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Jo Squillo – La Gabbia dell’Amore (2015)

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Jo Squillo

Capiamoci, sono assolutamente contrario alla violenza sulle donne ma quando vedo un appello di Saviano o uno spot con Michelle Hunziker per sensibilizzare sul tema mi immagino sempre un uomo iroso e pronto a far del male che ripensa allo status su Facebook della Mannoia, si calma di botto, da un bacio alla moglie e si mette a lavare i piatti.

È la piaga moderna di quei temi sacrosanti cavalcati a suon di hashtag dalle aziende che vogliono dimostrarsi progressiste e impegnate, pensate a quanto trambusto per una coppia gay che mangia un risotto, la Findus per qualche giorno è sembrata la Spagna di Zapatero; temi giusti sì, ma furbescamente sfruttati.
Ed ecco che anche la ribelle più ribelle della musica italiana cede alla tentazione del politically correct in cerca di una comparsata dalla Bignardi o di un trafiletto su Visto, la Jo Squillo che nel lontano ’81 vergava la più surreale canzone mai scritta sullo stupro, la geniale “Violentami”, ora se ne esce con un motivetto banale da gita a Ibiza in menopausa: “La Gabbia dell’Amore” (nuova sigla del programma “ModaMania”) è un pezzo dance-pop vagamente novantiano e decisamente dimenticabile, cantato e registrato talmente male che non avrebbe sfigurato vicino a quella terribile zarrata del pezzo di Nek all’ultimo Sanremo.
Il tema delle violenze è trattato con linguaggio degno del più inoffensivo pamphlet finanziato dalla regione che trovi al consultorio e in più di un punto si tocca lo zenith del luogo comune. Le vittime di certe vigliaccherie meriterebbero di meglio, o quanto meno un po’ di pace per le orecchie.
Il video poi è molto bello: l’effetto da cassettina della telecamera riscritta più e più volte dona un’allure hypnagogica che sarebbe bellissimo fosse voluta ma probabilmente è solo che l’operatore di TvModa che avrà girato il video non sa più dove comprare le miniDV ma chissene; Jo è ancora uno schianto, ha un vestito sberluccicante, dei tacchi condonati, un fondotinta ai principi attivi del cemento armato e balla come la più disperata delle spogliarelliste del PepeNero dimostrando che si può essere belle e desiderabili anche dopo i cinquanta, un altro luogo comune da trasformare in hashtag: #violentamisulmetrò.

 

Matteo Lanza

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3 COMMENTI

  1. 'Violentami sul metrò' non era un brano pro-stupro, ovviamente. Anzi era il contrario e si capisce palesemente dal testo.

  2. E timido dove la mettiamo caro anonimo delle 21:34?E quando al reality saliva sull'albero ad urlare che voleva l'uccello?No caro mio…Jo ha sempre avuto un punto di vista tutto suo sullo stupro…Forse non condivisibile ma certo eccentrico e originale

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