoro artistico di Solange, sentimento confermato e ampliato anche da Il mio treno la mia ferrovia, scritto a quattro mani con Corrado Pezzini.

Credo fortemente che ci sia un gap culturale in Italia: non riusciamo ad apprezzare alcuni prodotti musicali e/o artistici solo per il loro stampo made in Italy; il cinema e la produzione di Solange ne sono un esempio evidente. Non ha senso reprimere questo nostro retaggio: siamo un popolo profondamente esterofilo.

Negli anni ’80 i più famosi cantati italiani conquistavano il mondo e innovavano l’universo sonoro grazie all’utilizzo della lingua inglese. Senza andare a scomodare Giorgio Moroder prendiamo una Ivana Spagna con Easy Lady, pezzo che abbiamo ballato tutti e che ancora adesso, quando parte nelle serate revival, ci fa salire l’urletto e la frivolezza on the dance floor. Poi settiamo la macchina del tempo 15 anni più avanti e sbarchiamo su Gente come noi: un grandissimo successo italiano, canzone perfetta per radio Coop e i karaoke over 45. Sicuramente nessuno la canta pensando «qui s’è fatto un ’68 della musica» ma, parlando francamente, se fosse stato cantato in inglese sarebbe stato un pezzo qualsiasi della tarda Tina Turner. Ma torniamo al nostro divino Solange.

Dimentichiamoci per un attimo la copertina con il nostro straiato sugli scogli vestito di discutibili pantacollant rosa strappati e concentriamoci sul vero capolavoro celato sul retro del prezioso vinile presentato da una copertina da minimo sindacale, ma pazienza. Per dimostrare che Solange è un artista rivoluzionario e totalmente sottovalutato a causa del nostro pregiudizio, userò le parole di uno sconosciuto americano che su Discogs è riuscito a mettere in frase quello che il mio cuoricino sente a proposito de Il mio treno la mia ferrovia.

«I cannot stand the majority of Solange’s music… especially “Angela Angelo”, which is unbelievably bad in my opinion! I actually somewhat like the side B of this particular record though. It has very unusual and “messy” instrumentals that I actually enjoy and that “twinkly” quality that so many records on this label have. It may be the one of the only tracks that I like by the artist though. Very strange cover art too. But hey, it is Disco In lol.»

Concordo che non sia il massimo dell’espressione d’amore, ma comunque questo ragazzone ha speso parole molto più dolci per Solange di gran parte dei nostri connazionali. La prima volta che ho letto questa concisa review ero rimasta rapita da quel «It has very unusual and “messy” instrumentals that I actually enjoy», tutto il resto è noia.

Ovviamente come il lato A del disco e la rimanente produzione solangiana, anche Il mio treno la mia ferrovia è un inno alla sua esuberanza sessuale. Un amico gay mi ha raccontato di questa antica tradizione di cui ero completamente all’oscuro (sono cresciuta in un ambiente bigotto nonostante la mia indole anticonformista): negli anni passati tra amanti, per concordare quale sarebbe stato il ruolo nell’atto di uno o dell’altro, ci si rinominava “treno” o “stazione”. Il seguito lo lascio alla vostra immaginazione.

Ma a gran voce vi dico: prendiamo più sul serio Solange! …e la storia ci darà ragione.