lou monte dominick the donkey

Dominick The Donkey, l’asinello natalizio per i “paisà” emigrati in America

dominick the donkeySiamo abituati a vedere Babbo Natale come un gioviale ciccione buontempone dalla barba bianca, le guance rubiconde e il bizzarro vestito rosso. Un anziano generoso che delizia le notti di Natale dei bambini di tutto il mondo donando strenne di ogni tipo, trainate sulla sua slitta da una muta di simpatiche renne, di cui una dal naso rosso chiamata Rudolph. Ma che succede se, ai ghiacci del polo sostituiamo le impervie montagne italiane?

Lou Monte, al secolo Luigi Scaglione, è un cantante newyorkese del dopoguerra figlio di immigrati italiani che non gode della stessa celebrità dei coevi Frank SinatraDean Martin, ma che di sicuro ha regalato alla platea d’oltre oceano un buon numero di cazoni umoristiche e di costume giocando sulle sue radici italiane. Piccoli siparietti nazional-popolari apprezzati soprattutto dai “paisà” che con molta fatica e lontani dagli affetti familiari si ritagliavano un posto nella società americana.

Il suo tormentone del 1960 Dominick The Donkey (The Christmas Italian Donkey), scritto per lui da Sam Saltzberg, Wandra Merrell e Ray Allen (nato Raymond Albanese, cantautore italo-americano) sembra prendere spunto proprio dall’immaginario tradizionale della famiglia italiana di quegli anni tra il serio e il faceto, come un po’ tutto il suo repertorio.

Niente renne quindi, perché per affrontare le alture italiche molto più pratico avere con sè un allegro asinello chiamato Dominick (o semplicemente Dominic nella riedizione successiva). Dopo un incipit che ricorda incredibilmente la celebre Pasta e fasule song de La Leggenda di Al, John e Jack, la canzone si snoda in un susseguirsi di bizzarri aneddoti su Santa Claus in visita ai suoi “paisà” assieme al simpatico quadrupede, che si diverte a scodinzolare invitando le «cummares» e i «cumpares» a ballare la tarantella, festeggiando assieme l’arrivo del Santo Natale e i doni dell’allegro panzone. Tra questi non potevano mancare scarpe e vestiti dalle fogge alla moda, «made in Brook-a-lyn», che avrebbero fatto certamente impazzire i ragazzotti e le signorine di un qualsiasi villaggio dell’Appennino o della Sila di quei tempi.

Un quadretto immaginifico tipicamente italo-americano, al netto del classico mandolino e baffi neri ma anche piuttosto stereotipato: per rincarare la dose un richiamo forse più insidioso alla terra natia viene dai pettegolezzi che videro la canzone direttamente finanziata da alcuni membri delle celeberrime Five Families, il sindacato del clan mafiosi che imperversava nella New York di allora.

Che sia vero o meno, la canzone ha tuttavia una terribile caratteristica: quella di trivellare il cervello di chiunque l’ascolti, imprimendo su di esso il famoso «hi-ho-hi-ho» e l’appiccicoso «La, la, la, la, la, la, la, la, la» che vi troverete immediatamente a canticchiare dopo aver ascoltato il brano. Ironia della sorte, nonostante l’immediatezza della canzoncina Dominick The Donkey è sì entrata nel pantheon delle carole natalizie da filodiffusione nei centri commerciali americani, ma in Italia resta poco più che una bizzarra parodia.

Dominick the Donkey

Hey, chingedy ching, hee haw, hee haw
It’s Dominick, the donkey
Chingedy ching, hee haw, hee haw
The Italian Christmas donkey
La, la, la, la, la, la, la, la, la
La, la, la, la, la, la, ladioda

Santa’s got a little friend, his name is Dominick
The cutest little donkey, you never see him kick
When Santa visits his Paesans with Dominick he’ll be
Because the reindeer cannot climb the hills of Italy.

Hey, chingedy ching, hee haw, hee haw
It’s Dominick, the donkey
Chingedy ching, hee haw, hee haw
The Italian Christmas donkey
La, la, la, la, la, la, la, la, la
La, la, la, la, la, la, ladioda

Jingle bells around his feet and presents on the sled
Hey, look at the mayor’s derby on top of Dominick’s head
A pair of shoes for Louie and a dress for Josephine
The label on the inside says they’re made in Brooklyn.

Hey, Chingedy ching, hee haw, hee haw
It’s Dominick, the donkey
Chingedy ching, hee haw, hee haw
The Italian Christmas donkey
La, la, la, la, la, la, la, la, la
La, la, la, la, la, la, ladioda

Children sing and clap their hands and Dominick starts to dance
They talk Italian to him and he even understands
Cummares and cumpares do the dance a tarentell
When Santa Nicola comes to town and brings il ciucciariello.

Hey, chingedy ching, hee haw, hee haw
It’s Dominick, the donkey
Chingedy ching, hee haw, hee haw
The Italian Christmas donkey
La, la, la, la, la, la, la, la, la
La, la, la, la, la, la, ladioda

Hey Dominick, Boun Natale
Hee haw, hee haw, hee haw, hee haw, hee haw