un natale italiano in islanda

La curiosa usanza natalizia islandese di reinterpretare canzoni pop italiane

Se siete mai stati in Islanda probabilmente avrete fatto un tuffo nella Laguna Blu, visitato le imponenti cascate Skógafoss e Dynjandi e ammirato la fiabesca laguna ghiacciata di Jökulsárlón con i suoi iceberg turchesi. Di certo avrete ascoltato anche la voce di Björgvin Halldórsson, semi-divinità della musica islandese e vero e proprio monumento nazionale. Una sorta di Elvis Presley norreno, prima pop star assoluta della terra del ghiaccio sul finire degli anni ’60 quando scatenò una sorta di beatlemania locale (o sarebbe meglio dire björgvinmania), nonché padrino della musica radiofonica islandese con ben 50 anni di carriera senza mai un calo di popolarità (e voi che pensavate che lassù suonassero solo post-rock, noisecore o musica elettronica sperimentale, e in effetti il figlio Krummi é il frontman dell’apprezzatissima band post-hardcore Mínus, mentre la figlia Svala è una popolare cantante elettro-pop-dance e nota fashion designer).

Il pacioso Björgvin (per gli amici Bo) è uno spirito curioso che ha voluto provarle un po’ tutte (sia per genuino interesse, sia per variare l’offerta per un mercato ristretto ad un paio di centinaia di migliaia di abitanti), come solista o cone band come Brimkló, Change, HLH Flokkurinn, Hljómar poco importa: rockabilly, gospel, hard rock, pop, country, jazz, musica per bambini e canzoni natalizie ovviamente. Anzi la tradizione delle canzoni natalizie in Islanda la dobbiamo proprio a lui. Non che in passato non ci fossero stati dischi dedicati alle celebrazioni del bambin Gesù, tra tutti l’album del 1964 Hátíð í bæ, divertente raccolta di carole natalizie in odor di rock’n’roll pubblicata da Haukur Morthens, una delle voci islandesi più celebri, ma nessuno prima di Björgvin riuscì a interpretare la musica di Natale per gli islandesi come fece lui.

Björgvin Halldórsson
Björgvin Halldórsson celebrato sulla copertina della rivista Reykjavík Grapevine del dicembre 2013

Il big bang risale al lontano, ma non troppo, 1987, quando arriva nei negozi di dischi ma soprattutto in tutte le radio islandesi l’album Jólagestir (Ospiti di Natale), un disco ideato come una carrellata di star della musica pop islandese diventato un classico della stagione festiva ai confini del circolo polare artico.

Babbo Natale, l’abete addobbato, la neve, la slitta e le renne a noi ispirano scenari nordici, ma in relatà il periodo natalizio islandese ha solide radici mediterranee. Tutto iniziò a metà anni ’80 quando Björgvin venne per la prima volta in vacanza in Italia e ne rimase folgorato: storia, arte, cibo, vino e… musica. Avendo avuto la possibilità non solo di ascoltare i successi che passavano in radio ma anche di godersi il Festival di Sanremo, accadde che per le orecchie del musicista islandese il bel canto di casa nostra gli ricordasse delle melodie natalizie: bastava aggiustarle leggermente con un arrangiamento a tema, cambiare i testi e voilà, il gioco era fatto.

Jólagestir 1987 coverVaneggiamenti di un folle in estasi mistica da spericolate dosi di carboidrati e merlot? Niente affatto (o probabilmente non solo). Anche se la tradizione melodica italiana era già arrivata in Islanda anni prima omaggiata da suoi predecessori come Savavr Gests, Óli Gaukur e Ellý Vilhjálms, Björgvin ebbe certamente l’intuizione giusta, colpito dal ritmo sillabico dell’italiano molto simile all’islandese, rendendo semplicissimo riadattare i brani alla lingua locale (non parlando islandese non possiamo confermarlo, ma ci fidiamo delle sue affermazioni in occasione dell’intervista alla rivista Reykjavík Grapevine pubblicata nel dicembre 2013).

Il successo del sopra citato album Jólagestir fu clamoroso, diventando un instant classic delle feste natalizie di Reykjavík e provincia, ma ancora piú clamoroso come i brani tutt’ora piú noti siano Svona eru jólin (Questo é Natale, meglio nota come Quanto ti amo dei Collage), Allt í einu (All’improvviso, cioé Serenata di Toto Cutugno), Þú og ég (Tu ed io, cover di Ci sarà di Al Bano e Romina Power) e soprattutto Fyrir jól (Prima di Natale, rivisitazione di Voulez-vous danser dei Ricchi e Poveri) duetto tra Björgvin Halldórsson e la figlioletta Svala di allora soli nove anni che raggiunse la prima posizione in classifica.

Quelle melodie sono ormai permeate nell’humus culturale locale, al punto che per un islandese immaginare un Natale senza quelle canzoni sarebbe come trascorrere le feste senza kæst skata (razza lasciata putrificare nella sabbia, tipica della viglia di Natale), laufabrauð (pane decorato e fritto), jólasveinar (13 piccoli orchi di Natale che lasciano piccoli doni nelle scarpe dei bambini dall’11 al 24 dicembre), Malt og Appelsín (un mix diabolico fatto con una soda dolce maltata e aranciata) e i mandarini (che nel mese di dicembre costituiscono almeno il 50% della dieta degli islandesi).

Svelato il facile trucchetto per il successo ecco che Björgvin Halldórsson non solo pubblicherà altri quattro album di Natale (tra l’altro tutti intitolati Jólagestir – nel 1989, 1995, 2007 e 2008, senza contare le diverse raccolte), ma produrrà praticamente tutte le altre canzoni natalizie in Islanda. Ecco quindi che Gunnar Ólason trasforma Gente di mare di Umberto Tozzi e Raf in Komdu um jólin (Vieni a Natale), Björgvin Halldórsson e Ruth Reginalds ripescano Chi voglio sei tu dei Ricchi e Poveri in Þú komst með jólin til mín (Tu mi hai portato il Natale) e la figlia d’arte Svala Björgvins sforna un’altra numero uno in classifica quando, ancora undicenne, ricanta Dopo la tempesta di Marcella Bella in Ég hlakka svo til (Non vedo l’ora), e nel 1995 reinterpreta anche Gente come noi di Spagna (che ha un ritornello indubbiamente piuttosto simile a Last Christmas degli Wham!) in Þú og ég og jól (Io e te e il Natale). La piú celebre di tutte è probabilmente Ef ég nenni (Se mi dà fastidio) cantata da Helgi Björns (da noi nota come Cosí celeste di Zucchero) eletta «canzone islandese di Natale più bella di tutti i tempi».

Attenzione, non si tratta di becere reinterpretazioni di vichinghi ubriaconi in salsa schlager, ma ottime cover di artigianato pop, più di una volta migliori degli originali se parliamo di calore e intensità (ad esempio Um jólin di Björgvin Halldórsson sotterra l’originale Cinque giorni di Michele Zarrillo). Non manca neppure l’onestà intellettuale degli interpreti che non hanno mai nascosto l’origine straniera delle canzoni e anche l’islandese medio lo sa bene, ma non gliene puó fegare di meno. Anche perché se sono diventati dei brani natalizi di successo buona parte del merito va anche data ai testi che devono aver risuonato nell’animo degli islandesi. Resta da capire se gli autori delle musiche percepiscono i diritti SIAE, ma questo è un altro problema.

Vista la portata del fenomeno e complice l’enorme popolarità dell’Eurofestival (oggi Eurovision) nelle nazioni scandinave ecco che qualcuno pensa bene di prendere d’assalto anche il repertorio internazionale, soprattutto quello dei “cugini” svedesi: Vetrarnótt (Notte d’inverno) di Friðrik Ómar è una rilettura di Stad i ljus, power ballad di Tommy Körberg, Stjarnan mín (La mia stella) di Védís Hervör è una cover di Se på mej di Jan Johansen, mentre Dansaðu vindur (Il vento danzante) di Eivør (artista originaria delle isole Fær Øer) non è altro che una reinterpretazione natalizia della splendida Den Vilda della band One More Time.

Un po’ li invidiamo ad avere un tradizione canora natalizia cosí forte e radicata, quantomeno non devono sorbirsi le costanti reinterpretazioni di Jingle Bells, Happy Xmas (War Is Over) e All I Want For Christmas Is You.

Buon Natale… anzi Gleðileg jól!

Un grazie a Leonardo Piccione per le dritte e se proprio non ne avete abbastanza abbiamo creato una gustosa playlist con tutte le reinterpretazioni islandesi di successi italiani per un Natale mai così italiano e mai così islandese.

Tracce:
01. Björgvin Halldórsson e Eyjólfur – Svona eru jólin (Quanto ti amo dei Collage) 1987
02. Pálmi Gunnarsson – Allt í einu (Serenata di Toto Cutugno), 1987
03. Halla Margrét e Eiríkur Hauksson – Þú og ég (Jólagjöfin mín í ár) (Ci sarà di Al Bano e Romina Power), 1987
04. Björgvin Halldórsson e Svala – Fyrir jól (Voulez-vous danser dei Ricchi e Poveri), 1987
05. Björgvin Halldórsson e Ruth Reginalds – Þú komst með Jólin til mín (Chi voglio sei tu dei Ricchi e Poveri), 1989
06. Svala – Ég hlakka svo til (Dopo la tempesta di Marcella Bella), 1989
07. Björgvin Halldórsson – Jól (Io, per le strade di quartiere di Franco Califano), 1989 – Natale
08. Ari Jónsson e Ruth Reginalds – Snjórinn Fellur (Emozioni di Toto Cutugno), 1989
09. Björgvin Halldórsson – Verði Ég Bara Heima Um Jólin (Era bella davvero di Drupi), 1989
10. Björgvin Halldórsson – Mamma (Le mamme di Toto Cutugno), 1989
11. Ari Jónsson e Ruth Reginalds – Manstu það? (Naserà Gesú dei Ricchi e Poveri), 1989
12. Björgvin Halldórsson e Sigrún Hjálmtýsdóttir – Samt Koma Jól (Amore così grande di Mario Del Monaco), 1989
13. Svala – Þú og ég og jól (Gente come noi di Spagna), 1995
14. Björgvin Halldórsson Sigga Beinteins – Þú Varst Mín Ósk (Vivo per lei di Andrea Bocelli e Giorgia), 1995
15. Helgi Björns – Ef ég nenni (Così celeste di Zucchero), 1995
16. Sigríður Beinteinsdóttir e Björgvin Halldórsson – Mín Bernskunnar Jól (I’ te vurria vasà, tradizionale), 1995
17. Björgvin Halldórsson – Um Jólin (Cinque giorni di Michele Zarrillo), 1995
18. Björgvin Halldórsson – Friðarjól (La luna che non c’è di Andrea Bocelli), 1995
19. Gunnar Ólason – Komdu um Jólin (Gente di mare di Umberto Tozzi e Raf), 2002
20. Stefán Hilmarsson e Jón Jónsson – Jólin (þau eru á hverju ári) (Soli di Adriano Celentano), 2014